Sappiamo davvero com’è andata?

L’omicidio, per il quale le indagini sono tutt’ora in corso, è fonte di dibattito: semplice coincidenza, teoria del complotto o omicidio con mandante?

La scena rap/trap internazionale è stata scossa nella mattinata del 18 giugno 2018 da una scioccante notizia: Jahseh Dwayne Ricardo Onfroy, meglio noto con il suo nome d’arte XXXTentacion, è stato ucciso, a soli vent’anni, durante una rapina mentre si trovava a bordo della sua automobile a Deerfield Beach, in Florida. Trasportato d’urgenza in ospedale, Onfroy è stato dichiarato morto dai medici legali dopo poche ore.

La notizia ha, ovviamente, fatto il giro del web in pochissimo tempo e con essa le inevitabili speculazioni che, nella giungla delle fake-news, hanno trasformato questa tragedia in una caccia alla volpe tinta di gossip: la morte di questo ragazzo (perché si, Onfroy era ancora un ragazzo) è diventata un vero mistero, al centro delle più strane idee e opinioni, che vanno dall’accusa a Drake, famoso rapper e produttore, alle teorie complottistiche, passando per il Ku Klux Klan.

Onfroy ha iniziato la sua carriera artistica sulla piattaforma SoundCloud nel 2014 per poi accrescere in maniera esponenziale il numero dei suoi fan. È ricordato per essere stato un artista controverso e decisamente particolare per atteggiamenti e contenuti dei suoi testi: non mancano nei suoi brani riferimenti alla morte e ad un profondo disagio e malessere interiore, temi che fanno coppia perfettamente con la tipologia di basi da lui utilizzate, spesso distorte e dai bassi forti, quasi a voler perforare le orecchie di chi lo ascolta per renderlo partecipe del suo dolore. I titoli delle sue canzoni rispecchiano uno stato spesso confusionale dei suoi pensieri, non deve sorprendere quindi trovare nelle sue playlist pezzi come “sad!”“king of the dead”“alone”, ma anche altri meno profondi ma allo stesso tempo prepotenti, è il caso di “look at me!”“i don’t even speak spanish lol”. Che la mente di Onfroy fosse casa di pensieri contorti lo si realizza sfogliando i suoi testi, uno su tutti il singolo “bad” nel quale il cantante si rivela essere dipendente da un profondo dolore interiore, anche se ciò lo rende instabile <<I might be insane, yeah / But I love this pain, yeah / Feel it in the brain, yeah>>.

Diventare famoso appena diciottenne ti trascina in un mondo nuovo, ricco di opportunità ma allo stesso tempo pieno di rischi. Di carattere difficile, sono numerosi nella vita di XXXTentacion gli episodi di violenza: ex-galeotto (nel 2014 venne accusato di rapina a mano armata e arrestato), Onfroy era spesso incline allo scontro, verbale e fisico, nei confronti di altri rappers, come risulta dal pestaggio subito, probabilmente, dai Migos (gruppo trap della Georgia) nel 2017 mentre si trovava nella suite di un albergo, o le continue e reciproche accuse di dissing tra lui e Drake.

Proprio il nome di Drake è iniziato a circolare come possibile mandante dell’esecuzione: risulta infatti un vecchio post di Onfroy nel quale egli scrisse “Se un giorno verrò ucciso sarà colpa di Drake”, ipotesi comunque non presa in considerazione dalle autorità giudiziarie. Un’altra possibile teoria lo vede legato al KKK, dal quale aveva ricevuto minacce, o addirittura alle famose “teorie del complotto”, che reputano Onfroy ennesima vittima della lobby degli Illuminati.
Ma forse la più assurda speculazione riguarda una possibile scelta di marketing dell’entourage di Onfroy stesso: fingere la morte del cantante in modo tale da dare risalto all’album in uscita. Un’agghiacciante trovata pubblicitaria, dato che anche il titolo “No Pulse” (letteralmente “senza polso”) sembrerebbe indicare un oggetto, o una persona, priva di vita. Un ulteriore fatto a favore di questa triste tesi è il rapporto particolare di Onfroy con il tema della morte: nel videoclip della canzone “sad!” il rapper assiste al suo stesso funerale.

Mentre l’album postumo riscuote un enorme successo su piattaforme musicali come Spotify, la polizia di Deerfield Beach ha dichiarato di aver arrestato l’esecutore dell’omicidio, il quale, attratto dall’automobile e altri oggetti di lusso del rapper, ha prima tentato di rapinarlo con l’aiuto di un complice salvo poi aprire il fuoco e fuggire via con un piccolo bottino.

Le ragioni della rapina e del successivo omicidio vanno cercate in quella che è l’America del 2018, sempre più povera e dalle periferie degradate, dove l’ignoranza fa sì che un ragazzo di vent’anni venga ucciso e lasciato lì, a morire nella sua stessa auto, nell’indifferenza generale ma soprattutto politica. Perché di persone come Onfroy ne muoiono a centinaia ogni giorno nelle grigie e pericolose strade statunitensi, ma loro non fanno notizia solo perché non hanno milioni di followers sui social o il giusto numero di visualizzazioni su Youtube.