Simone de Beauvoir mette in scena la rivalità nuda e cruda di due donne forti, bellissime. La bionda Regina è la star di un piccolo teatro provinciale e vede in Fiorenza la sua costante rivale; donna ammiccante, che riceve fiori nel suo camerino e sguardi desiderosi da tutti gli uomini che le passano accanto. Regina sente di doverla una volta per tutte allontanare. La donna non è sola, ha l’amore del suo Ruggiero, ma la pervade un desiderio irrefrenabile di possedere ogni cosa su questo mondo. Un pettegolezzo, la perfidia e la meschinità di questa donna l’allontaneranno dal suo uomo. Ormai sola, girerà il suo sguardo su Fosca, uomo assetato di potere e di gloria.

All’improvviso una possibilità straordinaria verrà posta davanti gli occhi dell’uomo: l’assunzione di un elisir per l’immortalità. L’uomo coglierà immediatamente l’occasione, sentendosi in un primo momento invincibile, senza più nulla da temere compreso gli altri uomini, che non saranno più un ostacolo per lui. In breve tempo ha il potere di costruire una città, poi un intero impero, ma la sua visione inizia repentinamente a cambiare quando le persone che ama di più iniziano a morire in battaglia, e dunque resterà solo posseduto unicamente dalla sua eterna gloria. Il suo sogno di costruire un impero governato da un solo uomo eterno, eternamente in pace, fallisce miseramente: poiché si rende conto che ciò è impossibile per uomini narcisisti che sono in grado di apprezzare la pace solo dopo la fine di una guerra sanguinosa.

Fosca finalmente aprirà gli occhi: si accorgerà che tutto è un costante giro ciclico, tutto nel mondo è destinato a nascere e poi a morire. Anche l’amore diventa una misera condanna d’infelicità per un uomo immortale. Dunque, si rivelerà anche la sua sofferenza: non poter morire anche desiderandolo non è fortuna. Il corpo centrale del libro ruoterà proprio attorno le mille vicende sfumate di Fosca, da quando è divenuto immortale a tutti i secoli che ha visto iniziare e finire.

“Si accontentano di ammazzare il tempo, aspettando che il tempo li ammazzi. Tutti voi, in questo momento, ammazzate il tempo cercando di stordirvi con parole tronfie [..]”

Scritto nel 1946 è un romanzo a metà fra l’onirico, il filosofico e lo storico. Dedicato a Jean-Paul Sartre, suo marito, è forse la punta estrema, il tentativo più ambizioso del romanzo esistenzialista. Un capolavoro sublime, complesso, intriso di riflessioni filosofiche sul destino dell’uomo. Il modo ripetitivo, ma allo stesso tempo ipnotico con il quale l’autrice ci conduce nelle vicende di Fosca, hanno ampliato sempre più il flusso dei lettori. Il dolore, il rischio, la morte, sono tutti aspetti indispensabili all’uomo per la sua stessa vita senza i patimenti la vita non c’è, la felicità implica l’infelicità.

La capacità di Simone de Beauvoir di osservare lucidamente e criticamente la società del suo tempo, viene continuamente riproposta in ogni sua opera. Con il suo stile accurato, l’autrice stessa ci introduce nelle profondità della psicologia di un uomo, che incarnerà innamoramenti costanti e desolanti sconfitte. Colui che aveva paura di morire, finirà per avere paura della vita, che qui si trasforma come un’eterna morte.