Eleganza, sportività, estro.
Cos’altro potrebbe meglio nobilitare uno sportivo a tal punto da renderlo simbolo e “Re” della propria disciplina? Sono proprio queste alcune delle qualità unanimemente riconosciute al tennista svizzero Roger Federer. Nato a Basilea nell’agosto del 1981, l’atleta trentasettenne non ha mai smesso di stupire il mondo del tennis, con i suoi colpi spettacolari ricchi d’imprevedibilità e rischio, eseguiti al contempo con totale controllo e destrezza, con l’ineccepibile compostezza di chi del tennis ha fatto uno stile di vita, un’identità: una lotta solitaria e forsennata contro il tedio dell’imperfezione.
Attualmente numero 3 ATP, la sua carriera è costellata da numerosi record, frutti dolcissimi di una progressiva maturazione tecnica, ma soprattutto mentale. La sua forza è stata proprio questa: mettersi continuamente in gioco aspirando alle vette più alte con la testardaggine di chi sa cosa vuole. Già al suo ingresso nello Swiss National Tennis Center di Ecublens dichiarò di voler “diventare numero 1”. L’allora quattordicenne era un ragazzo poco disciplinato, capriccioso e poco propenso a svolgere gli allenamenti, irascibile e introverso, amante dello sport ma ben poco dello studio. Era stato il desiderio di non dipendere dagli altri che l’aveva spinto a lasciare il calcio a 12 anni e a dedicarsi totalmente all’attività cui era stato introdotto già dai 3; fu quello stesso desiderio a farlo scontrare con se stesso: il più solido alleato che potremmo mai possedere era per lui il più ostico avversario immaginabile. Grida e racchette lanciate testimoniavano l’animo irrequieto di un perfezionista che non riusciva a comprendere il potere del proprio errore, quel potere che ci rende troppo umani ma allo stesso tempo ci permette di avvicinarci sempre più alle qualità di un dio. Infatti, nulla può ostacolare un uomo che di fronte ai quotidiani fallimenti prova il sollievo di sapere che c’è ancora molto da imparare, la gioia di essere ancora in gioco e di avere una stella polare da seguire per elevarsi quali sono i propri sbagli. Fu proprio quando Roger iniziò ad essere grato alle sue mancanze che il tormento cessò e la sua divina compostezza venne fuori.
Già vincitore di importanti titoli Juniores (tra i quali Wimbledon Juniors) che lo portarono a diventare ITF junior World Champion, approdò al circuito professionistico nel 1998 iniziando un’inarrestabile ascesa. Nel 2003 si aggiudicò il suo primo Grande Slam, quello per eccellenza, quello dei grandi campioni come Borg, McEnroe, Sampras, Connors, Edberg… l’elegante torneo sull’erba londinese, tempio del tennis e simbolo di sportiva sobrietà: Roger Federer vinse il suo primo Wimbledon. La prima grande vittoria del campione svizzero fu dove il sogno tennistico diventa realtà, dove si diventa “Re”. Nel febbraio del 2004 impugnò il meritato scettro regale giungendo in cima alla classifica mondiale e restandoci per più di 4 anni consecutivi. Riconquistò altre volte questo titolo stabilendo tra i suoi tanti primati quello di maggior settimane da numero 1 e di tennista più longevo ad acquisire tale posizione (36 anni). Ma se si vuole credere che elencare l’enorme quantità di record stabiliti da Roger Federer possa dare una motivazione oggettiva all’immensa fama e all’appellativo di “King Roger” che l’atleta si è guadagnato durante la sua carriera, si sta commettendo un errore di superficialità. È innegabile che i numeri siano una prova tangibile di quanto egli sia riuscito a conquistare tra titoli Slam, Master 1000, ATP Tour Finals, medaglie olimpiche e Coppe Davis, ma è altrettanto innegabile che ciò che rende quest’uomo un atleta che entrando negli stadi ha dalla sua parte l’affetto e il sostegno di ogni pubblico quasi come fosse privo di nazionalità, ciò che lo rende la personificazione del tennis sono la spettacolarità delle sue performances e la smisurata dedizione al suo sogno. Non un semplice sogno di ascesa, ma il desiderio di chi ha trovato la via della propria felicità e la percorre inarrestabile tra il talento e il duro lavoro, tra le lacrime delle sconfitte più cocenti e coloro che invano annunciano il “declino del Re” nei periodi più oscuri, tra il tempo che scorre inesorabile e l’eternità in cui egli cerca di scolpire il proprio regno. È questo Roger Federer. Un viaggiatore del tempo. Un uomo in grado di usare l’istante per imprimersi nella storia.
Se gli sport sono davvero le prove generali di quella che è e sarà la vita, non possiamo che essere grati di avere un esempio di tale portata e spessore che ci insegna a non abbandonare mai la motivazione, non solo negli attimi di sconforto ma anche dopo numerosi successi, perché continuare a crescere pur godendosi i propri traguardi è il piacere più grande cui possiamo aspirare: è la vera perfezione.