Colette: donna francese, scrittrice, attrice, critica cinematografica e letteraria, donna fuori dalle convenzioni sociali. Pur disprezzando le femministe della sua epoca, la sua vita e la sua scrittura furono testimonianza di una donna libera, anticonformista ed emancipata, che sfidò convenzioni e restrizioni morali dell’epoca, e che contribuì a rompere alcuni tabù femminili. Ebbe tre mariti e un amante, più volte fu al centro di scandali per le sue disinibite relazioni sentimentali con alcune personalità mondane, di ambo i sessi, della società francese. Tutto ciò, è rigorosamente proiettato nei suoi capolavori. L’opera Apparso per la prima volta in volume, nel 1932 con il titolo “Ces plaisirs” e poi riproposto nel 1941, in versione ampliata, con il titolo “Il puro e l’impuro”, questo romanzo sarà consacrato da Colette come la maggiore delle sue opere. Libro prediletto da Colette, la quale era solitamente critica verso le sue opere ed il proprio modo di scrivere. Un libro quasi autobiografico, che si propone di sviscerare vecchie storie d’amore. Vita frenetica, amori bisessuali, alcol e scandali. Renèe Vivien è una delle figure più riuscite, spettacolari e commoventi, è poesia presa e fatta personaggio, distaccata dalla realtà a livello patologico. Dinanzi al “Puro e l’impuro”, non troviamo una trama linearmente definita, eppure ciò non spaventa il lettore: la narrazione ha una sua coerenza nel procedere per incessanti ritratti emotivi e luoghi parigini. Una fumeria d’oppio parigina, col suo clima di spaventosa pace dei sensi, un club dove le persone possono dare sfogo alle loro fantasie più perverse fuori dalle convenzioni sociali. Capitoli autoconclusivi: un capitolo, una storia. Tutte storie in cui si parla di qualcosa di comunemente percepito come scabroso: uomo dipendente dal sesso, una donna che intrattiene una relazione con un uomo più giovane, omosessualità, autolesionismo. Di ciascuna di queste storie viene, però, presentato il lato umano: sono storie di donne e uomini che vivono sentimenti, come tutti, e come tutti ne pagano le conseguenze. Man mano che la narrazione procede, tutto ciò che è impuro ai nostri occhi, le strane storie di amori, i rapporti sociali, si convertono in puro, portandoci dalla loro parte. Due donne decidono di voler spendere insieme le proprie vite, contro le loro famiglie, contro la comunità che si oppone. L’autrice non specifica se questo rapporto fosse anche carnale, parla solo di un’incessante voglia umana di stare insieme. Le due riusciranno davvero a vivere le loro vite fianco a fianco e quando una delle due morirà, l’altra la ricorderà dicendo: << No, per me non era come un’amante. IO DIMENTICAVO CHE ERA BELLA; dimenticavo che ci eravamo unite a dispetto di un uomo, nella profonda e progressiva indifferenza di quest’uomo. Il nostro infinito era talmente puro, che non aveva mai pensato alla morte…>> La visione del mondo Confidenze lancinanti, tradimenti e seduzioni, commedie e cannibalismi dell’eros; Colette ci avvicina a tante storie intrecciate che finiscono per suicidarsi e, senza volerlo, far affiorare diverse verità. Una genesi sofferta, per un’autobiografia senza una vera e propria protagonista: molte pagine riflettono il pensiero di Colette, il suo sguardo sul mondo, le sue penetranti riflessioni nelle emozioni umane. Scrittura eccellente, quasi poetica, complicità nelle narrazioni: Colette non giudica questi comportamenti bensì li presenta come se fossero quotidiani, comuni. L’autrice non difende una categoria precisa, ci parla di comportamenti che sono a lei familiari. Appartiene a una di quelle categorie di artisti che si trova a proprio agio nel parlare d’amore nelle sue molteplici sfumature, senza mai banalizzarlo. L’autrice scriverà <<Un giorno forse si riconoscerà che era il mio libro migliore>> ed il tempo non ha tradito questa sua aspettativa. <<La parola “puro” non mi ha rivelato il suo senso intelligibile. Io devo soltanto estinguere una sete ottica di purezza nelle trasparenze che lo evocano, nelle bolle, nell’acqua fitta e nei luoghi immaginari, trincerati, irraggiungibili, racchiusi in uno spesso cristallo.>> Senza questo libro, probabilmente non avremo mai potuto parlare di Colette.