Da settimane si sta discutendo sul Congresso Mondiale delle Famiglie che si sta svolgendo a Verona. Il Congresso è un evento pubblico internazionale di grande portata che ha l’obiettivo di ‘’unire e dotare i leader di tutto il mondo di strumenti per promuovere la famiglia naturale’’. 

Negli ultimi giorni, prima del Congresso, gli organizzatori e alcuni sostenitori hanno cercato di presentare l’iniziativa sotto un’altra veste, sicuramente molto più soft e con posizioni più sfumate. La realtà, però, è inequivocabile. E ci racconta, innanzitutto, che al Congresso hanno partecipato tutte le associazioni anti abortiste, anti omosessuali, anti divorziste e anti femministe. c’è chi ritiene che le donne che scelgono di abortire siano assassine e cannibali, chi afferma che gli omosessuali sono ‘’contagiosi peggio della peste’’, e chi è ancora contro le leggi del divorzio e delle unioni civili. 

Tali posizioni hanno suscitato un senso di indignazione diffusa, anche a causa del forte sostegno istituzionale che il Congresso ha ricevuto. Sono state circa cinque mila le donne presenti al corteo che si è tenuto sabato 29 nella città di Romeo e Giulietta. Sotto le note di ‘’Viva la libertà’’ di Jovanotti, hanno indossato guanti da cucina, simbolo di una condizione di sottomissione della donna che vorrebbe inculcare il Congresso. 

A Verona sono presenti anche eterosessuali, trans, persone di tutti i tipi e di tutti gli orientamenti sessuali che manifestano a favore di una società aperta, una società che crede nella libertà di tutte e di tutti. 

Tutto questo scalpore condiviso si è espresso attraverso la denuncia di un presunto ‘’ritorno al Medioevo’’, di un inaccettabile ritorno ai tempi bui. 

Ciò che più spaventa è il fatto che i partecipanti al Congresso non sono dei fanatici isolati, ma dei fanatici che occupano posizioni istituzionali e, insieme, lavorano per realizzare un’idea di società ben definita. 

A Verona quindi, non è avvenuta una sorta di rievocazione storica ma, per quanto grottesco ci possa sembrare, un chiaro tentativo di ristrutturazione dei rapporti sociali, che si accanisce innanzitutto contro le donne.

Ecco perché assume un importanza particolare la questione dell’aborto. Il diritto di abortire è una sorta di meta-diritto che garantisce alle donne l’integrità soggettiva, che le protegge, cioè, dalla tentazione del patriarcato di possedere il loro corpo. Quello di abortire, infatti, non è soltanto il diritto delle donne che abortiscono o vogliono farlo, ma è anche il diritto di tutte le donne ad essere un soggetto integro e autonomo. Ed è, probabilmente, proprio per questo che ci si accanisce particolarmente su questo tema: negare alle donne il diritto di abortire significa decretarne l’obbligo di sottostare alla volontà di altri. 

Inoltre, l’attacco all’aborto è strettamente connesso con l’impostazione della famiglia eteropatriarcale.  

Contro l’idea di ‘’famiglia naturale’’, Verona per tre giorni si è organizzata per ribadire che non accetta nessun modello imposto, che le relazioni che si vogliono costruire sono libere, fondate sulla cura e il rispetto reciproco, sulla libertà di scelta. 

Gli esponenti del Congresso si sono arruolati in difesa della ‘’famiglia naturale’’, come sola unità stabile e fondamentale della società che si basa sulla scienza e sulla biologia.  

Un concetto però che nasce piuttosto da abitudini sociali peculiari e geograficamente circoscritte. Infatti, gli stessi antropologi sostengono che di famiglie e relazioni parentali ne esistono moltissime, essa, infatti, è soggetta ad un ambito vastissimo di variazioni tra le popolazioni del mondo. Esistono culture che hanno forme diverse di unione parentale. Certamente non si mette in discussione il dato biologico della procreazione ma non è un dato assoluto, in quanto in ogni cultura umana la genitorialità e la forma della famiglia sono  elaborazioni sociali e noi spacciamo una tra le forme di famiglia, la nostra, come naturale. 

L’intolleranza verso il diverso, l’invocazione di una famiglia ‘’naturale’’, la condanna dell’omosessualità e il fastidio per le libertà femminili, sono concetti e idee per le quali si è già combattuto in tutto il mondo e per le quali è necessario continuare a lottare, per far sì che questo non sia lo scenario del nostro futuro.

Quindi possiamo affermare che essa è certamente un processo variabile, storico e geopolitico.                                                                          

Presentare la ‘’famiglia naturale’’ come Unica unità stabile può essere pericoloso in quanto si rischia di fare dei passi indietro, piuttosto che farli in avanti, verso la convinzione che la famiglia è dove c’è rispetto reciproco e amore.