Scoprire nuove realtà musicali è sempre piacevole, sopratutto se a consigliarne l’ascolto è un’amica che non vedi né senti da tempo. I Moolan sono ragazzi di Chieti, e li ho intervistati un torrido pomeriggio d’agosto: Cesare, Michele, Claudio, Marinella e Francesco, ragazzi motivati, che inseguono il loro sogno musicale a qualunque costo, persone trasparenti e interessanti, come la musica che fanno.

 

Talento, dedizione e un tantino di sperimentazione che non guasta mai.

 

#Underdogs presenta i MOOLAN

 

 – Prima della musica, prima dei testi, chi sono i Moolan?

 

Cesare: Mi chiamo Cesare Blasioli, ho 23 anni e sono laurendo in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche a Chieti, sono il batterista del gruppo.

 

Michele: Michele D’Arcangelo, 24 anni, lavoro in un ristorante.

 

Claudio: Sono Claudio Consorte, sono l’anziano del gruppo dall’alto dei miei 31 anni, sto per aprire un’enoteca, sono il bassista.

 

Francesco: Francesco Caldaronello, sono un fonico e produttore, fresco trentenne e tastierista della band.

 

Marinella: Sono la cantante, mi chiamo Marinella Iezzi, vivo e lavoro a Rotterdam.

 

Moolan è un nome davvero particolare, da dove nasce?

 

Michele: tra ispirazione dalla principessa cinese Mulan, la doppia O è un riferimento alla luna. Il nome te lo fa anche la fan-base, puoi anche avere un nome bellissimo, ma devi saper suonare.

 

Cesare: è stato difficile trovare un nome, ma appena uscito ci siamo trovati tutti d’accordo, è anche rappresentazione della forza della nostra cantante, circondata da uomini. Con la giusta diffusione anche un nome pessimo riesce a colpire.

 

Come è nata la vostra passione per la musica?

 

Cesare: Mia madre è insegnante in una scuola, e sentendo alcuni ragazzi suonare sono rimasto estasiato dal suono dello strumento. Organizzarono corsi pomeridiani per studenti e iniziai a suonare la batteria, più per caso che per scelta, ma il mio maestro è stato fondamentale per la mia formazione.

 

Michele: Ho iniziato durante la scuola media a suonare la chitarra, ma non avevo molta voglia. Ad un saggio ho ripreso a guardare lo strumento con un certo interesse, e anche grazie alla musica ho conosciuto Cesare.

 

Francesco: Ho iniziato a suonare per gioco intorno ai dieci anni. Crescendo è diventata una necessità, suonando riuscivo a comunicare in modo non convenzionale, mi sentivo bene e empatizzavo con chi avevo avevo accanto.

 

Claudio: Avevo circa quindici anni, impossibilitato a suonare la batteria per il rumore, ho provato con la chitarra ma non ha funzionato. Suonare per me è vivere, e con il basso mi sento felice.

 

Marinella: Ho iniziato a cantare da piccola, ma iniziando gli studi al conservatorio è diventato sempre più parte di me, quando canto esce fuori la vera me, sto facendo quello che amo e che volevo fare sin da bambina.

 

Quali sono stati gli artisti che vi hanno maggiormente influenzato? Cosa non può mancare nelle vostre playlist?

 

Marinella: le mie influenze variano dal jazz allíelettronica alla musica mainstream. Tra gli artisti che mi hanno segnato cito Björk, Kimbra, Sia e Bruno Mars-

 

Claudio: amo il metal, líalternative rock, in un certo senso il rock in tutte le sue sfaccettature, ma non disdegno la musica elettronica, tantomeno líopera.

 

Francesco: le influenze sono tantissime e tutte fondamentali, in rilevanza rispetto ai Moolan ti cito Massive Attack, A Perfect Circle e Nine Inch Nails.

 

Cesare: ambient, alternative, post-rock, sonorità cupe e ricercate. Spesso ascolto musica straniera, ultimamente mi sono buttato sul rap per curiosità, apprezzo molto la scena italiana, Salmo ad esempio (a tutti piace salmo ndr.) Dei pochi artisti italiani che ascolto adoro i Verdena.

 

Michele: io e Cesare abbiamo gli stessi gusti. Tra i miei artisti preferiti ci sono Cosmo, Tweny-One Pilots e Subsonica, ma prevalentemente ascolto musica non italiana.

 

Chi sono i Moolan? Come è nato questo progetto? E che musica fate?

 

Michele: tornati dallo Sziget Festival del 2016, esperienza che ci ha fatto conoscere un mondo pazzesco di musica e persone, ci Ë venuto in mente di buttarci in questíesperienza. Abbiamo iniziato io, Cesare e un nostro amico in trio, ma poi abbiamo abbandonato il progetto nonostante fosse stato divertente. Da lì abbiamo iniziato a sperimentare e sono nati i Moolan

 

Cesare: abbiamo scelto una strada rischiosa ma che ci rende diversi, originali e ci da la possibilità di esprimerci totalmente. Anche grazie agli altri ragazzi, talentuosi e pronti sin dall’inizio, abbiamo scritto insieme gli inediti del prossimo EP. La nostra è musica ambient, sperimentale, un genere che in Italia è ancora di nicchia, ma all’estero va fortissimo.

 

Vi va di parlarmi dei vostri singoli?

