Non serve avere una “lista dei mai” per evitare i pericoli; ora è tempo di pianificare ogni istante della nostra vita facendo meticolosi elenchi di “cose da non fare assolutamente oggi” per poterle fare domani. 

Quello che stiamo tentando di aggirare sembrerebbe una paurosa malìa da cui risulta impossibile non farsi contagiare, ma non esiste pericolo più grande di quello che la realtà può tessere.

Siamo preda di un pericolo invisibile che sta mettendo in ginocchio un paese e l’Italia ha dovuto responsabilizzarsi in poco più di una settimana.

Stanno cadendo i ruoli, gerarchie, posizioni, non esistono zone franche, non esistono più zone al sole e zone in ombra, siamo tutti consegnati a un destino che ci pone davanti alla consapevolezza di essere tutti uguali. 

Non dovremmo certo contare su esperienze simili a questa per assumere questa felice coscienza, eppure, nella difficoltà, ci siamo riscoperti figli di una matrice unica; e allora, a Giorgino è concesso commuoversi mentre conduce il telegiornale; ai potenti della terra è intimato fermarsi; Tom Hanks è umano e può ammalarsi. 

Ci hanno chiesto di mettere la nostra vita in pausa, di sacrificare i progetti di un mese, di ridisegnare i nostri rapporti con amici, parenti e conoscenti.

Come spesso accade, noi italiani siamo andati a scomodare il nostro spirito latino dell’equilibrio e, senza troppo indugiare, abbiamo messo sottochiave i nostri piccoli e grandi luoghi del cuore.

Prima di avere bene chiaro il quadro generale della situazione, abbiamo fatto esperienza dei primi crimini di un effetto domino che potrebbe farci scivolare e svanire. C’è anche chi ancora non ha percepito quale peso potrebbe avere la propria sordità al richiamo d’aiuto e crede che queste imposizioni siano una mostruosa mortificazione.

Semplicemente, abbiamo bisogno di grandi slanci di umanità per poterci dare la possibilità di rimanere integri. Dobbiamo ricorrere al nostro personale “scaffale di cose inutili” per ritrovare senso nella nostra pratica domestica, troppo spesso dimenticata. Le nostre giornate non dovranno essere sprecate, dobbiamo ricorrere a una “sovrabbondanza incontenibile è vertiginosa di vitalità“.

È vero, mancheranno le affollate domeniche a casa dei Nonni; mancherà vedersi la sera al bar con gli amici e darsi appuntamento per l’indomani; mancherà andare via per il piacere di tornare; dispiacerà dover declinare un appuntamento; mancherà lavorare e farsi carico di responsabilità, ma nessuno ci sta togliendo la libertà, ricordatevelo, ci hanno chiesto qualche giorno per regalarcene tanta ancora. Soprattutto, da autodidatti, stiamo ripassando una verità fondamentale: nessuno si salva da solo. 

Questi momenti ci stanno sorridendo, ci stanno insegnando a custodire la roba altrui con più cura e ad essere sempre meno riottosi. 

Stiamo aiutando l’Italia a mantenere un alto profilo, come non accadeva da un po’, e questa nostra condotta ci somiglia tanto; siamo persone che, a dispetto di quanto si dica, sanno cosa significa essere connessi, altruisti e generosi.

Niente è stato espresso per esagerazione, semplicemente si vuole dare una chiave di lettura a quanto sta accadendo; ognuno può leggere la realtà con il filtro che più preferisce: c’è chi può credere che questa sia una terribile eredità, il peso di una condanna che si proietta sulla catena delle generazioni. Io credo di non riuscire a interpretare al meglio la natura di questo ostacolo, ma so che stiamo cambiando pelle, che una volta fuori dal pericolo avremo nuove priorità e una nuova scala di valori. 

Il 2 agosto 1847 lo statista K. Von Metternich scrisse: “L’Italia è un’ espressione geografica”. Un anno dopo, la frase fu ripresa e riformulata in senso dispregiativo “l’Italia non è che un’ espressione geografica”,  una considerazione valida, forse, fino a qualche mese fa e finalmente sconfessata.

Nella disperazione possiamo finalmente godere di un’unione nuova e spontanea, che nell’ attesa di tempi migliori ci porta a cantare sui balconi, tetti e terrazzi di casa nostra, tutti insieme, affinché non si consumi quest’armonia una volta passato il tempo di questa disonesta storia.