Il mio compleanno, un pacco regalo.

Avevo sinceramente pensato, che leggerlo mi sarebbe scivolato addosso, come molti altri libri che mi sono passati per le mani. Alessandro D’Avenia invece, è rimasto, con le sue “Cose che nessuno sa”. Un libro particolare. Fluido, chiaro ma profondo, come il mare, sulle cui onde viaggia la storia che ha deciso di raccontare.

La luce ci fa entrare nel mondo di Margherita. La luce dell’ultimo giorno delle sue vacanze estive. Delle vacanze particolari, perché una volta terminate, dovrà fare i conti con il nuovo mondo che la aspetta. Il liceo. Il buio di un armadio però, cattura in breve tempo la scena . Un messaggio della segreteria telefonica, e una voce, quella di suo padre, che era per lei un porto sicuro, distrugge le certezze, già troppo fragili, che la facevano sorridere.

 

“Dov’è finito il mondo che mi avevi promesso?”

 

Così Margherita interroga sua madre, ma Eleonora non può rispondere per sua figlia. E come Telemaco, sarà con un viaggio, che lei riuscirà a capire una verità, che infondo porta scritta anche nel suo nome. Margherita, “perla”.

 

Margherita, in questa narrazione, diventa ambasciatrice di tutte quelle problematiche che rendono un’adolescente tale. Vuole amare, essere amata, essere felice, essere compresa, crescere, ma in fondo non sa come fare. Non sa come poter fare tutto ciò che vuole, perché in fondo non è neanche sicura su quello che vuole, in un momento come quello che lei sta vivendo, ci si sente un po’ come se non si fosse né carne né pesce. Si fanno i conti con tanti cambiamenti, fisici, ma soprattutto mentali.

Un periodo di transizione. Con esso però viene fuori anche la forza di volontà di Margherita, la sua voglia di esplorare i limiti che sta scoprendo di avere. Vivere ogni giorno nella maniera più autentica che ci sia, l’imperativo silenzioso che la muove nel viaggio in cui la accompagniamo noi lettori.

Un viaggio che ha echi nel passato, un passato di miti e leggende, di eroi. Margherita solca le acque del suo essere più profondo, così come Telemaco, solcò i mari alla ricerca di suo padre, Ulisse. E come Telemaco, neanche lei è sola. 


Nonna Teresa le parla dell’amore e di tutte le sue sfaccettature, e anche quando qualcosa si incrina e non potrà essere più come prima, lei sarà sempre e comunque al suo fianco.

Marta, con il sorriso contagioso e vero che la distingue, saprà come aiutarla a rialzarsi, iniziando a dissipare tutto il buio di cui si era circondata. 


Giulio, misterioso quanto complesso, perdonerà e aiuterà a perdonare.

Come Telemaco però, è Margherita soltanto ad avere il potere di cambiare le cose. Il viaggio che sta facendo, anche se concreto e reale e anche soprattutto interiore. E quando succede qualcosa che prende la parte più profonda di noi stessi, per quante possano essere le persone ci sono attorno, il cambiamento necessario e decisivo può venire solo da una nostra decisione. Tante decisioni verranno prese, e tanti cambiamenti verranno apportati, non in maniera indolore.

Inevitabilmente, per trovare ciò che di bello nascondiamo nel nostro profondo, dobbiamo soffrire. Cercare di comprendere la propria natura non può avvenire in maniera indolore, i rischi sono tanti, ma soprattutto, le ferite spesso si tende a nasconderle.

Credo, per questo, che “Cose che nessuno sa” sia un invito a vivere, a viverci, senza nascondere nulla di noi stessi.

Perché?

Perché ombre e tagli poi rimarginati ci rendono quello che siamo. Un po’ come la perla. Tanto bella e preziosa, nasce proprio da una ferita. Quando un predatore cerca di entrare nella conchiglia per divorarne il contenuto, lei si richiude, è un po’ il meccanismo di difesa che anche noi abbiamo quando qualcuno o qualcosa vuole ferirci.

Tuttavia il predatore lascia una parte di sé all’interno, dannosa, nociva. La conchiglia allora, la ricopre con strati di sé,  la trasforma in qualcosa di bellissimo ed unico nel suo genere.

Vivere tutto e viverlo senza remore, perché spesso dietro al dolore, si nasconde la vera bellezza.