Probabilmente nessuno li ha mai sentiti nemmeno nominare, eppure questi quattro ragazzi di Caserta è da più di due anni che fanno un casino tremendo: Paolo, Giovanni, Matteo e Ilaria sono la risposta indie-punk-rock alla richiesta di novità che ormai da troppo tempo ha investito il mercato musicale italiano, troppo spesso intriso di trap e pop monotono fino alle lacrime. Il loro progetto nasce nell’underground campano nel settembre del 2016 e porta alla luce dopo qualche mese di lavoro Toska, il disco che segna il loro debutto nella scena campana prima, italiana poi, dato che i Gomma vengono chiamati da Calcutta ad aprire i suoi concerti. Seguirà poco dopo un tour che li porterà ad esibirsi in locali in giro un po’ per tutta l’Italia, accompagnato da un costante aumento di fan sui loro profili social.
Ma dov’è la novità? Toska non è un album facile, né tantomeno felice: “un campanello d’allarme” su sentimenti che i giovani (i veri protagonisti dei loro brani) hanno fatto propri ma non sanno nemmeno indicare la loro provenienza, come “l’insoddisfazione, l’inquietudine, l’insostenibile frustrazione la cui origine è sostanzialmente ignota”.

Le loro canzoni sono il manifesto di una generazione che non ha tempo/modo di spiegare il proprio disagio, testi brevi e all’apparenza scollegati, senza senso, eppure sono il rislutato di esistenze provate dal dolore e dall’abbandono, il lato più scomodo di qualsivoglia relazione, con quel pizzico di citazioni letterarie/cinematografiche che non guasta mai. L’emblema del disco è Elefanti, una canzone che colpisce al primo ascolto per la calma e l’angoscia che camminano mano nella mano durante in appena due minuti, per la tenera voce di Ilaria che esplode di rabbia nelle altre traccie del disco, per l’invito a non rivelare a chiunque i posti segreti del proprio animo ma afare come gli elefanti che si nascondono quando sono felici.

I titoli dei brani sono essenziali ed enigmatici (Vicolo spino, Arrendersi, Sottovuoto, Aprile) e raccontano la storia di Alice (alla quale sono dedicate due canzoni, la prima e l’ultima) e della sua vita fatta di silenzi messi sottovuoto e di capelli che si muovono come aerei di carta sulle lenzuola, è un’Alice che è uscita dal paese delle meraviglie e ora fa i conti con la realtà che la circonda.

Dopo una piccola pausa, l’uscita di un EP interrompe il silenzio dei Gomma, si intitola Vacanza ed è composto da tre tracce: una omonima, Foresteria e Falò. E’ un concept diverso, la rabbia c’è ma non si sente, è nascosta dietro la rassegnazione di non poter aggiustare qualcosa che si è rotta per sempre: in Vacanza è sottolineata l’incapacità di affrontare i continui problemi della vita e la necessità di partire per un lungo viaggio mettendoli in secondo piano, mentre Falò e Foresteria sono due tracce più libere, più selvagge, e il riferimento al punk-rock scuola Green Day è evidente e maledettamente azzeccato. E’ la vita vera di quattro ragazzi in cerca di un futuro, e di sicuro non immaginavano che la musica li avrebbe portati a più di 1000 chilometri di distanza dalla tanto amata Caserta: è nell’estate del 2017 che infatti i Gomma cavalcano il primo palco internazionali, performando al Sziget Festival di Budapest.

È l’ultima apparizione (salvo qualche sporadica apparizione) dei Gomma, che iniziano a lavorare al loro secondo album, Sacrosanto, che vede la luce nel gennaio 2019. Stavolta però la musica cambia (e mai frase fatta fu più azzeccata): la chitarra è sempre più aggressiva, il ritmo delle canzoni si fa molto più veloce e ipnotico, la voce di Ilaria è più cruda e violenta, è un percorso emo-core dove emo sta per emotivo nel senso più completo del termine, è un viaggio nell’immaginario vissuto tutto d’un fiato al cui termine ci si trova a riflettere sulla realtà e sul concreto, su ciò che abbiamo vissuto o vorremmo vivere, il tutto in dieci stupende tracce che portano chi ascolta in un passato non troppo remoto. A quanto pare ai Gomma non piacciono i titoli lunghi, forse per creare quell’atmosfera di mistero che li caratterizza, o forse perché non hanno semplicemente voglia di far annoiare già dal titolo, anche se il problema non sussiste data il loro essere maledettamente bravi. Fantasmi, Tamburo, Verme, Strade, Animali, Balordi, sembra una lista della spesa ma in realtà sono solo alcuni dei brani presenti in Sacrosanto, un disco da ascoltare senza interruzioni e con un pizzico di sana voglia di divertirsi.

Lunga vita ai Gomma.