Henry James, una figura necessaria per introdurre i complessi meccanismi psicologici che saranno alla base di scrittori del calibro di Virginia Woolf e James Joyce.

Nessuno prima di Henry James, aveva scavato così in profondità nell’animo umano, rompendo decisamente e bruscamente la narrativa precedente.

 L’autore e l’opera

Fra i più prolifici scrittori a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento troviamo la figura di Henry James, nato a New York il 15 Aprile 1843. A causa della sua dislessia, l’autore era solito parlare lentamente, ricercando un linguaggio anche complesso e raffinato; di qui non ci stupisce il suo periodare caratterizzato da lunghe frasi, figure retoriche e ricche aggettivazioni.

Nonostante ciò, il suo stile di scrittura non fu sempre omogeneo, e da uno stile semplice e meno ricercato delle sue opere giovanili, è da sottolineare allo stesso tempo, la sua evoluzione verso uno stile sempre più alto.

“Il giro di vite” fu pubblicato nel 1898, prima a puntate e successivamente come volume di due racconti, è classificato sia come storia di fantasmi che nel genere gotico. Il tema affrontato non era nuovo nel 1898; la novella colpisce il lettore però, per la maestria utilizzata dall’autore nel creare subordinate ricche di introspezione psicologica.

Universalmente riconosciuta dalla critica letteraria come la “perfetta storia di fantasmi”, è ambientata nella campagna dell’Essex, a nord di Londra.

<<Il racconto ci aveva tenuti attorno al focolare col fiato sospeso>>: un inizio in medias res, che ci proietta subito nell’atmosfera cupa di una notte di Natale.

Douglas è colui che apre l’opera, recitando ad alta voce il diario di Miss Giddens, vecchia conoscente e vera e propria protagonista del libro, che dopo il prologo diventerà l’Io narrante.

La storia

A Miss Giddens spetta la cura di Miles e Flora, nipoti del gentiluomo, il quale ricercava un’istitutrice che badasse ai suoi nipoti (in quanto quella precedente era morta in circostanze sospette).

Miles era in collegio, ma sarebbe tornato di lì a poco per le vacanze, mentre Flora studiava a casa insieme alla governante Miss Grose.

Il gentiluomo pose subito delle condizioni: qualsiasi cosa fosse successa non voleva essere né informato né disturbato.

La descrizione dell’abitazione puramente dominata da spazi ignoti, oscurità ed alte torri, si rispecchia subito nella letteratura gotica, studiata da Henry James per molti anni della sua vita.

L’istitutrice rimane subito ammaliata dall’insolita saggezza e dalla rispettabilità con cui si esprime la giovane bambina, nonché dalla bellezza della dimora: questa descrizione ci proietta immediatamente in una dimensione idillica.

Inaspettata è la lettera dell’espulsione di Miles dal collegio per motivazioni misteriose.

Sin dall’inizio del racconto vediamo dunque, come l’utilizzo del tema del mistero venga proiettato come perno fondamentale attorno al quale ruotano la storia, i sentimenti e le emozioni dei personaggi.

Alla fine di ogni capitolo, il lettore si ritrova costantemente ad affrontare “il suo giro di vite”: situazioni in sospeso e contraddittorie… una continua situazione di caricatura del Phàtos che alla fine si annulla miseramente.

Strane presenze perseguiteranno nelle notti seguenti Miss Giddens: le figure di Miss Jessel e Peter Quint: rispettivamente la precedente istitutrice dei due bambini ed il maggiordomo, inservienti defunti della dimora.

Si sospetta che precedentemente fossero stati amanti e che Miles fosse stato al corrente di tutto questo.

Un tipo di relazione assolutamente proibita, quella tra servitù in età vittoriana.

Miss Giddens, sempre più spaventata da queste apparizioni, inizierà a collaborare con Miss Grose per vederci più chiaro, con la paura che queste due figure possano impossessarsi delle anime dei due bambini.

James e l’introspezione

Nel corso della sua carriera, Henry James fu sempre attratto dalle storie di fantasmi, seppur il suo modo di trattare l’argomento fosse ben lontano dagli stereotipi legati al genere. La sua concezione di fantasma era un’estensione della realtà quotidiana, che pone l’uomo in uno stato d’ansia nel trovarsi in situazioni inaspettate e di forte climax.

L’analisi del titolo “Il giro di vite” ci fa intendere l’inasprimento di una situazione drammatica; parallelamente cresce anche l’ossessione per i due bambini e prendersi cura di loro diventa un vero e proprio tormento.

Lo scopo di Henry James è quello di sondare i moti della psiche: per lui non è importante dimostrare l’effettiva esistenza di Mr. Quint e Mrs. Jessel, ma sondare come i personaggi reagiscono a questa esperienza.

Ci sorprende la descrizione delle due entità demoniache, non da associare a comuni fantasmi: essi sono l’incarnazione perfetta di peccato, vizio e corruzione, simboli di orrore e di perdizione.

Le figure di Miles e Flora si presentano come due adulti in miniatura generando altresì inquietudine nel lettore.

Mrs. Giddens, rappresentante di una classe povera, viene a contatto con il mondo dei ricchi attraverso le figure dei due bambini, due caratteri totalmente immorali e anaffettivi nei confronti della servitù.

Il ‘senso della vista’ è uno dei temi cardini dell’analisi di questo racconto.

Mrs. Giddens è convinta che solo quando riuscirà a forzare terze persone ad ammettere la visione di fantasmi, anche lei sarà finalmente appagata e libera dai suoi tormenti.

Questo tema trova conferma anche nella mentalità di Henry James: egli afferma che nonostante chi veda un fantasma voglia essere rassicurato sull’esistenza di queste figure attraverso seconde testimonianze, è sufficiente che ciò esista solo nella sua mente per conferirgli realtà completa.

La figura dell’istitutrice è la figura di una donna mentalmente instabile, in preda alla follia, evocando immediatamente il confronto con la Bertha Mason di ‘Jane Eyre’, la donna malata, isolata nella tenuta di Thornfield.

Tirando le somme

Una novella ricca di ingegno ma allo stesso tempo oggetto di studio della critica contemporanea.

L’analisi e la lettura di questa novella rappresentano volutamente delle difficoltà: quesiti lasciati aperti fino all’ultima pagina, situazioni poco chiare e credibili… l’eccessiva attenzione ai particolari ci mette davanti ad una personalità volutamente paranoica e contraddittoria.

Non siamo certi dunque, nemmeno della figura dell’Io narrante: se le sue fossero solo apparizioni?

Ma allo stesso tempo, come avrebbe potuto riportare la descrizione dettagliata delle due figure demoniache, se queste fossero state solo apparizioni?

È proprio questa la peculiarità della grandiosa scrittura di James: l’uso di un punto di vista interno e poco attendibile, in procinto di creare mistero e ambiguità, tipici della narrativa moderna.

James con questo racconto ha avuto la capacità di scoperchiare tutte le paure e le fobie che vivono e si celano nell’animo di ogni uomo, di quell’epoca come della nostra.