Il 9 novembre scorso è uscito in forma fisica e digitale, sulle varie piattaforme streaming, Playlist, l’ultimo album di Maurizio Pisciottu, in arte Salmo, rapper sardo classe ‘84.

Come spesso ci ha abituati, l’artista è entrato in gamba tesa sull’intera scena rap italiana, realizzando dopo quasi due anni di silenzio un album di livello eccelso, senza le sonorità crude e ruvide a cui aveva abituato i suoi fan, ma tracce che spaziano dal rap alla trap, dalla ballad rock all’elettronica, il tutto in un panorama testuale di elevata qualità.

Non mancano, ovviamente, versi di critica politica, frecciatine ai “colleghi” in ambito musicale, featuring con artisti simbolo di una scena rap in evoluzione (o involuzione, che dir si voglia) quali Fabri Fibra, Sferaebbasta, Nitro, Coez.

Il disco, la cui uscita è stata anticipata da un teaser che Salmo ha voluto pubblicare sui propri social e su PornHub (sì, è un sito porno), si apre con uno dei due singoli che ne hanno anticipato l’uscita, ovvero 90min, in cui Salmo denuncia la becera moda dell’italiano medio versione 2018, criticandone il finto moralismo e lo squallido attaccamento alla tradizione, tematiche che lo distrarrebbero dai problemi attuali, come politica (“poteri forti / aprono i conti / chiudono i porti) e razzismo (“prima di essere un vero italiano / cerca di essere umano).

Neanche il tempo di allacciare la cintura (come da Salmo consigliato alla fine della traccia) che la seconda canzone, Stai zitto ft. Fabri Fibra, tre minuti di autocelebrazione e dichiarazioni decisamente poco amichevoli ad altri artisti passati dal rap alla trap pur di avere un maggior guadagno economico (mi vorrei reincarnare in un trap-boy / per poter dire solamente yeye / senza offesa anche a me piace la trap, boy / a diciott’anni mica sc*** se ascolti gli Slayer), riprendendo comunque le ingiurie contro il fenomeno dell’immigrazione (tutta colpa dei migranti / senegalesi / clandestini / ma stai zitto!).

Le tracce tre e quattro sono rispettivamente Ricchi e Morti e Dispovery Channel ft. Nitro, due tracce molto simili nelle quali Salmo cerca di sfatare il luogo comune del rapper che pensa solo ed esclusivamente dei soldi guadagnati “grazie” al supporto dei fan. Come? Ovviamente ostentando la sua (finta) vita fatta di vizi e ostentazione, anche se con qualche amico in meno (sei ricco quando hai capito che non hai più nessun amico). È però la traccia successiva ad aver mandato in tilt i fan di Salmo, non tanto per il titolo, Cabriolet, ma per la collaborazione con il trapper Sferaebbasta, leader di una scena contro la quale si è sempre scontrato (Mr. Thunder è un dissing all’intera scena musicale italiana), dimostrando quindi di poter essere valido anche in un contesto musicale, quello della trap, a lui non proprio gradito. È in questa traccia che Salmo punta il dito contro una delle riviste a stampo musicale più importanti d’Italia, criticandone l’attitudine e la qualità (volevo fare il batterista / suonare con un gruppo rock / meglio che fare il giornalista / e pensare sia un lavoro scrivere su Rolling Stone).

La traccia successiva è Ho paura di uscire, strofe di stampo freestyle versificate su una traccia elettronica, dimostrazione dell’infinita versatilità dell’artista, anche se non mancano riferimenti alla Chiesa, da sempre attaccata da Salmo (la mia penna è un crocefisso / manda a farsi benedire / ho gli anni di Cristo / meglio non uscire). I toni si attenuano nella traccia n°7, Sparare alla luna ft. Coez, canzone realizzata in collaborazione con Netflix (che ha collaborato alla realizzazione del videoclip) e liberamente ispirata alla serie tv Narcos (non sentirò gli spari / oggi mi sveglio domani / c’è una canna che fuma / sotto questa luna).

PXM è una traccia controversa, in cui Salmo analizza il binomio droga-gioventù, problema sempre attuale ma troppo spesso erroneamente associata al rap, frecciatine ad Asia Argento, critica alla moda e ai “finti rapper” (pregherai per me quando morirò / io non ho paura della malattia / sono uno scrittore non morirò / ci sarò sempre / Prega X Me).

Senza dubbio è Il cielo nella stanza la canzone più melodica dell’album, ballad che parla d’amore ma senza versi poetici, riportando in una canzone tutte le sfaccettature di una relazione di amor/odio, fatta di sigarette, promesse, tradimenti (scusa il tocco di classe / ma credo la terra sia piatta / quando sei qui il mondo inverte il suo asse / e scivoli tra le mie braccia).

La traccia N°10 è TIE’, una base strumentale nella quale Salmo si diletta con la chitarra, quasi a voler preparare l’ascoltatore alle ultime tre canzoni e a voler richiamare la musica con la quale è cresciuto.

Ora che fai? parla della vita dell’artista che è nettamente cambiata da quando ha un microfono ed un pubblico ad acclamarlo, come se stesse sbattendo in faccia ad un ignoto nemico il suo successo (ora che brucio con i fiori del male / siamo in simbiosi per la stessa fama). La penultima traccia è Perdonami, altro singolo estratto dall’album, ed è l’ennesima critica all’ostentazione dell’italiano medio e alla scena trap, definendosi un solo soldato che lotta contro un esercito di “senza cervello” (scusa la spocchia / io sono uno / voi centomila, nessuno).

Il disco si chiude con Lunedì, un messaggio che Salmo lascia ai suoi fan, quasi una richiesta di supporto, ma allo stesso tempo è un invito a non emulare la sua vita, fatta di sacrifici e mancanze, senza persone di cui fidarsi davvero (sai che certe notti mi trapassa un’idea / ho voglia di affogare ma c’è bassa marea / se sono vivo è perché da quando scrivo bro / non respiro, vivo in apnea).

Playlist è frutto della costante maturazione dell’artista sardo, un concept-album capace di parlare con sottile ironia di tematiche delicate come politica, razzismo, droga, emancipazione giovanile, e allo stesso tempo sfatare il falso mito del rapper travisatore di menti e dai contenuti banali. D’altro canto, è riuscito a raggiungere in pochi mesi il riconoscimento di Disco d’oro e singolo di platino.

90 minuti di applausi.