“ho sedici anni, ma è già da più di dieci che vivo in un carcere
nessun reato commesso là fuori, fui condannato ben prima di nascere”

Con questi due versi affatto banali e casuali che si apre Argentovivo, brano composto da Daniele Silvestri in collaborazione con Manuel Agnelli degli Afterhours e con il rapper Rancore, in gara nell’ultimo Festival di Sanremo dove si è classificato in sesta posizione collezionando però vari riconoscimenti, come il Premio della Critica “Mia Martini”, il Premio della Sala Stampa “Lucio Dalla” e il Premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo.

Il cuore della canzone è la frustrazione e il grido d’aiuto di una generazione, impersonificata in un adolescente, costantemente vittima di aspre critiche riguardo il modo d’agire, di parlare, di vestire, di pensare, prigionieri in una gabbia che non ha lucchetti, nè tantomeno catene, ma le sbarre sono di ignoranza e pregiudizio.

L’accusa? Nessuna formale, il solo reato commesso dal “protagonista” della canzone è stato semplicemente iniziare a vivere per poi essere trascinato in un’ambiente a lui ostile e a cui ha dovuto adattarsi senza obiettare in nessun modo:

“avete preso un bambino che non stava mai fermo, l’avete messo da solo davanti ad uno schermo
e adesso vi domandate se sia normale
se il solo mondo che apprezzo è un mondo virtuale”

Il mondo in cui si rifugia il bambino (ormai cresciuto) è il solito insieme di “paradisi artificiali” del nuovo millennio, come i videogiochi e la musica a tutto volume, che però sono allo stesso tempo sono gabbia e libertà. Se isolarsi dal mondo è una condanna, le condizioni sono particolari e diverse da qualsivoglia prigione: ogni sera infatti si interrompe per ripartire il mattino successivo, alimentando di fatto il sentimento di frustrazione che lentamente si trasforma in vendetta ma che non avverrà mai dato il ripetersi della solita routine.

“questa prigione corregge e prepara a una vita
che non esiste più da almeno vent’anni
a volte penso di farla finita
e a volte penso che dovrei vendicarmi
però la sera mi rimandano a casa lo sai
perché io possa ricongiungermi con tutti i miei cari
come se casa non fosse una gabbia anche lei
e la famiglia non fossero i domiciliari”

E’ la mancanza di comunicazione che rende impossibile il confronto tra due generazione sempre più ostili e distanti, entrambi alla ricerca di un colpevole in un’eterna e futile caccia alla streghe, e nessuno specialista può ricucire questo strappo.

Spartiacque tra le due sezioni della canzone è l’inconfondibile voce di Manuel Agnelli, il quale si limita a pochi versi, carichi però di un messaggio molto forte. Facendo infatti riferimento ad una delle prime cose che vengono insegnate ai bambini, ovvero il nuoto, Agnelli lancia un’aspra critica a tutti coloro che dipingono come banalità anche le bugie più grandi:

“è così facile da spiegare, come si nuota in mare,
ma è una bugia, non si può imparare
a attraversare quel che sarò!”

E’ il preludio al prepotente ed azzeccatissimo ingresso di Rancore, il quale si è reso autore di una delle strofe più belle (a modesto parere di chi scrive) del rap italiano: è rabbia espressa in versi, è la risposta incontrollata di una generazione che ancora soffre per le ferite che non resiste al dolore ed ha bisogno di urlare quanto instabile l’abbia resa questo disagio di cui è vittima, consapevole di essere ingiustamente condannata:

“uno zaino come palla al piede, un’aula come cella
suonerà come un richiamo paterno il mio nome dentro l’appello
e come una voce materna la campanella, suonerà è un mondo nato dall’arte per questo artificiale
in fondo è un mondo virtuoso, forse per questo virtuale
non è una specie a renderlo speciale e dicono che tanto
è un movimento chimico, un fatto mentale io che non mentivo, che ringraziavo ad ogni mio respiro
ad ogni bivio, ad ogni brivido della natura
io che ero argento vivo in questo mondo vampiro
mercurio liquido se leggi la nomenclatura”

Le due voci si uniscono nella parte finale della canzone, quasi a voler simboleggiare un ipotetico dialogo tra i due artisti che, unificando le proprie posizioni, lanciano un messaggio di speranza e comprensione, evidenziando come troppo spesso il problema della “gioventù bruciata” passi in secondo piano con la banali scuse dell’isolamento degli stessi, dell’incapacità di arrivare ad un compromesso, impossibilità di stabilire un contatto.
Argentovivo è una canzone che non può non portare le persone a riflettere, è lo specchio di una generazione ferita, illusa e delusa, condannata ingiustamente a portare sulle proprie spalle il peso di problemi che non hanno procurato e che sono troppo ingombranti per la carne giovane che possiedono. Alla fine però un colpevole non c’è e non deve esserci, è inutile continuare ad accusarci, cerchiamo piuttosto più dialogo, più comprensione, usciamo da questi mondi virtuali ed abbattiamo gli inutili muri che “loro” hanno costruito attorno alla nostra mente e ai nostri occhi.

Torniamo ad essere argento vivo.

“ti dico un trucco per comunicare,
trattare il mondo intero come un bambino distratto
con un bambino distratto davvero è normale
che sia più facile spegnere che cercare un contatto io che ero argento vivo, Signore,
io così agitato, così sbagliato,
da continuare a pagare in un modo esemplare
qualcosa che non ricordo di avere mai fatto.”