 

Michele: testi e musica viaggiano sulla stessa onda. Don’t Take My Love for Granted è la storia di una relazione tra due persone, non una coppia, ma due anime. Il secondo singolo, Jaguar, è pura resilienza. Due anni di lavoro e sperimentazione hanno dato i propri frutti.

 

Cesare: nella composizione qualcosa di magico a volte nasce per caso, non abbiamo pressioni, quindi i nostri singoli sono liberi e sperimentali, come la nostra musica, d’altronde è tutta farina del nostro sacco, anche il lavoro di scarto è stato molto pesante.

 

Marinella: sono due brani diversi, entrambi legati ad esperienze di vita. Il tema di Don’t Take My Love for Gantred è la comunicazione, in ottica negativa, più le persone sono vicine meno le ascoltiamo, con l’arroganza di pensare di conoscerle a sufficenza. Jaguar invece descrive il cuore della nostra insicurezza e delle nostre paure che diventa un giaguaro, una bestia feroce che ci divora se non l’affrontiamo, solo capendo che è parte di noi stesso riusciamo ad accettarla, anche le sfumature più negative di noi stessi può influire positivamenti sulla nostra vita.

 

La scelta di cantare in inglese mi incuriosisce, posso chiedervi il motivo?

 

Cesare: cantare in italiano in un certo senso è un limite. Siamo entrati in questa scena, e in Italia si sta diffondendo, siamo i primi in questo, anche se ovviamente sarà meno facile.

 

Michele: ascoltando musica straniera mi è difficile scrivere in italiano, la stessa Marinella è concorde». difficile, in Italia se sei forte è facile sfondare, forse ci limita un po’, ma è cosi che ci piace.

 

L’ascoltatore capisce la vostra musica e la apprezza totalmente? Avete già una fan-base

 

Michele: si, specialmente sui social, ma è difficile creare una fan-base di questo genere, ci vorrà tempo. Da ciò che ho notato chi ci ascolta per la prima volta rimane affascinato, ma non tutti iniziano a seguirci e supportare il nostro lavoro, ma è fondamentale rimanere coerenti nel nostro linguaggio e continuare a lavorare, produrre, diffondere musica.

 

Cesare: veniamo apprezzati dai musicisti, specialmente locali. Anche se rimanendo fedeli al nostro stile le cose non possono che migliorare. Ciò che deve emergere dai brani è che non siamo solo questo e che siamo capaci di spaziare tra generi diversi, ma il filo conduttore è sempre lo stesso.

 

C’è un EP in lavorazione o sbaglio?

 

Cesare: stiamo lavorando ad alcuni singoli, e poi arriverà un EP che li racchiuderà, anche perché si sta creando un certo hype per i singoli.

 

Michele: il nostro intento era fare due singoli e poi rilasciare un EP, ma poi abbiamo capito che la scena ambiente meglio rilasciare singoli su singoli piuttosto che un disco.

 

Da qui a cinque anni dove arriveranno i Moolan?

 

Michele: cresceranno sicuramente, vogliamo organizzare una serie di live, anche perché è passato del tempo dall’ultimo dell’Arezzo Wave, un contest per gruppi emergenti dove abbiamo fatto uníottima figura. Più visibilità localmente e non, la chiave è la costanza.

 

Cesare: vogliamo espanderci, diffondere la nostra musica e creare connessioni con altre persone, anche fuori le mura abruzzesi.

 

Sono più importanti i numeri o il rimanere sempre indipendenti?

 

Cesare: la risposta è nel mezzo, se fai musica solo per te stesso o una nicchia di ascoltatori ti convinci di una bugia, nessuno vuole rimanere racchiuso in una bolla di fan, è autoesclusione e sei destinato a morire. Non vogliamo né venderci né morire, la scena ambient è in crescita e non passa inosservata, ma in Italia non siamo ancora pronti.

 

Michele: abbiamo accarezzato l’idea di un potenziale talent, ma il gruppo stesso si è diviso in merito alla decisione, tra chi era favorevole e chi non voleva diventare una pedina. Se dovessimo rimanere noi stessi gli unici fan della band, beh li inizieremo a farci qualche domanda.

 

Vi lascio con una piccola provocazione. Il pubblico di Redazione Idee non vi conosce, perché dovrebbe ascoltarvi?

 

Michele: c’è un’ampia cura del suono, quasi maniacale, abbiamo tenuto nei nostri brani anche parti che potenzialmente potevano non piacere perché noi siamo così, giovani e con le idee chiare e poi abbiamo una cantante dalla voce pazzesca.

 

Cesare:  musica sincera, senza censure né compromessi, l’ascoltatore quando riproduce i nostri brani entra in contatti con ragazzi sinceri e trasparenti, che fanno musica per passione e vogliono condividere il loro linguaggio e la loro storia nel modo più raffinato possibile.

Intervistare i Moolan è stato interessante e, personalmente, ha aperto le porte di un universo musicale a me ignoto, dalle loro parole cariche di sogni e sacrifici si percepisce la volontà di voler dire la loro, curando al massimo ogni minimo dettaglio. La calma di Cesare ti mette a tuo agio, l’energia di Michele è rara e preziosa, la chimica che unisce i componenti della band li rende unici e particolari, sicuramente degni di un ascolto approfondito che magari non risulterà facile dal primo momento, ma che trasporta l’ascoltatore in un variegata atmosfera da cui non si vuole uscire.
Moolan ladies and gentlemen, giù il cappello.

Per ascoltarli:

Spotify

Don’t Take My Love for Granted

Jaguar