Lo scorso 11 marzo, sul cielo della costa abruzzese, è apparsa la cosiddetta
nuvola a mensola, tecnicamente definita come Shelf cloud.

Da un punto di vista meteorologico, il fenomeno viene a crearsi quando una massa d’aria fredda si scontra con una massa d’aria calda preesistente al suolo, quest’ultima risalendo condensa, e dà vita alla shelf cloud. Meglio evitare di indugiare sulle implicazioni scientifiche del fenomeno.

L’incertezza che ha generato una simile manifestazione nel cielo, ci ha risvegliati dal torpore del nostro tempo. Eventi del genere, per lo meno in Abruzzo, non capitano spesso, e certamente molti sono stati gli occhi meravigliati protesi verso il cielo. Vi è stata un’aura di incertezza e anche di timore. Un timore quasi reverenziale, nei confronti di una Natura che sempre più ci sta abituando a spettacoli improvvisi, a volte anche tragicamente catastrofici.

In questo caso si è verificato ciò che i poeti romantici definivano Sturm und Drang, tempesta e impeto, in questo caso dell’animo. A testimoniarlo, le numerose foto dei pescaresi sui social, e le reazioni contrastanti che oscillano tra l’ammirazione e la paura. Questa tempesta interiore, ha forse risvegliato in noi la consapevolezza di essere davvero uno schioccare di dita nel corso del tempo, e che se paragonati alla grandezza dei fenomeni naturali, siamo impotenti e in grado solo di poter fare qualche foto da postare su Instagram.

Dobbiamo essere grati di certi eventi che ci rammentano di come ci sia un mondo reale oltre ai nostri display. In un’epoca dove la dimensione virtuale sta prendendo sempre più il sopravvento sulle relazioni sociali, i movimenti naturali ci umanizzano.

Chissà se la prossima volta, ammirando le onde del mare o le stelle di una
notte di mezza estate avremo ancora la forza di meravigliarci. Quando
scomparirà la meraviglia, il genere umano potrà dirsi perduto.