Il 6 aprile del 2009 alle ore 3:32 a L’Aquila, il tempo si fermò. Una scossa di 5.9 gradi sulla scala Richter, risvegliò e distrusse i sogni di migliaia di persone. Quella notte, vennero spezzate le speranze e il futuro di una comunità intera, troppo spesso abituata a sopportare tali catastrofi naturali. 

Di fatti, il territorio della Conca aquilana, è soggetto a eventi tellurici di media portata, e nel corso di una periodicità di 300 anni a grandi eventi sismici. Tra i più noti si ricordano i terremoti del 1461 e quello del 1703 ribattezzato “Grande terremoto”. La scossa del 6 aprile, è stata preceduta da quello che in linguaggio tecnico viene definito “sciame sismico”, ovvero un insieme di scosse di assestamento di lieve entità. Lo sciame si è aperto con una scossa nel dicembre del 2008, ripresa con una scossa a gennaio, per poi giungere alla grande scossa d’aprile. L’epicentro della scossa è stato registrato nei pressi di Roio, frazione del comune dell’Aquila.  

Il numero definitivo delle vittime ammonta a 309, circa 1600 feriti e più di 80000 sfollati. Particolarmente toccante è la storia di Giovanna Berardini che il 7 aprile avrebbe dovuto dare alla luce sua figlia. Assieme al marito e al figlio, è rimasta tra le macerie della sua casa in via Fortebraccio a L’Aquila. Tra le vittime figurano anche molti studenti e studentesse, residenti nel capoluogo abruzzese per studiare e realizzare i propri obiettivi. L’intera Casa dello Studente crollò all’istante. Tra i feriti, diversi vennero recuperati e soccorsi anche parecchie ore dopo i crolli, come la studentessa Marta Valente, di 24 anni estratta dopo 23 ore, Eleonora Calesini di 21 anni estratta dopo 42 ore e Maria D’Antuono di anni 98 trovata viva dopo 30 ore dal sisma. Molti i paesi completamente distrutti come Onna, Fossa e Paganica, tutti in provincia dell’Aquila. La scossa è stata avvertita in gran parte del centro Italia, dal Lazio alle Marche, giungendo anche fino a Napoli. Sin da subito, la Protezione Civile, si è adoperata per l’allestimento delle tendopoli in grado di ospitare gli sfollati, riuscendo a contenere in un primo momento l’emergenza abitativa.

L’indomani del sisma a L’Aquila si presentarono il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il Governatore della Regione Abruzzo Gianni Chiodi e il Capo della Protezione Civile, nonché Commissario per l’Emergenza, Guido Bertolaso. Vennero dispiegati tutti i mezzi di soccorso disponibili, aerei e terrestri, forze di Polizia, Vigili del Fuoco ed Esercito. 

Il Governo Berlusconi, nella Pasqua del 2009 vara il cosiddetto Decreto Abruzzo per fronteggiare l’emergenza. In esso vengo sospese le imposte per la popolazione colpita dal sisma, e stanziati in un primo momento 70 milioni di euro per gli aiuti immediati. Il 28 aprile del 2009 il Decreto-Legge “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile”, stanzia ulteriori 14,767 miliardi di euro per la ricostruzione prevista in dieci anni. 

Tristemente noti sono gli episodi di sciacallaggio, anche mediatico, in particolare si ricorda la giornalista del TG1 Susanna Petruni, la quale nell’edizione del telegiornale del 7 aprile, vantò l’altissimo share di ascolti ottenuto il 6 aprile. 

Numerose sono le controversie scaturite a seguito del sisma. Come le dichiarazioni del tecnico dell’Istituto Nazionale di Astrofisica Gianpaolo Giuliani, il quale riteneva di poter prevedere gli eventi tellurici in base alla concentrazione di radeon nell’aria, e che nei giorni precedenti il 6 aprile aveva previsto un terremoto di grande portata nella conca aquilana. Secondo i racconti di Giuliani, che nel frattempo aveva ricevuto un avviso di garanzia a seguito della denuncia del sindaco di Sulmona per procurato allarme, la notte tra il 5 e il 6 aprile avrebbe atteso fuori dalla propria abitazione l’imminente grande scossa.

La Protezione Civile, preoccupata dall’intensificarsi dello sciame, convoca per il giorno 31 marzo la Commissione Grandi Rischi a cui presenziano anche diversi vertici dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) e dichiara la non pericolosità dello sciame. Inoltre, afferma come nell’evenienza di una scossa considerevole non vi sarebbe stato alcun danno a persone o cose. Si scoprì in seguito come il verbale della riunione non fu redatto e firmato il giorno stesso, ma solo ad evento avvenuto, ragion per cui la Procura dell’Aquila ha iscritto la Commissione Grandi Rischi nel registro degli indagati. Il 20 novembre 2015 la Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Appello del 10 novembre 2014, comminando all’allora vicecapo della Protezione Civile Bernardo De Berardinis 2 anni di reclusione per omicidio colposo.

Circa le cause dei crolli, la Procura dell’Aquila, nella persona del Procuratore capo Alfredo Rossini ha aperto un’inchiesta giudiziaria contro ignoti per omicidio e disastro colposo. Tra le diverse cause, l’impiego di materiali da costruzione non conformi agli standard di legge in materia antisismica, come l’utilizzo di cemento non armato o sabbia marina. 

Anche la questione dell’emergenza abitativa finì per occupare le pagine dei giornali. Il rischio che maggiormente si temeva era la concreta possibilità di infiltrazioni mafiose negli appalti per la ricostruzione.

Il giornalista Luca Spinelli affermava come l’Abruzzo fosse da tempo centro di snodo per lo smistamento dei rifiuti, e come la presenza malavitosa non fosse nuova, specie nella Marsica. Per scongiurare eventuali tentativi di infiltrazione, la Direzione Nazionale Antimafia nella persona del procuratore Grasso, costituisce un pool per vigilare sugli appalti. 

Parecchio scalpore e indignazione generale provocarono le intercettazioni degli imprenditori Piscicelli e Gagliardi i quali affermarono di “Ridere ciascuno nel proprio letto” la notte del terremoto immaginando l’incarico nei successivi lavori per la ricostruzione.  

L’Aquila e gli aquilani, non hanno dimostrato un singolo giorno di cedere il passo alla disperazione. Come la squadra di rugby, che anche sotto il peso della sconfitta imminente e del fango, non si piega ma avanza infaticabile per siglare la meta. Come la Ginestra di Leopardi che sulle pendici del vulcano non china la testa con gesto misero, né la alza con forsennato orgoglio, ma resta dinnanzi al suo destino pronta per l’imminente futuro. E il futuro può essere colorato se si pensa ai tanti bambini accorsi alla riapertura della Chiesa di Santa Maria del Suffragio il 6 dicembre scorso. Gli stessi bambini che all’indomani del 6 aprile pensavano:

Passerà anche questa stazione senza far male.

Passerà questa pioggia sottile come passa il dolore.”

In ricordo delle 309 vittime.