Lunedì 11 febbraio, a Pescara, si è consumata l’ennesima aggressione ai danni di una troupe di giornalisti.

L’inviato del programma “Popolo Sovrano” Daniele Piervincenzi, assieme al film-maker Sirio Timossi e al collega David Chierchini sono stati aggrediti all’interno della piazza sormontata dal famigerato Ferro di Cavallo, denominato così per via della sua forma, nel quartiere Rancitelli tristemente noto per la sua densità criminale. Il quartiere in questione rappresenta la più grande piazza di spaccio d’Abruzzo e una delle maggiori in Italia. Chiedendo a un pescarese cosa pensa di Rancitelli, sarà difficile sentire una recensione positiva o addirittura un elogio. Gli abitanti della città sanno bene quali sono i rischi connessi a quel quartiere.

Rancitelli, si pone nell’ambito della ricostruzione urbana degli anni ’70, dove la crescente immigrazione, ha portato alla costruzione di stabili adibiti all’edilizia popolare. Ciò ha fatto sì, che nel quartiere si raggruppassero: operai industriali, Rom abruzzesi, e i tossicodipendenti di qualsiasi estrazione sociale. Di fatti la costruzione di Rancitelli coincide col periodo di massimo abuso dell’eroina e della cocaina.

L’evasione scolastica è elevata e risulta difficile stimare il numero di persone che campano di espedienti e furti. Davvero poche sono le scappatoie sociali. I derelitti, i quali hanno voglia di emergere nel mondo della legalità, a fatica riescono a trovare un lavoro dignitoso, e nel caso ci riuscissero devono il loro successo all’appoggio di una famiglia potente. Le Istituzioni sono assenti, e qui riesce ad avere gran voce la criminalità che genera un vero e proprio contro-stato, in grado di sopperire alle esigenze della popolazione.

Le fabbriche licenziano e la malavita assume. Questo è il paradigma che ha reso Rancitelli il ghetto di una Pescara in costante crescita a livello nazionale, la quale però non ha saputo contrastare il dilagante fenomeno della criminalità organizzata. Tutti sanno e riconoscono che ci si trova dinanzi a società criminali non meno pericolose della Camorra o della Mafia, eppure le Istituzioni non hanno mai trattato la problematica con la dovuta fermezza. 

In questo contesto Daniele Piervincenzi, assieme alla sua troupe, ha voluto focalizzare la propria indagine giornalistica. Rancitelli, come gli altri ghetti in giro per l’Italia, si mostra chiusa e ostile alle telecamere.

Come spiegherà lo stesso Piervincenzi, l’ostilità si accentua se quelle telecamere recano il logo RAI, in quanto azienda di proprietà statale e quindi direttamente riconducibile ad esso. Gli abitanti del quartiere, provano un sentimento di insofferenza nei confronti dello Stato, poiché è a causa della sua assenza se l’abitato si trova nelle mani della criminalità. Risulta molto complesso, se non impossibile, intervistare i residenti, sia per il motivo già spiegato sia per la connivenza o paura nei confronti delle bande criminali. Le famiglie con in pugno le piazze di spaccio, totalizzano il territorio, non solo in termini economici, ma anche sociali, politici e urbanistici (non è raro trovare a poca distanza dai blocchi di cemento delle ville decorate con statue di marmo). Da notare come il mestiere del giornalista stia diventando sempre più rischioso. Lo stesso Piervincenzi venne aggredito ad Ostia da Roberto Spada, esponente della più potente famiglia criminale del litorale romano. In un periodo storico in cui il giornalismo tende ad allontanarsi dalla realtà, Piervincenzi ricorda che per capire certi luoghi e modi d’essere bisogna averne un’esperienza diretta. Così come è stato fatto anche nel caso della Ex Penicilina sulla Tiburtina a Roma, dove lo stesso Piervincenzi ha addirittura cenato con un residente. Complice di questa chiusura a tutto ciò che vi è di estraneo al quartiere è sicuramente lo scarso alfabetismo dei più giovani, i quali sempre più spesso lasciano la scuola in età assai prematura. A ciò segue una regressione culturale come non si vedeva da tempo. I giovani, rispetto ai loro genitori, hanno a disposizione strumenti culturali notevoli che però mal si adattano alle loro esigenze. Stiamo attraversando una vera e propria mutazione antropologica.

Ma in una Rancitelli desolata e disperata trova spazio una sequela di persone piene di ardore e di speranza, le quali vorrebbero semplicemente vivere in un quartiere normale.

Parlo della Chiesa dei Santi Angeli Custodi, dove il Parroco Don Massimiliano, per tutti Don Max, è un punto di riferimento audace, fautore della parola e della conoscenza contro la delinquenza e l’ignoranza. Parlo di tutte quelle persone che escono di casa all’alba e rientrano al tramonto, non per spacciare, ma per sudarsi onestamente il pane.

Lode a loro, i quali sono l’esempio in cui tutti dovrebbero specchiarsi, in quanto con mezzi pressoché nulli, tentano di dare un destino, diverso da quello criminale, alle proprie vite.