Immaginate, camminate per le stanze del Louvre.

Attraversate corridoi e sale. Siete circondati da secoli e secoli di governi, di re e regine, di uomini comuni, di tragedie, di storie che si sono intrecciate forse, in uno dei più bei connubi che possa esistere.

L’arte di raccontare l’umanità. La nostra umanità, fatta di gesti semplici, di incoronazioni, battaglie, racconti leggendari. Ecco, le leggende e la mitologia permeano questo luogo. Loro, che sono state la prima forma che l’uomo ha usato per spiegare, per capire, per raccontare e raccontarsi. Storie che non sono meno attuali delle più realistiche rappresentazioni, storie come quella di Amore e Psiche, che Antonio Canova ha inciso per sempre nel bianco marmo di Carrara. La loro storia, custodita tra le sale del museo parigino per eccellenza. Canova, il nostro conterraneo, che porta a pieno compimento le istanze del Neoclassicismo settecentesco.

A cominciare dal candido marmo, per proseguire con le morbide curve dei due corpi, e la perfezione nei dettagli, e la tensione delle membra di Amore, e il bilanciamento eseguito in maniera così precisa da avere il suo centro nei due visi che si stanno avvicinando, cristallizzati in un momento che tutto fa presagire. Canova è maestro di perfezione, e in Amore e Psiche ce lo dimostra. Ma la loro storia è talmente complessa che in questa scultura non può essere letta solo la maestria del suo creatore. Amore e Psiche, sono l’emblema del sentimento, del trasporto. Purtroppo ho sempre visto questa scultura da documentari, o dalle immagini dei libri di storia dell’arte, ma mi ha sempre creato una sorta di vuoto allo stomaco. Ho guardato a Psiche sempre con grande ammirazione, in lei vedo una donna che ha saputo fidarsi ciecamente del suo amato, e credo sia una delle basi per costruire un rapporto sincero.

Per la prima parte del loro rapporto infatti, i due non si sono mai visti in faccia, complice l’oscurità, di cui Amore si serviva. Lui, il dio del cuore, temeva di far affezionare la ragazza già solo appunto in virtù del suo nome. Psiche però va ben oltre le sembianze di colui che si trova davanti, abbandona quella che in molti avrebbero utilizzato, la razionalità, per poter conoscere colui che aveva davanti. E quello che ne scaturisce è un sentimento talmente forte, da sfidare gli dei, che in chiave più moderna potrebbero essere rappresentati dalle convenzioni che la società ci impone. Un legame che Canova cristallizza in uno dei momenti più rappresentativi, Psiche che si abbandona senza remore e pensieri inutili tra le braccia del suo amato. Forse sarebbe seguito un bacio, ma non ci è dato saperlo, possiamo solo ammirare e riflettere, sull’espressione di Amore che, tiene la sua amata tanto dolcemente quanto saldamente, le sorregge il volto e osserva a sua volta. Amare significa proprio questo, l’abbandono di Psiche e il sorreggerla di Amore. Molto spesso è un sentimento complesso da gestire e da valutare, troppo spesso implica appunto l’abbandonarsi incondizionato tra le braccia di qualcuno, un atto di fiducia. In questo leggo la forte attualità di ciò che Canova ha realizzato, ma troppo spesso oggi chi ci sta accanto è di corsa, il tempo non basta più. E ciò si riflette inevitabilmente sui sentimenti, troppo spesso si vuole tutto e subito, ma l’amore è qualcosa che deve crescere, piano, Psiche non si innamorò di Amore in una sola notte. Quasi sta scomparendo la volontà e il desiderio di comprendere veramente e a fondo chi ci sta di fronte, perché comprendere gli altri o anche solo provare a farlo comporta impegno e fatica, ed inevitabilmente si arriva a dare parte di sé. Nonostante la natura mitologica e quindi assolutamente irreale a cui attinge il gruppo scultoreo realizzato da Canova, oltre che alla perfezione artistica, c’è tanto significato, perché senza miti come questo o come quello di Orfeo ed Euridice, non avremmo potuto capire la vera forza di un amore dato in maniera del tutto incondizionata. Che invita e spinge a riflettere tanto, su chi siamo e cosa vogliamo, su chi sono coloro che ci circondano e su cosa vogliamo da loro. Perché ciò che davvero conta infondo è questo, il ritorno ai sentimenti, quelli puri, sinceri e spassionati, che purtroppo credo stiano scomparendo gradualmente dalla nostra realtà.

Complice la società? Complici i limiti che l’uomo stesso si pone? Ma non è tanto la causa ad essere degna di nota, quanto la cura. Necessaria affinché un giorno, si torni a quel sentire profondo che ha accomunato storie all’apparenza irreali e fantastiche, che però nei sentimenti appartengono a tutt’altro dominio.