È arrivato il momento di sfatare uno dei falsi miti più vecchi e, scusate la spocchia, stupidi che ruotano attorno al mondo del rap, internazionale ma sopratutto made in Italy. 

 

Ovvio, in un Paese che musicalmente potrebbe dire la sua senza troppi giri di parole, l’essere arretrati culturalmente di almeno dieci anni cozza violentemente su ciò che è il panorama musicale e su come esso sia ormai fruibile: in un contesto come quello attuale, dove si fa politica sui social, i politici citano il Vangelo come espediente per scongiurare una crisi economico-politica e gli artisti musicali fanno politica con i loro brani, puntare il dito contro il “nemico comune” come unica e sola causa di una generazione zero, come quella a cavallo tra i due millenni, che si è avvicinata alla criminalità perchè ascolta rap.

 

Tirando le somme, tutti i discorsi di pseudo telegiornali bigotti è quanto di più stupido e banale si possa dire sulla musica, rap o rock che sia, canuta o attuale: nello specifico rap e malavita non vanno d’accordo. 

 

Come al solito, vanno fatte le giuse distinzioni, ma tutto il discorso può riassumersi nel verso di Fabri Fibra in YOSHI, brano contenuto in MACHETE MIXTAPE 4 (di cui trovate un’accurata recensione qui):

 

“qui sembra il Medioevo, l’Italia è un Paese difettoso infatti torna indietro!

 

Il rap nasce come musica della strada, dal linguaggio spinto e tratti scomodo, anche se non mancano di certo artisti che hanno fatto della metrica il proprio cavallo di battaglia, degli incastri un’arma e dei testi no-sense spazzatura indifferenziata. Non starò qui a dilungarmi su quanto bello/brutto sia il rap italiano, nè su quanto sia lontano anni luce dal cugino americano portato all’Olimpo da Eminem, Tupac e compagnia bella, mi soffermerò invece su come la confusione e il bigottismo hanno letteralmente condannato giovani ed interessanti artisti alla gogna, mediatica e non, perchè accusati di diffondere messaggi negativi e socialmente inadeguati (come se Vasco Rossi cantasse di pony e arcobaleni, ma vabbè).

 

Imputato numero uno è Gionata Boschetti, ventiseienne di Cisinello Balsamo. L’accusa? Essere il trapper Sfera Ebbasta, fresco di tre album e svariati riconoscimenti, tra cui quello di aver causato la morte di 6 persone poco prima di un suo live a Corinaldo in seguito ad una calca scaturita dall’uso di spray al peperoncino da parte di un fan che evidentemente aveva dimenticato le regole di una convivenza giusta e civile.

 

L’artista è stato scelto come unico e solo responsabile della tragedia, prima ancora dello stesso ragazzino, del mancato servizio di sicurezza, delle vendita extra di biglietti che hanno reso il luogo troppo affollato. In effetti è colpa del rapper, chi non vorrebbe vedere i propri fan uccidersi sotto il palco per visibilità?

 

A Sfera questa storia non è scesa, e infatti in Mademoiselle, brano uscito lo scorso marzo, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa:

 

” Ti do il benvenuto in Italia, il paese di chi non ci mette mai la faccia se tuo figlio spaccia è colpa di Sfera Ebbasta, non di tutto quello che gli manca ”

 

Il brano si apre con questa premessa, e anche nella seconda strofa il concetto non cambia:

 

“ La mia faccia in copertina solo per copertura, un esorcista ha detto che gli faccio paura ma qui è la stessa storia da anni, mi fai quasi pensare io fumo e tu ti sballi e no, non voglio dire nulla di sbagliato, ma anche se non dici nulla qua comunque ti sbagli ”

 

Quindi, attenzione genitori, se vostro figlio gira con lo spray al peperoncino è solo ed esclusivamente colpa di Sfera Ebbasta.

 

Altro giro, altro rapper da sacrificare sull’altare del pregiudizio e dell’ignoranza. Torniamo per un attimo a MACHETE MIXTAPE 4, nello specifico alla traccia 7 del disco, ovvero STAR WARS del sopracitato Fibra e Massimo Pericolo, ed è proprio la strofa del rapper varesino quella da prendere in considerazione. Al secolo Alessandro Vanetti, MP è noto per essere un ex-galeotto, e la musica per lui rappresenta una rinascita, una seconda opportunità per uscire fuori da una prigione fatta di cattive compagnie e guai giudiziari, sbarre invisibili per una mente che ad oggi rappresenta il futuro del rap italiano.

 

L’attacco di Masismo Pericolo, oltre che essere uno dei migliori di sempre, è la sintesi perfetta di questo discorso:

 

“ Fibra è il motivo se rappo, mica il motivo se spaccio ”

 

E potrei concludere qui la mia analisi, con la dichiarazione di un ex-galeotto che urla arrabbiato che il rap è la soluzione ai suoi problemi, non la causa, ma la strofa è ricca di calci sui denti a chi punta il dito:

 

“ Mio figlio piuttosto che il rapper giocherà a calcio ci han detto, che non c’è nè lavoro nè cash, se spari, però guai a te, ma cos’è? Sei David Guetta, zio, non fare il gangsta, sto coi criminali e neanche uno ‘rappa’ ”

 

E infine:

 

” Bel Paese una minchia, ho mangiato più merda che pizza per fortuna che faccio l’artista, altrimenti facevo l’autista tutti amici se pippi, ed è colpa vostra perché si apre la busta e si abbracciano tutti, come a C’è Posta Per Te “

 

Di esempi potrei farne centinaia, ma mi fermo a questi due, sperando siano sufficenti a marcare quanto detto nelle prime righe: il rap non è la causa della criminalità giovanile, semmai è una delle tante possibilità di uscire dal tunnel della delinquenza. 

 

Se gli adolescenti sono baby criminali non è colpa della musica che ascoltano, né dei film, né dei videogiochi, ma è colpa della superficialità delle istituzioni, del contesto sociale in cui crescono, dei genitori troppo presi dall’apparire per prendersi cura della famiglia.

 

E rimanendo coerente con l’articolo, chiudo citando Lo Stato Sociale, che con il rap non c’entra nulla, ma in Sono così indie 2018 danno un prezioso consiglio:

 

“ Sfigati, se vi interessaste di quel che vi succede intorno persino la musica vi sembrerebbe più bella! ”