“dedicato a chi, nonostante tutto, non ha mai mollato.”

 

È con queste parole, dolcemente accompagnate dalle note di un pianoforte, che si apre il videoclip ufficiale del brano Petrolio, magistralmente scritto e cantato da Cranio Randagio, all’anagrafe Vittorio Andrei, un ragazzo classe ‘94 della periferia romana, figlio d’arte che silenziosamente e con la capigliatura “rasta” a renderlo inconfondibile, era destinato a far parlare di se. Gli ingredienti c’erano tutti, una voce tenera ma graffiante allo stesso tempo, una metrica da far invidia a mezza (e più) scena rap italiana e testi che ti prendono il cuore e te lo fanno vibrare.
C’erano, gli ingredienti, perché per un ossimorico scherzo del destino, Vittorio è volato via la notte tra l’11 e il 12 novembre 2016, a causa di un mix letale di droghe, mentre si trovava ad una festa con amici. Non voglio e non posso fare il giudice super-partes dell’attitudine del giovane rapper, essendo in primis suo “fan”, ma sopratutto un signor nessuno per giudicare la vita degli altri, ma realizzare che la perdita di un artista così valido sia stata causata dalla droga mi innervosisce non poco.

Il percorso musicale di Cranio Randagio inizia dopo il ritorno da Brisbane, città in cui si era trasferito dopo il suicidio del padre, Mario Andrei, attore e regista, grazie al gruppo punk/rock After92, progetto poi abbandonato per realizzare una carriera solista totalmente basata sul cantautorato rap. Nel settembre 2013 esce il suo primo EP, Mezzo vuoto, e il suo nome inizia ad attirare l’attenzione di etichette discografiche ed artisti, pronti a produrlo e collaborare con lui.

La svolta avviene nel 2015: Vittorio, spinto dalla madre, partecipa alle audizioni della nona edizione di X Factor ma viene eliminato agli homevisit, terza fase preliminare della gara. Poco importa, i riconoscimenti non tardano ad arrivare, poco dopo infatti vince il premio “dallo stornello al rap” ideato e organizzato dall’attrice e cantante Elena Bonelli. Di li a poco solo successi, dalla collaborazione con il producer Squarta che porterà alla luce Love & Feelings, primo disco in assoluto del rapper, alle laurea conseguite in Fonica al SAE Institute di Milano, pubblicando poco dopo Estate – E sto qua, pezzo che insieme a Petrolio, sono la colonna portante della produzione artistica di Cranio Randagio.

E’ però allo stesso tempo la fase calante della parabola della sua vita, poiché nel novembre 2016, mentre è in lavorazione il secondo album (COME IL RE LEONE, pubblicato postumo nel 2018), Vittorio muore tra il silenzio e l’indifferenza di molti, troppi. Ai live di X-Factor Alessandro Cattelan e gli artisti in gara gli rendono omaggio reinterpretando la sua Petrolio che, ironia della sorte, è una canzone che graffia, picchia e critica chi si venderebbe anche l’anima pur di sfondare, avere successo, vivere di televisione e notorietà, anche a costo di guardarsi allo specchio e non riconoscersi.

La morte del rapper è diventata, ovviamente, un caso mediatico, con un esercito pronto a morire pur di condannarlo e gettare fango addosso ad una vita strappatasi troppo presto, solo perché sotto sotto ci sentiamo meglio di altri quando li giudichiamo, no?

Eppure dalle nubi di una morte improvvisa e dolorosa è piovuto giù un diamante grezzo, un album realizzato in collaborazione con numerosi artisti, ma sopratutto con il contributo della madre e degli amici di Vittorio, un disco che ricalca ciò che era Petrolio, rabbia su traccia e tracce di pura rabbia, sparate endovena tramite degli auricolari: se solo potessi è il lamento di un giovane che vede il suo mondo cadere a pezzi, diventare polvere, inerme e colpevole allo stesso tempo, il tutto su una base lenta e a tratti distorta che è l’esatto opposto di Lupi della notte, brano scritto e performato con il rapper Rancore, grande amico di Cranio Randagio e fiore dello stesso giardino che è la scena underground della periferia di Roma.

E mentre le tracce del disco scorrono, rilasciando energia ed emozioni, ma anche regalando momenti d’intima riflessione, ci si chiede cosa avrebbe riservato il futuro di Vittorio, se solo il destino fosse stato più galantuomo. Ma mentre per questo non esiste una risposta, ce n’è una molto forte ed inamovibile su quello che è il presente in cui viviamo, un’epoca in cui Vittorio non c’è più e a distanza di anni c’è ancora chi campa alle spalle della sua morte, come fosse una fontana da cui attingere, una bestia sacrificata da cui asportare carne per nutrirsi. Forse quest’ultima frase è vera, forse Vittorio era davvero una bestia, un animale da palco con i dreadlocks che volavano mentre lui saltava scatenato sul palco, magari un leone, come il simbolo del suo ultimo album (che è devastante, credimi).

Nessuna frase, nessun pensiero, nessun articolo porterà indietro Vittorio, non resta che goderci i suoi regali, e ogni tanto volgere lo sguardo al cielo e sorridere.

 

Ovunque tu sia, ciao Cranio.

 

“la gente si dimentica, si scorda in un secondo
anche soltanto che tu possa stare al mondo
ma come disse un sommo dall’alto del suo intelletto
non puoi fermare il vento, solo fargli perder tempo.

Io volerò, io volerò via,

come un gabbiano, pure se il petrolio mi pesa sul dorso smorzando la scia

io volerò via,

volerò via, perché nel cielo c’è molto di più

che in questa terra sbranata da gru

che in quest’oceano sempre meno blu”

[Petrolio – Cranio Randagio]