Un ritorno fortemente atteso. Una conferma se non addirittura un upgrade…

In onda su SkyAtlantic, scritta, prodotta e diretta da Paolo Sorrentino, la serie televisiva è il seguito diretto di The Young Pope.

Si può dire, la serie dei contrasti.

Tra bizzarro e serio, tra sacro e profano, tra alto e basso. Tra ridicolo e austero. Tra spirituale e materiale. Tra Dio e uomo. Tra poetico e becero. Tra intellettuale e popolare. Tra pop e classico. Tra forza e fragilità. Tra privilegio e povertà. Tra umiltà e arroganza. Tra potere e impotenza. Tra prepotenza e sottomissione. Tra horror e romanticismo. Tra radicale e moderato.

Contrasti, ma non sempre tra opposti.

Lenny Belardo-Pio XIII (Jude Law) è in coma stabilmente e il suo immediato successore non passerà certo alla storia. Il Nuovo Papa, che arriverà inaspettatamente ad essere il terzo in pochi mesi (John Malkovich) è un vero artista. Un uomo di grande cultura, un uomo debole e forte, semplice e sofisticato. Un moderatore moderato, ma molto brillante e che non manca di ispirazione e autocritica. Cosa che il segretario Voiello (Silvio Orlando) e la sua cerchia di potenti cardinali strateghi  potrebbero aver ben compreso e tuttavia sottovalutato…

Sorrentino sembra tornato alla carica, più aggressivo, più ironico e più cinico. Ma anche più romantico ed esistenzialista. La sua vanità di intellettuale non può che continuare a venir fuori, come da sempre e in particolare nei lavori successivi a Il Divo. Ma con stile e una ritrovata profondità. La sua ossessione per l’estetica perfetta e profondamente asettica e inquietante, ma incredibilmente carica di forza simbolica e propedeuticamente patemica, viene fuori con la descrizione della sensibilità artistica intrinseca del cardinale e poi papa Brannox. Ma con meno vuotezza e fiacca e più incisività, più credibilità, più immediatezza e naturalezza; più facilità nel lasciarsi cogliere.

La regia resta perfetta. Le immagini sempre sofisticate, sempre dei quadri con composizioni che citano un po’tutti i periodi artistici del passato. L’arpa e la figura (soprattutto negli abiti) del papa sono barocchi, ma messi in scena in modo rinascimentale. O espressionista e impressionista insieme. Con qualche tocco di gotico nel descrivere i giorni di consultazioni nella residenza in Inghilterra.

La camera è quasi sempre rigorosamente immobile e in prospettiva kubrickiana, con più invadenza nel mostrare i rapporti di potere decentrandosi verso l’alto o verso il basso. In più ci sono carrellate panoramiche di 360 gradi (con più) giri intorno a situazioni particolari, degne di uno sguardo più caotico a volte, più scrupoloso e attento in altre (anche a seconda della velocità e della messa in scena, della composizione, della posizione dei personaggi).

L’immagine dissacrante e a tratti blasfema riesce a toccare tutte le corde del problema di conciliazione fra  questioni reali, di uomini reali, compresi (soprattutto) quelli di chiesa, e dogmi religiosi, etica, morale. L’unico modo per sbattere in faccia la realtà nella sua complessità è questo. Usare l’ironia, un po’di cattiveria e un po’ di contrasto. Ma cercando di andare a fondo, di scovare qualche segreto sull’esistenza, di svelare il mistero della fede e della vita anche solo in piccoli dettagli. Anche solo nell’accostare un miracolo ad un’oscenità. Sfruttando l’indole di un personaggio ancora una volta puro e onesto.

Ma diverso da Jude Law.

L’unica cosa che hanno in comune i due è la straordinaria commistione di peccato e candore da immacolato, che li rende incredibilmente onesti e dunque vicini alla soluzione, alla verità, alla salvezza. Una contraddizione totale, che si riflette sulla politica ecclesiastica, sulla linea da dettare e sulle credenze da sposare.

Un esempio di dilemma mostrato nella serie è la convivenza tra libero arbitrio e provvidenza, da sempre (almeno per me) indecifrabile ma interessante.

Altro tratto caratteristico è ancora una volta l’accento sulla figura femminile, come ispiratrice, regolatrice, paladina o corruttrice. Come essenza dello spirituale, ma anche dell’istinto più basso. Come musa e come manipolatrice. Come bontà illuminante e al contempo subdola oscurità. In questo fondamentali due interpretazioni fin qui eccellenti e persuasive di Ludivine Sagnier e Cécile de France.

Queste prime puntate sono bastate già per molti spunti di riflessione, ma la trama e nuove sorprese sono tutte da scovare…