Breve riflessione sulla festa di tutti.

Un pugno di statuine da un presepe fatto nel corridoio di una scuola, canti che invocano pace e amore in ogni famiglia: qualcuno la chiama identità, qualcun altro valori, altri ancora tradizione.

La verità è che ogni cultura è fatta di un armamentario di simboli che molti ritengono ‘’kitsch’’, altri come qualcosa che va difeso.

Da qualche anno ormai, nel periodo natalizio, fa sempre più notizia il Natale negato ai più piccoli in ambito scolastico in nome del multiculturalismo.

Fanno discutere le decisioni prese da qualche dirigente scolastico che, per risolvere in maniera semplice la questione, vieta qualsiasi riferimento a temi religiosi legati al Natale.

Docenti che rinunciano ai tradizionali canti per non urtare sensibilità altrui. Questo fa temere un indebolirsi dei valori, una perdita di identità.

Troviamo, allo stesso tempo, realtà diverse che rispecchiano maggiormente la nostra società multiculturale.

In alcune scuole italiane, dove ci sono studenti di fede diversa, si mettono in pratica strategie di integrazione capaci di non abbandonare la festa religiosa, ma di ‘’allargarla’’, perché la religione spiega, non alza muri. Sono tanti gli studenti che in questi istituti non partecipano alle ore di religione e fanno attività alternativa, ma in occasioni collegiali partecipano tutti al dialogo, alle ricerche e allo studio delle tradizioni.

Parliamo dell’istituto comprensivo ‘’Giacomo Leopardi’’ di Potenza, dove ogni anno sono proprio i bambini e i ragazzi ad addobbare le aule in vista del Natale.

È nato un albero multicolore, dal nome ‘’come sono i colori del mondo ’’ ed il presepe è stato allestito con delle statuine portate da ogni studente. In merito a questa iniziativa, com’è giusto, ognuno ha la propria idea.

Mettere in atto questo tipo di approccio significa conoscere e rispettare la cultura e le tradizioni del Paese ospitante.

Nel contempo, le comunità locali dovrebbero aprirsi alla ricchezza della diversità senza preconcetti perché è vero che non possiamo rinnegare la nostra identità culturale, ma l’integrazione non si fa sottraendo.