Oggi, 10 febbraio, si commemorano le vittime delle foibe e, gli esuli istriani, giuliani e dalmati. 

Per l’occasione, ho avuto l’opportunità di intervistare il Professor Antonio Fares, segretario dell’Associazione Nazionale Vittime Giuliano-Dalmati. 

“Buongiorno Professor Fares, ci parli un po’ di lei.”

“Sono un professore pensionato, sfuggito dalla scuola, poiché oggi profondamente deformativa in quanto segue le mode. Investire nella scuola, vuol dire investire nel proprio futuro, nel proprio Essere e nella propria spiritualità. Sono un geografo, membro della Società Geografica Italiana e storico per natura. Conoscendo bene la geografia avremmo consapevolezza del nostro Essere. Ho insegnato geografia economica all’istituto tecnico Tito Acerbo di Pescara e sono stato cultore della materia di geografia storica presso l’Università di Cassino. Ho formato il corpo docenti di italianistica del Montenegro. Sono consigliere del Libero Comune di Zara in esilio, titolo di cui si è fregiato anche Aldo Duro, linguista e curatore del Vocabolario Treccani. Amo l’Italia, lo Spirito della nostra cultura, un popolo con tremila anni di storia.”

“Cosa s’intende per foibe?”

“Con la parola foibe ci si riferisce alle cavità carsiche della Giulia dove venivano gettate le vittime. Sono rocce carbonatiche che reagendo con l’acqua si erodono. Più in generale ci riferiamo al genocidio voluto da Josip Broz Tito in persona coadiuvato da Edvard Kardelj, suo importante collaboratore, i quali hanno esercitato pressioni sulla popolazione italiana per farla andare via. Questo lo afferma Vladimir Dedijer, biografo ufficiale di Tito e partigiano. Il massacro è avvenuto in tre diversi momenti. Il primo, a seguito dell’armistizio italiano dell’8 settembre 1943. Si colpì innanzitutto la classe dirigenziale italiana. Nella sola Gorizia si contarono in una notte 600 morti, tutte vittime eccellenti. La seconda ondata è da riferirsi al 1944 a seguito dell’occupazione della Venezia-Giulia. Venne colpito tutto ciò che rappresentasse lo Stato Italiano, quindi anche postini e ferrovieri, i quali all’ epoca indossavano una vera e propria divisa. Il terzo momento è ascrivibile a partire dal 1945, quando avvenne la mattanza generale. Nella notte intere famiglie italiane venivano prelevate e trucidate.”

“Come mai, secondo lei, vi è stata tutta questa ritrosia nel legittimare questo eccidio?”

“Noi non siamo un popolo, altrimenti mai avremmo dimenticato questo orrore. La seconda guerra mondiale è stata persa soprattutto psicologicamente. Per Winston Churchill la guerra sarebbe stata vinta grazie ai traditori, di fatti l’8 settembre ha sancito questo tradimento. L’assenza di coscienza nazionale ha reso possibile la mancanza della memoria collettiva. Con la nascita della Repubblica, si è voluto far passare il mito del partigianesimo, non condiviso da tutti, al contrario dell’antica Roma la quale fondava la sua legittimità sul mito di Romolo e Remo, totalmente condiviso da tutte le fasce sociali. Abbiamo tagliato le radici, viviamo con l’illusione un trattato di pace che ci ha reso servili. Di fatti, l’articolo 16 del Trattato di pace firmato a Parigi, nell’articolo 16 pone l’immunità per i crimini dei Partigiani: << L’Italia non incriminerà né altrimenti perseguiterà alcun cittadino italiano, compresi gli appartenenti alle forze armate, per solo fatto di avere, durante il periodo di tempo corrente dal 10 giugno 1940 all’entrata in vigore del presente Trattato, espressa simpatia od avere agito in favore della causa delle Potenze Alleate ed Associate>>.  

Il sentimento nazionale esiste ovunque. Noi italiani abbiamo assunto però il sentimento degli eterni sconfitti, dell’ipocrita scusarsi con tutti per tutto. Bisogna curare prima gli interessi nazionali, in quanto le spedizioni militari all’estero costano alla collettività 16 miliardi all’anno. Abbiamo il vessillo dell’eterna sconfitta. Fino agli anni ’50 si ricordava il sacrificio della Prima guerra mondiale per Trento e Trieste, oggi invece ci siamo dimenticati anche di questo.”

“La scelta del 10 febbraio come giorno della commemorazione, a cosa è dovuta?”

