Un’attesa spasmodica durata quasi cinque anni che ha generato un hype che raramente si è visto nella scena rap italiana. Il silenzio si è finalmente rotto lo scorso 5 luglio, quando è uscito su Spotify e le altre piattaforme musicali online Machete Mixtape Vol. 4, ultimo lavoro della Machete Empire Records, collettivo rap ed etichetta discografica, fondata nel 2012 dai rapper Salmo, En?gma, Hell Raton e Dj Slait.

Il disco segue Machete Mixtape Vol. 3 e vede la partecipazione di numerosi artisti, alcuni già presenti nei precedenti lavori, altri esordienti in un collettivo come quello della Machete che ad oggi rappresenta una vera e propria alternativa alla monotona scena rap italiana che da tempo suona come un disco rotto.

La rosa di artisti reclutati è enorme, celando dietro di sé un potenziale di livello eccelso: si passa dai veterani Fabri Fibra, Nitro, Marracash, Jack The Smoker, Gemitaiz e Ghali, ai nuovi volti che rappresentano il futuro della musica rap italiana, come Dani Faiv, ThaSupreme e Massimo Pericolo.

Oltre al giudizio del sottoscritto, che aspettava questo album come i bambini aspettano Babbo Natale il 25 dicembre, è comunque visibile a tutti il successo che MM4 sta avendo: le prime sei tracce della Top 50 Italia di Spotify sono tutte contenute nel disco, con milioni di ascolti alle spalle, primato che difficilmente verrà meno nel breve periodo. Eppure, a molti il lavoro non è piaciuto, sopratutto se si considera la snervante attesa dall’ultimo mixtape: MM4 infatti è lontano anni luce dal suo predecessore, il quale era intriso di strumentali e atmosfere dark, come se tutto il lavoro fosse diretto da Tim Burton e Stanley Kubrick, in un film apocalittico formato mp3.

MM4 è il trionfo della sperimentazione dell’elettronica. Generi che si mescolano passando dalla trap alla techno, grazie al magistrale lavoro di Dj Slait, Sick Luke e dello stesso Salmo, che si diverte a mixare oltre che tenere in mano lo scettro di re indiscusso della scena, nonostante sia quasi arrivato il momento di cedere il trono senza troppi spargimenti di sangue.

Il segreto del successo si chiama equilibrio, incastri perfetti tra voci e personalità diverse, punto di forza di una crew che è più una famiglia che una cricca di artisti bravi e maledetti.

Ecco tre buone ragioni che rendono il disco un diamante grezzo destinato al successo:

  1. EFFETTO “CHIOCCIA”: come già accennato qualche riga fa, la collaborazione tra veterani e rookies rende ogni traccia valida e divertente, oltre che figlie di una metrica ed un flow che raramente si ascoltano. STAR WARS, di Fabri Fibra e Massimo Pericolo è l’esempio perfetto, con il vate  che avvia l’ascoltatore, nella prima strofa, all’incredibile energia del ragazzino appena svezzato che ha voglia (e capacità) di spaccare tutto. 
  2. THASUPREME: sembrerà strano, ma un ragazzo classe 2001 merita un discorso tutto per sé. Ha iniziato per gioco, ed è diventato un perno della scena rap, un elemento imprescindibile, oltre che un talento pazzesco nella produzione di basi, oltre che flow da vendere.
  3. LA CONTINUITÀ: MM4 è la dimostrazione che la Machete è ancora sul pezzo e continua a pompare musica bella e divertente, vittoria per Salmo e compagni.

Ma, come in ogni recensione che si rispetti, ecco tre elementi negativi:

 

  1. IL FLOP DEI “BIG”: c’è poco da commentare, le tracce più deludenti sono quelle performate dai pezzi da novanta, segnale che forse per qualcuno è ora di lasciare spazio alle nuove leve. Ogni riferimento a Marracash in MARYLEAN e Gemitaiz in MAMMASTOMALE è puramente casuale.
  2. MM4 NON HA UN FILO LOGICO: tutto il disco sembra una festa, una gara di freestyle, un lavoro fatto in qualche giorno e pubblicato più per soldi che per altro, nonostante sia frutto di mesi e mesi di lavoro. Ok, è una festa, ma privata, e ok, ci si diverte, ma la maggior parte del tempo si rimane indifferenti. Dopo cinque anni mi aspettavo un minimo di filo logico, magari un album che raccontasse una storia, e non una dozzina di tracce scollegate.
  3. L’EGOCENTRISMO DI SALMO: che Salmo sia un semi-Dio è pressocchè ovvio, ma, davvero, basta. E’ onnipresente, mette lo zampino in ogni traccia, il che è comprensibile se pensiamo che il collettivo e i vari mixtape sono una sua idea, ma giocare a fare il maestrino può risultare inutile, monotono e dannoso.

Tranquilli eh, spacca lo stesso. Lunga vita a Salmo.

Tirando le somme, è ora del giudizio finale: Machete Mixtape Vol. 4 non è il disco che ci aspettavamo, ma non è affatto da buttare: tanto talento, giusto sperimentare con altri generi, conferma di giovani speranze, il tutto in un’atmosfera leggera, forse troppo. Nonostante qualche passo falso, lunga vita alla Machete, sperando che qualcosa cambi, per non sembrare monotoni.

 

Stefano consiglia?

“Sì”.

A Stefano è piaciuto?

“Si e no, in giro c’è molto meglio e molto peggio”.

Traccia migliore: ad ex equo, STAR WARS e YOSHI. Menzione d’onore a MARYLEAN, nonostante quanto già detto.

Voto: 7,5/10 

Mic Drop, giù il sipario. Bella.