La Camera dei Deputati ha fissato la tempistica riguardante l’approvazione definitiva del taglio dei parlamentari, che sarà esaminato a partire dal 7 ottobre.

Il dibattito, però, risulta essere già monopolizzato dalla riforma della legge elettorale che lo dovrà accompagnare e che è uno dei punti principali del patto di governo della maggioranza “giallorossa”. 

Il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro ha annunciato che l’intenzione del governo è quella di arrivare a un sistema proporzionale, mentre il leader della Lega Matteo Salvini ha già ribadito più volte che contrasterà in ogni modo questa prospettiva, anche ricorrendo a un referendum abrogativo, per avere a tutti i costi un sistema maggioritario.

Ma analizziamo le differenze

Il sistema proporzionale assegna i seggi in Parlamento sulla base della percentuale che ogni partito raggiunge in circoscrizioni molto ampie (in Italia Nord, Centro, Sud e Isole).

Per evitare un’eccessiva dispersione, può avere una soglia di sbarramento, vale a dire una percentuale minima di voti da ottenere per poter entrare in Parlamento o un premio di maggioranza, ovvero un “bonus” di seggi a una lista per favorire la governabilità. È il sistema più inclusivo perché favorisce un’ampia rappresentanza ai partiti ma ha lo svantaggio di non offrire all’elettore una prospettiva certa di maggioranza.

Saranno le forze elette in Parlamento, dopo essersi rese conto dell’effettivo peso in termini numerici, a stabilire le eventuali alleanze dopo le elezioni. È, per ovvi motivi, il sistema preferito dai partiti minori, che vedono garantita la propria presenza in Parlamento e aumentato il loro peso specifico nelle trattative per il governo, perché una forza di secondo piano può aspirare a diventare “l’ago della bilancia”.

Il sistema maggioritario, invece, assegna di norma un seggio solo in piccoli collegi: in questi ultimi, va in Parlamento il candidato che prende anche solo un voto in più del secondo arrivato.

Nel sistema alla francese, col doppio turno, nei collegi i primi due classificati si affrontano in un ballottaggio, ma questo non sembra essere il sistema preso in considerazione per l’Italia. Questo tipo di sistema favorisce invece i partiti più grandi e con una struttura organizzativa territoriale più forte, capace di presentare e pubblicizzare i propri candidati nei collegi più remoti del Paese. Inoltre, costringe i partiti minori a stringere delle alleanze con i maggiori, per avere dei rappresentanti in Parlamento, attraverso delle candidature concordate nei collegi.

Si spiega così la battaglia annunciata da Salvini per arrivare a questo. In Italia, fino al 1993 si è avuto un sistema proporzionale puro, che è stato sostituito fino al 2005 da un sistema maggioritario al 75% e proporzionale al 25% (Mattarellum), quindi fino al 2017 un sistema proporzionale con un cospicuo premio di maggioranza (Porcellum) e infine un sistema misto (il Rosatellum bis) in cui circa i due terzi dei seggi vengono assegnati col proporzionale e un terzo col maggioritario.