Il 14 agosto del 2018, esattamente un anno fa, a Genova, il Ponte Morandi è crollato provocando la morte di 43 persone. Il Ponte Morandi, costituiva uno snodo fondamentale non solo per la città di Genova, ma per l’intera rete autostradale italiana. Posto sul fiume Polcevera, collegava i quartieri di Sampierdarena e Cornigliano, quartieri nevralgici per l’industria cittadina. Molti ricorderanno i proclami incessanti l’indomani della tragedia, da parte dell’allora neocostituito governo Giallo-Verde, circa la revoca della concessione statale alla società Autostrade per l’Italia, e il licenziamento immediato dei vertici del Ministero delle Infrastrutture. Ebbene, ad oggi gli stessi funzionari del Ministero e del provveditorato per le opere pubbliche sono al loro posto. Gli stessi, che nel febbraio del 2018, firmarono il verbale che constatava come fosse normale lo stato di degrado del viadotto, e i quali non chiesero ulteriori verifiche al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

 

Tutt’ora i medesimi vertici continuano a verificare la necessità di eventuali interventi su ponti e autostrade. Ad oggi le spese di ricostruzione del nuovo viadotto, su progetto del noto architetto genovese Renzo Piano, ammontano a 202 milioni di euro, ma oltre al costo che viene considerato superiore rispetto all’ordinario, in molti criticano il limite imposto degli 80 chilometri orari come velocità massima. Di fatti, per adeguare l’ambizioso progetto architettonico alle norme sulla sicurezza del traffico, il limite dovrà essere particolarmente stringente, soprattutto se si considera che si parla di un tratto autostradale. A novembre, nello specifico il 29, viene nominato presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici l’ingegnere Donato Carlea, uomo fortemente voluto dal Ministro Toninelli.

 

Sopraggiungono però dei vizi di forma. Carlea ha 66 anni ed è in servizio dal 1981. Considerando i limiti imposti dal lavoro pubblico, l’ingegnere dovrebbe essere in pensione. Ciò avrebbe ripercussione su tutto l’iter di realizzazione delle opere, in quanto le decisioni prese da Carlea potrebbero essere impugnate ed invalidate per un mero vizio formale. L’altro grande problema da affrontare risulta l’eventuale revoca della concessione ad Atlantia (Autostrade per l’Italia). Di fatti Atlantia, ha la concessione assegnatagli fino al 2038 ed un recesso degli accordi comporterebbe ad un risarcimento da parte dello Stato di circa 20 miliardi, ovvero un punto percentuale del PIL nazionale.

 

Al momento i tecnici della società Autostrade si appellano a presunti vizi di costruzione del viadotto, i quali a prescindere dalla manutenzione, ne avrebbero causato il crollo. Ad oggi quindi non sembra nemmeno che sia passato un anno dalla tragedia, poiché, escludendo i proclami vivaci della politica, la restituzione di un viadotto e di un briciolo di verità ai genovesi sembra ben lontana.