Niente nuovo che avanza, ma tutta la banda che suona e che canta
per un mondo diverso, libertà e tempo perso, e nessuno che rompe i coglioni!

Avete sentito questo ritornello fino alla nausea, e se così non fosse probabilmente vi trovate su Marte. Appena un anno fa infatti Lo Stato Sociale cantava tutto felice sul palco di Sanremo Una vita in vacanza, e mai si sarebbero aspettati (o forse si) di anticipare quasi involontariamente di descrivere alla perfezione quella che è l’attuale situazione della musica italiana. Parliamoci sinceramente, non è di certo la golden age per gli amanti della musica di casa nostra, nonostante alcuni artisti siano capaci di raccontare storie ed emozionare, che è un pò l’obiettivo di tutti, c’è un folto gruppo di cantanti che proprio non scende giù al criticissimo pubblico italiano, in particolare a quelli che vivono ancora nelle Notti magiche di Italia ‘90.

Ma di chi è la colpa, se mai di essere colpevoli si tratta, di chi fa arte o di chi di essa ne fruisce? Facciamo un pò di chiarezza.


Achille Lauro

Se qualche mese fa alla domanda “ma tu lo conosci Achille Lauro?” molti di noi avrebbero risposto “chi?!” adesso anche gli eremiti rispondono “quello che canta Rolls Royce!”.
Sanremo 2019, tra i venti partecipanti c’è un certo Achille Lauro, eccentrico artista romano, paladino della samba-trap e esteta del terzo millennio: stiamo parlando di un personaggio che spicca e di cui si continua a parlare, bene o male che sia, dallo stile raffinato e rude allo stesso tempo, un Elvis mancato che non perde l’occasione di ostentare la sua vita di eccessi e privilegi, genio e sregolatezza decorati con tatuaggi e gioielli. Eppure piace, la sua hit, Rolls Royce, nonostante sia finita nel cuore del ciclone mediatico post-Festival a causa dei suoi contenuti non esattamente ortodossi e i continui riferimenti ad una vita che porta inevitabilmente all’autodistruzione, è costantemente in radio e la cantano tutti, è inutile nascondersi dietro ad un dito. Lauro si è dichiarato il precursore di una nuova generazione di artisti, surrealisti e maledetti, bravi e dannati, destinati a diffondere la loro musica ovunque; i loro concerti sono un capolavoro di luci ed estetica, coreografie che sembrano uscite da un romanzo futurista e scenografie da Ritorno al futuro. Parafrasando Thoiry Remix, successo dello stesso Lauro

Sembra di stare allo zoo!

Sfera Ebbasta

Se avete fratelli/cugini/vicini di casa adolescenti probabilmente conoscerete tutti i suoi testi a memoria. Se avete oltre quarant’anni invece lo vorreste morto. Gionata Boschetti, ventitrè anni, dalla periferia milanese al trono di Trap King. Più tatuaggi che pelle, più oro addosso di Serse in 300 e quattro di dischi di platino in soffitta, il nome di Sfera è purtroppo associato alla tragedia di Corigliano (di cui trovate un fedele resoconto qui) (se possibile inserisci collegamento articolo Stefano Speranza) e al fiume di critiche che l’artista riceve anche solo respirando, senza contare l’enorme di quantità di calunnie per la presunta istigazione all’abuso di stupefacenti e alcolici, frutto di bigottismo e dei pregiudizi, come se i Nirvana e Lou Reed (due presi a caso) cantassero di unicorni.
È però da ammettere che laddove si pecchi di presunzione ci si sta scagliando contro un personaggio che non perde occasione per alimentare questo fuoco. Come si suol dire, non c’è miglior pubblicità della cattiva pubblicità (gratuita, aggiungerei). Il problema nasce quando si passa la sottile linea rossa tra disgusto e odio, rendendo il malcapitato della situazione vittima della sua stessa situazione, accusandolo anche delle situazioni più impensabili, e nelle quali la musica non c’entra granchè. Dal suo canto Sfera può contare su un organico che l’ha reso una specie di semi-Dio e i risultati sono, ovviamente, arrivati: il trapper è infatti il primo italiano ad entrare nella Top 100 dei singoli più ascoltati su Spotify, ed evidentemente un motivo ci sarà, no?

Mahmood

Lo scorso 18 maggio il cantautore italiano è arrivato secondo rappresentanto l’Italia all’Eurovision, manifestazione alla quale ha avuto accesso trionfando nell’ultimo Festival di Sanremo con Soldi, brano che all’apparenza sembrava una canzonetta da due soldi e che è un tormentone cantato praticamente da chiunque, gli stessi che non hanno però capito quanto profondo in realtà siano le parole della canzone, la quale tratta uno degli argomenti più attuali e di cui si parla troppo poco: l’essere genitori, con tutti gli onori e oneri del caso.

La polemica su Mahmood è però diversa da quella che ha colpito i suoi colleghi, ed è figlia di uno dei mali che affligge la società italiana (magari fossimo solo noi): è opinione di molti infatti criticare non la validità musicale dell’artista, ma il suo background. Mahmood infatti è egiziano da parte di padre, nonostante sia nato e cresciuto in Italia, ed ha dichiarato la propria omosessualità, due caratteristiche che, evidentemente, nel 2019 in Italia non puoi permetterti di avere. E criticare l’uomo indipendentemente dall’artista è da ignoranti, non c’è scusa che tenga.


Menzione d’onore: Dark Polo Gang


Potevano mancare i tre allegri ragazzotti romani? Soldi, champagne e bella vita, ed ecco che l’odio si trasforma in violenza: sono numerosi infatti gli episodi di cronaca legati al complesso trap, tra rapine ed aggressioni. Ma a quanto pare non è bastato, i Trap Lovers stanno tornando, più carichi che mai.

La lista nera degli haters made in Italy è sicuramente più lunga e corposa, sarebbe impossibile riassumerla tutta in un articolo, poichè come è soggettivo il gradimento nei confronti di un artista, lo è allo stesso tempo il disprezzo e l’odio, e in ogni caso chi scrive rischia di offendere qualcuno con le sue parole.

Cercando di rispondere alla domanda posta all’inizio dell’articolo, la colpa non è nè di chi fa, nè di chi ascolta: la colpa è di chi dà voce al suo odio senza neanche soffermarsi un attimo a meditare su ciò che sta ascoltando, unendosi quasi per moda al gregge di leoni da tastiera che quotidianamente sfoga il proprio disagio e la propria indignazione sui social, anzichè fare qualunque cosa per migliorare tale situazione.
Non è colpa di nessun artista se la tua vita è quella che è.
Storpiando il titolo di un famoso film, questo è un paese per vecchi: finché regneranno sovrani ignoranza e bigottismo, l’Italia non sarà mai pronta al nuovo che avanza, neanche con tutto l’autotune dell’universo.