Questa pagina appartiene a quelle donne che non hanno fatto in tempo a gridare aiuto, a quelle donne che si sono difese con tutte le loro forze, a quelle donne che oggi non possono più parlare; ma soprattutto a quelle donne che si riconosceranno in queste parole, che hanno ancora la possibilità di scappare via da una vita che non le rende libere.

Partiamo dagli articoli 1 e 2 della Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne delle Nazioni Unite:

Articolo Uno: Ai fini delle presente Dichiarazione l’espressione “violenza contro le donne” significa ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata.

Articolo Due: La violenza contro le donne dovrà comprendere, ma non limitarsi a, quanto segue:

  1. La violenza fisica, sessuale e psicologica che avviene in famiglia, l’abuso sessuale delle bambine nel luogo domestico, la violenza legata alla dote, lo stupro da parte del marito, le mutilazioni genitali femminili e altre pratiche tradizionali dannose per le donne, la violenza non maritale e la violenza legata allo sfruttamento.
  2. La violenza fisica, sessuale e psicologica che avviene all’interno della comunità nel suo complesso, incluso lo stupro, l’abuso sessuale, la molestia sessuale e l’intimidazione sul posto di lavoro, negli istituti educativi e altrove, il traffico delle donne e la prostituzione forzata.
  3. La violenza fisica, sessuale e psicologica perpetrata o condotta dallo Stato, ovunque essa accada.

La donna ha avuto, e ha ancor oggi, difficoltà ad avere la sua totale libertà. Quotidianamente avvengono atti di violenza di vario genere nei confronti di donne, ragazze e bambine. Per molti anni di questo grande problema se ne è parlato poco, o quasi per niente. Chi subisce violenza ha paura di parlare, di denunciare l’accaduto per timore delle conseguenze. Alla prima forma di violenza sia essa fisica, sessuale o psicologica la donna in questione cerca di pensare e autoconvincersi che tutto ciò sia avvenuto per un suo errore, con conseguente giustificazione del gesto violento. Non si deve credere alle parole del violento, che dopo aver maltrattato, afferma di aver sbagliato, che l’accaduto sia stato solo un raptus e che non accadrà più.  L’errore si trova proprio qui. Se questi eventi non vengono immediatamente segnalati la situazione diventerà sempre più grave e ingestibile. La violenza NON E’ MAI giustificabile.

Tante donne oggi vorrebbero denunciare le violenze subite per anni, per mesi o per un solo giorno che ha segnato la fine della loro libertà ma soprattutto della loro vita.

Non abbiate paura di essere ciò che siete in ogni campo della vostra vita, realizzate i vostri sogni qualunque essi siano e se un uomo che dice di amarvi ve li vieta non permettetelo perché questo non significa amare; lavorate, uscite, non perdete i contatti con i vostri amici per l’eccessiva gelosia, abbiate sempre i vostri pensieri e difendeteli. Siate sempre voi stesse, e soprattutto alla prima parola offensiva, al primo insulto, al primo schiaffo, a quell’abuso, che è toccato a voi non per vostra scelta ma perché magari passavate lì nel momento in cui un maniaco sceglieva la sua “preda”, denunciate e abbiate sempre il coraggio di parlare perché nessuno deve e può togliere la dignità e la libertà di una donna.