Sono ore delicate, ore di tensione, quelle vissute in questo momento nelle acque del Mediterraneo.

Altro giro, altra corsa verrebbe da dire, se non fosse che questa nuova corsa, porti con sé ancora una volta, un carico di vite umane.

47, questo il numero degli immigrati attualmente a bordo dell’imbarcazione SeaWatch 3, nave appartenente alla ONG tedesca, battente bandiera olandese.

La nave è ferma alla fonda, a Siracusa, in un impasse politico-giudiziaria, che sembra sempre più politica che giudiziaria.

Con un’ordinanza firmata Domenica 27 Gennaio, Luigi D’Aniello, comandante della capitaneria di porto di Siracusa, ha stabilito che lo spazio intorno alla SeaWatch 3, per mezzo miglio “è interdetto alla navigazione, ancoraggio e sosta con qualunque unità non espressamente autorizzata”.

Ciò risponderebbe ad esigenze pubblico-sanitarie.

Ciò che risulta curioso, alla luce dei fatti, è il tempismo dell’ordinanza, arrivata subito dopo la visita a bordo della nave da parte di tre Parlamentari della Repubblica.

Al cosiddetto “blitz”, sarebbe seguita una staffetta di solidarietà volta a portare a bordo farmaci, coperte e approvvigionamenti.

Nessuno si avvicini a quella nave, quindi, in attesa di una risoluzione tra il nostro Governo, il Governo Olandese il Prefetto e la Procura.

“A bordo non ci sono donne né bambini”, ha annunciato il Ministro Salvini, evidentemente conscio del peso morale che questa faccenda si porta dietro.

La domanda a questo punto sorge spontanea: è possibile condannare qualcuno per via del suo sesso e della sua età?

Sia chiaro, ci sono tante, troppe dinamiche da accertare: il rispetto del Diritto della navigazione, il paese di provenienza di queste persone, lo stato di salute, i “documenti”, ma non per questo bisogna sentirsi sollevati, per la semplice presenza di uomini a bordo dell’imbarcazione.

La fame, le bombe, il terrorismo, colpiscono tutti senza discriminazione di età o sesso e tutti, ancora una volta, hanno diritto ad avere paura, hanno il diritto di cercare un riparo.

Se neanche la fame, madre della sofferenza e delle atrocità, si occupa di uccidere in base al sesso, non saremo certo noi a permetterci di discriminare.

Sapere che 47 uomini morirebbero senza un aiuto, non può farci sentire a posto con la coscienza solo perché non ci sono bambini.

Sul fondo del mare non ci sono donne, soltanto corpi.

E i corpi, si sa, affondano in egual maniera.

Evitiamo, finché possibile, di provare per credere.