Il 10 febbraio è il giorno della firma del Trattato di Parigi nel 1947. L’Italia rinunciava alla Venezia-Giulia e a Zara. Stati come l’Inghilterra e la Francia hanno imposto la fine coloniale italiana, mentre questi ultimi hanno mantenuto le colonie almeno fino agli anni ’60. In Val D’Aosta i partigiani comunisti hanno impedito l’unione con la Francia. Lo stesso Machiavelli evidenziava l’insolenza dei francesi << E Francesi per natura sono più fieri che gagliardi o destri; e in uno primo impeto chi può resistere alla ferocità loro, diventano tanto umili, e perdono in modo l’animo che divengono vili come femmine.>>. De Gasperi oltremodo, per difendere il territorio Trentino, non ha avuto la forza per preservare nella loro interezza i confini italiani.”

“In linea di massima, quante vittime ha mietuto il sistema delle Foibe?”

“Le vittime sono intorno alle ventimila unità. Materialmente infoibati circa undicimila persone. Le foibe vennero dapprima utilizzate per uccidere e in seguito anche per nascondere i corpi. In Dalmazia si è preferito utilizzare l’annegamento con corda al collo. Vi sono state le fucilazioni, come nel campo di sterminio di Karlovac. A Fiume sono stati infoibati anche personaggi di grande caratura morale come Riccardo Gigante, politico, già podestà di Fiume dal 1930 al 1934. L’attuale Stato sloveno rifiuta di far approfondite ricerche. Alle vittime nei territori giuliano-dalmati si aggiungono i trucidati fuori dallo Stato italiano come Giovanni Soglian, noto linguista ucciso a Spalato il 23 settembre del 1943.”

“Quando hanno iniziato le Istituzioni a muoversi concretamente per ricordare le vittime? E in che modo?”

“Le Istituzioni si sono mosse con le Legge 92 del 30 marzo 2004, con la quale lo Stato italiano riconosce le vittime delle Foibe e istituisce il 10 febbraio quale giorno della commemorazione. Questa data, deve coincidere con il giorno della riconciliazione nazionale. Tutti dobbiamo stringerci attorno ai parenti delle vittime, in segno di solidarietà comune. Soprattutto cerchiamo di essere seri quando piangiamo i morti, senza mistificare o diminuire la portata dell’eccidio. Risulta difficile far conferire ai parenti delle vittime le medaglie d’oro al valor civile, in quanto molto complesso l’iter burocratico per il riconoscimento degli infoibati.”

“Molto è stato fatto negli anni per dare il giusto ricordo alle vittime e non dimenticare una delle pagine più brutte della storia europea. Si può fare dell’altro? E in che maniera?”

“In quanto consigliere del Libero Comune di Zara in esilio- entità che ha come scopo principale il supporto degli esuli, circa trecentocinquantamila- ci occupiamo di assistenza a persone anziane, restituzione dei beni espropriati e salvaguardia delle tombe, che ahimè i croati stanno sfossando. Lo Stato italiano dovrebbe preoccuparsi della restituzione dei beni in Dalmazia, in quanto ci troviamo innanzi ad un diritto soggettivo e inalienabile. È necessario quantomeno un giusto indennizzo. Lo Stato italiano dovrebbe intervenire attivamente, come ad esempio gli Stati Uniti, i quali hanno riottenuto tutti i beni per i propri esuli.”

Qui si conclude l’intervista al Professor Fares, il quale ringrazio nuovamente. Molti sono gli esuli o parenti di esuli famosi. Ad esempio, Sergio Marchionne con madre originaria dell’istriano, il cantautore Giorgio Gaber al secolo Gaberščik con padre triestino, il diplomatico Staffan De Mistura originario di Sebenico, l’attore Gianni Garko nato Garcovich originario di Zara.

Di pochi giorni fa è l’amara notizia per cui a Parma è stato organizzato dal Comitato Antifascista e Antimperialista per la memoria storica, un convegno dal titolo “Foibe e Fascismo”. Nella giornata del 10 febbraio, verrà anche trasmesso un video dal titolo “La foiba di Basovizza, un falso storico”. La presidente dell’ANPI, Carla Nespolo ha così risposto: “È un’iniziativa non condivisibile”. Inutile evidenziare come gli organizzatori del convegno sopracitato siano negazionisti senza scrupoli e in malafede. È indispensabile che le grandi associazioni come l’ANPI prendano le distanze da questo tipo di iniziative, le quali rischiano di banalizzare una tragica pagina della storia italiana. Riprendendo le parole del professor Fares vi porgo i miei saluti. 

Tutti dobbiamo stringerci attorno ai parenti delle vittime, in segno di solidarietà comune. Soprattutto cerchiamo di essere seri quando piangiamo i morti, senza mistificare o diminuire la portata dell’eccidio”.