Tra violenza e persecuzione.

Quella di Imelda Cortez è una storia assurda, cominciata tanti anni fa. La ragazza, di El Salvador, comincia a subire abusi dal patrigno ora settantenne, all’età di dodici anni, a quindici iniziano gli stupri e in seguito le minacce.

La donna dichiarò: ‘’Il mio patrigno disse che se avessi raccontato qualcosa avrebbe ucciso me, mia madre e i miei fratelli’’.

17 aprile 2017,

Imelda si trova in bagno e ignara di tutto, prova un forte dolore che la costringe a recarsi in ospedale dove qualche ora dopo partorisce.

La bambina sta bene ma il medico, sospettando un tentato aborto, denuncia la ragazza. Imelda Cortez viene arrestata una settimana dopo e oggi si trova ancora in prigione, in attesa di processo e, contro la sua volontà, non le è permesso di tenere la figlia con sé. Ad oggi, il patrigno che l’ha stuprata per otto anni, non ha alcuna condanna.

Durante l’udienza preliminare, sospesa per sette volte, il giudice ha deciso di proseguire con il processo senza considerare la violenza sessuale subita dalla donna, accusandola di essersi inventata l’abuso per giustificare il successivo “crimine”.

Il test del DNA ha però confermato la paternità della bambina nata dallo stupro e le valutazioni psicologiche effettuate su Imelda hanno rilevato deficit cognitivi ed emotivi coerenti con gli abusi subiti e i traumi ricorrenti.

Lo Stato ha quindi ripetutamente violato i suoi diritti.

In El Salvador, centro-america, è ancora in vigore la legge che costringe tutte le donne, siano esse minorenni o vittime di stupro, a non interrompere la gravidanza, in nessuna circostanza. L’interruzione, infatti, è paragonata all’omicidio, anche in caso di aborto spontaneo.

Per Imelda Cortez c’è stata una grande mobilitazione nazionale e una petizione in suo sostegno che ha raccolto più di cinquantamila firme.

Nel corso dei mesi sono seguite marce di protesta per liberare la ragazza, ed è partito l’hashtag #SalvemosImelda.

Purtroppo ci sono altre storie simili ed è per questo che in El Salvador è diventata molto attiva la lotta per i diritti delle donne, soprattutto per quelle più povere, abbandonate anche dal sistema sanitario pubblico e denunciate, rischiando il carcere.

Il ruolo della società civile in El Salvador è fondamentale perché ci sono proposte di legge che giacciono inascoltate da più di dieci anni.

Per questo è importante che non si spengano i riflettori su questo tema di cui spesso sentiamo parlare ma al quale non diamo la giusta importanza.

‘’Salvare Imelda’’ oggi significa dar voce alle tante donne salvadoregne che combattono per i propri diritti umani.