Internet, reputato sin dalla sua diffusione il fulcro del libero pensiero, potrebbe cambiare volto.

Il 26 Marzo con 348 voti favorevoli il Parlamento Europeo, dopo tre lunghi anni di gestazione, scontri e fratture, ha varato la direttiva che cambierà per sempre il volto dell’internet of things.

Successivamente alle numerose lamentele recapitate sopratutto ai grandi colossi come Google, Facebook o YouTube, da parte delle grandi editorie, sul tema della distribuzione dei compensi pubblicitari, si attivò la macchina legislativa per ridistribuire i compensi a chi effettivamente produce contenuti e ne è il diretto responsabile.

Ad oggi infatti i colossi digitali avevano il monopolio delle marketing sulle pubblicità che solo in minima parte veniva redistribuito a chi effettivamente produceva i contenuti.

Fin qui diciamo che la logica normativa della direttiva potrebbe essere condivisa, ma in sostanza è l’art. 17 a far discutere.

La tutela del diritto d’autore online, compresi i social parrebbe diventare una vera e propria palla al piede per le piccole realtà. come la nostra, che rischierebbero di chiudere i battenti.

Alla base di quest’ultimo articolo vi sarebbe una vera e propria lotta a chi ricondivide notizie come fossero native del proprio intelletto. Tale pratica, riassumibile anche nella semplice ricondivisione di contenuti potrebbe incorrere a censura.

Una battaglia a chi viola il diritto d’autore, senza però esser a conoscienza degli strumenti di attuazione di tale direttiva. Caratteristica di quest’ultima è infatti il recepimento obbligatorio entro due anni dal varo in Europa, attraverso una normativa che, se anche cambiasse di contenuti, dovrebbe ugualmente perseguire i medesimi obiettivi.

Una sfida tecnologica ma anche politica a cui solo il tempo restituirà un vincitore.