Personaggi, a cura di Francesco De Massis, Pescara 1/02/2019

Questo articolo della rubrica “Personaggi” vede come ospite Marco Laurenti: studente universitario di Giurisprudenza, direttore della nostra testata on-line, una fabbrica di cultura creata da amici che hanno voglia di mettersi in gioco. Marco ricopre anche ruoli in diversi ambiti dell’associazionismo, che adesso condividerà presentandosi ai nostri lettori. Chi è Marco Laurenti?

È un ragazzo come tanti altri che ha studiato al liceo scientifico di Pescara, si è iscritto presso la Facoltà di Giurisprudenza a Teramo e ha portato avanti i suoi studi e, in contemporanea, ha avuto la possibilità di dar vita a quella che è una nuova realtà, insieme ad altri ragazzi che si vogliono impegnare per migliorare nel piccolo la loro vita da universitari. Così, non trovando una casa, per tutti quei ragazzi che prima delle idee politiche hanno una competenza, abbiamo deciso di creare una nuova realtà che si è chiamata “Idee in Movimento”, che all’incipit qualcuno voleva far passare come filo destra, filo sinistra, ma che in realtà ha al suo interno tanti ragazzi che hanno semplicemente voglia di fare bene il proprio lavoro dentro un’associazione studentesca, che non si fermano davanti a quella che può essere una semplice idea filosofica, di partito o altro. Si va ben oltre la concezione “statica” di associazionismo, si arriva appunto alla creazione di questa redazione. È un percorso iniziato un anno e mezzo fa, per caso, dal quale poi si è arrivati a sviluppare questa redazione.

Parlando di politica, Marco, non noti che nel contesto politico attuale e nella vita quotidiana di chi non fa politica, ci sia un’estremizzazione del dialogo? Hai citato l’opinione negativa di alcuni riguardo Idee in Movimento, connotata come un organo schierato. È possibile nel 2019 dare il proprio contributo senza esasperare il discorso?

Mah, impossibile no, ma difficile sì, perché purtroppo si è sempre stati attaccati alla concezione di partito. Dalla DC fino ad oggi, passando per il 2011, sono sempre esistiti I classici partiti con un funzionamento verticistico, i congressi nei partiti maggiori sono avvenuti comunque dopo il 2011. Nell’immaginario collettivo, si pensa che una persona a prescindere dalle sue idee e dalle sue azioni sia riconducibile a qualcosa. È difficile scindere la concezione politica dall’associazionismo. Io, personalmente, per l’associazionismo studentesco trovo inutile schierarsi, perché all’interno di un ateneo, di una facoltà, non ha alcun senso pensare di essere di destra o di sinistra, piuttosto si fanno cose per gli studenti e basta.

Conosci la canzone “Destra, sinistra” di Giorgio Gaber? Non trovi che, ancora oggi, si senta troppo il peso dell’ideologia, rispetto all’ideale? Se si è di sinistra, bisogna mettersi una maglia rossa, oppure, se si è di destra, bisogna salutare con il braccio alzato? Tutto ciò non condiziona la politica abbattendo l’incontro tra tutte le anime?

Personalmente, penso che non sia necessario indossare una maglia rossa o stare col braccio destro alzato per essere identificato di sinistra o di destra. Certo che oggi, anche nei giovani (ed è l’argomento che mi interessa maggiormente), non esiste più moderazione; si è considerati democristiani nel senso dispregiativo, una persona che spara a zero, le persone pensano di poterti mettere i piedi in testa solo per il tuo maggior utilizzo della ratio rispetto ad altri e capisci che magari determinate scelte politiche, fatte da un Governo di sinistra, possono risultare di destra, e fatte da un Governo di destra possono risultare di sinistra.

L’esempio è anche la passata legislatura…

Appunto: l’esempio che faccio sempre, e che personalmente reputo più lampante, è stato Minniti che, pur facendo parte del Partito Democratico e essendo Ministro dell’Interno, si è impegnato nel gennaio del 2018, purtroppo quasi al termine della legislatura, a condurre quelle politiche già precedentemente esposte da Silvio Berlusconi nel 2008 per contrastare l’immigrazione clandestina, andando a risolvere lì i problemi e non qui in Italia. Al di là di tutto, è solamente per avvalorare la tesi che sto portando avanti; reputo che la proposta sia stata pensata bene da entrambe le parti, ma non perché l’abbia detto Berlusconi o Minniti, perché semplicemente penso che sia la soluzione migliore soprattutto dal punto di vista delle potenzialità del lavoro non sfruttate con tutte quelle che sono le garanzie, magari non esattamente le stesse presenti in Italia, anche per il contesto culturale molto diverso dal nostro. Risulterebbe abbastanza complicato, ma iniziare un procedimento del genere non sarebbe male.

Concludendo, dato che ne sei il direttore, in cosa consiste la testata “Redazione Idee”, intesa come fabbrica della cultura e come luogo di scambio di idee? La missione prevede l’accoglienza di chiunque voglia mettere a disposizione il suo contributo, indipendentemente dal suo pensiero e le sue convinzioni? Racconta il nostro progetto.

Redazione Idee è nata per caso, pensando in uno di quei momenti in cui ti fermi a chiederti cosa si può fare per migliorare ciò che c’è. Il filo conduttore è quello di ampliare la conoscenza dei ragazzi: nel nostro piccolo diamo spazio alle loro opinioni. Il progetto parte dall’associazione a Teramo, che poi si è estesa a Chieti, Perugia, Roma, Milano, Bologna, Pescara; le realtà sono molto differenti tra loro ma hanno raccolto ragazzi con idee molto differenti, che però hanno dato frutto alle proprie opinioni, senza far trasparire possibili antagonismi.

La diversità ovviamente è ricchezza…

Sì: ad esempio, un ragazzo di Napoli che mi ha contattato presentandosi come il “paladino della giustizia” e dell’ “opinione pubblica”, è arrivato a dirmi che ero contro la libertà di pensiero, perché l’unico paletto che ho messo era proprio quello di non fare propaganda, trattando di cronaca politica in maniera oggettiva e non soggettiva, perché nel modo appena detto, non si arricchisce la cultura della persona che legge, si attirano solamente persone già prevenute sull’idea, limitando di fatto il range dei lettori. Nato per sbaglio, ci ritroviamo oggi con ventidue autori e siamo in crescita, molti hanno scoperto una passione per il giornalismo, creando tutto da soli: io, il capo redattore Paolo, lo staff che ha sviluppato e si occupa delle manutenzioni del sito, chi si è impegnato come te nelle interviste, Nicholas, che cura le tue copertine, insomma tutti stanno lavorando in posti diversi, ma con un unico obiettivo: quello di accrescere la cultura dei ragazzi.

Un’ultima domanda: ha senso parlare del modello di self-made man, dell’uomo che si fa da sé? È veramente possibile o è una leggenda? 

È possible. Personalmente, sto cercando di farmi strada da solo: l’impegno prima o poi ripaga nonostante le cattiverie, i bastoni fra le ruote, nonostante tutte le dicerie che le persone invidiose possono esprimere nei tuoi confronti. Se vali vai avanti, se non vali rimani indietro.