Scusaci Liliana perché a volte non comprendiamo il malessere altrui ed è come se lo tacitassimo. 

Mi scusi senatrice per averla chiamata Liliana, così facendo non le ho riservato quel rispetto che merita, ma mi creda se le dico che mi è venuto naturale: la considero una persona familiare; non so, forse perché ha bucato lo schermo della mia televisione e ha creato una voragine nella mia coscienza ogni qualvolta ha parlato a me e alla mia famiglia.

Scusi chiunque le addossa la colpa di aver sofferto in vita.

Ignori chiunque parli a conclusione di un mal riuscito “telefono senza fili” , se crede possa esser risolutivo; immagino che lei sappia bene che non sempre c’è una logica dietro un atteggiamento e un pensiero…lo ha vissuto sulla sua pelle. 

Scusi il vandalismo verbale che questa nazione le rivolge; scusi coloro che strumentalizzano la sua causa a beceri scopi politici.

Perdoni chi non comprende la sua intima spirituale necessità di dimostrare di essere rinata dai suoi stessi resti.

Sono mortificata per chi non comprende che per lei parlare di quello che ha subito è soprattutto terapeutico: tutti abbiamo diritto alle cure della nostra mente e della nostra anima.  

Ci scusi per il mancato cameratismo che ci avrebbe dovuto spingere a credere che quello che lei racconta è la verità nient’altro che la verità, e quindi a non insistere sulla legittimità o meno delle sue parole, perché lei alla nostra società, in realtà, ha fatto un favore e un regalo.

La sua causa è come se dissotterrasse un mostro che molti si rifiutano di vedere perché quel mostro è un po’ come uno specchio.

Io sono convinta, nel mio piccolo, che l’uomo senza storia non è NULLA e lei che è la storia fatta persona ha il posto che merita in questa società; peccato la poco riconoscenza, peccato l’inconsapevolezza dilagante, peccato la non contestualizzazione di pensiero, peccato i paraocchi, peccato l’ignoranza. 

Noi, figli di “epoche sbagliate”, le dovevamo aprire mille strade di libertà e invece le stiamo togliendo anche quella che la dovrebbe ripagare di quella che le è stata tolta da bambina. So che accoglierà senza troppo indugiare queste mie e nostre scuse. In fondo lei ha saputo perdonare la vita che ingiustamente le ha portato via la spensieratezza.

A lei è stata negata la pura libertà di scelta, è vero, ma ha avuto la possibilità di divenire donna libera quando la sua ragione ha iniziato a dare legge a se stessa e ha smesso di attingere la legge dal di fuori. 

[…]
Mi scusi Presidente
ma ho in mente il fanatismo
delle camicie nere
al tempo del fascismo.
Da cui un bel giorno nacque
questa democrazia
che a farle i complimenti
ci vuole fantasia. Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.