“Voglio fare dei disegni che vadano al cuore della gente, voglio che la gente dica delle mie opere: <<Sente profondamente, ente con tenerezza>> vorrei fare un’arte che apporti consolazione agli uomini”

-Vincent Van Gogh


Era il 1888 quando Vincent Van Gogh decise di ritirarsi volontariamente nel manicomio di Arles, con la testa piena di desideri e sogni irrealizzati, ritrae quello che fino alla morte sarà il suo rifugio sicuro, quel luogo intimo che permette allo spettatore di visitare, si colgono infatti alcuni oggetti quotidiani: come gli indumenti sull’attaccapanni, la brocca, la spazzola e il bicchiere sul comodino, il letto appena rifatto dopo le lunghe ore notturne, probabilmente insonne.  Per Vincent la sua stanza rappresentava un luogo di sicurezza e sofferenza, ne è testimone la finestra socchiusa, un tempo sempre spalancata verso le stelle, tiene bloccate all’interno tutte le angosce del pittore. È come se volesse rendere partecipe lo spettatore, che considera come un confidente, di come fosse tormentata la sua vita, eppure non ha mai smesso di desiderare di voler creare il bello, anche con queste semplici pennellate e una tavolozza ridotta a pochi colori vuole tradurre il suo tormento in quiete, per regalare pace.

La stanza è il “porto sicuro” dove ognuno si sente tranquillo e protetto, dove soprattutto gli adolescenti, credono di essere potenti perché possono chiudere, quando si sentono fragili, la porta e creare una barriera fra il mondo che li distrugge e la loro sensibilità.  

Ognuno rivede, in quello di Vincent, il proprio letto che ha visto le lacrime, felicità, la tristezza di doverlo lasciare al mattino.  

È nella propria stanza che si riesce finalmente ad essere se stessi, riporre nell’armadio le mille maschere che si sono usate durante il giorno, non si ha paura del buio perché ci sono le pareti come protezione, ci sono i libri, le foto, i colori dei muri scelti con cura.  

Nella propria stanza ognuno può essere un artista, può dipingerne le pareti, riascoltare sempre la stessa canzone per poi stonarne le note senza temere il giudizio di qualcuno, accatastare tutti gli abiti nell’armadio prima di uscire, attaccare poster e foto per ricordare quello che di bello la vita offre.  

Il pericolo dei ragazzi di oggi è sentirsi inadatti per quello che il mondo impone, per le scelte difficili da affrontare, il non essere mai abbastanza e quindi sigillare la porta della propria stanza, murarla con il cemento per evitare che qualcuno entri e soprattutto di poter uscire, invece di creare come Vincent uno scorcio sincero di sé. Van Gogh nonostante le sofferenze che ogni giorno gli soffocavano il cuore prendeva le sue tele e usciva, cercava nel mondo e nella natura qualsiasi cosa bella potesse offrire ed immortalarla per le generazioni dopo di lui, come testimonianza di incanto.

I ragazzi di oggi hanno paura del giudizio altrui, quante ore passano le ragazze davanti allo specchio della propria camera per cercare di sentirsi belle, si ha il terrore di essere definiti “strani”, “sfigati”, “pazzi”, anche Leopardi, il poeta che più di tutti ha vissuto l’esclusione dalla società e il peso del suo essere diverso scrisse in una lettera al padre:

 “So che sarò  stimato pazzo, come so ancora che tutti gli uomini grandi hanno avuto questo nome. E perché la carriera di quasi ogni uomo di gran genio è cominciata dalla disperazione, perciò  non mi sgomenta che la mia cominci così”.

Ciò che questi artisti, letterati, poeti ci insegnano è che non siamo i primi a sentirci inadatti, ma loro lo sono stati prima di noi e hanno tratto dal mondo tutto quello che potevano, non bisogna rifiutare il mondo per paura di non essere accettati, ognuno è autore della propria unicità.

 

 

“Che ne sanno i ragazzi di come si diventa uomini? Che ne sanno delle istruzioni per l’uso della notte, delle ombre, delle tenebre? I ragazzi si aspettano sempre gioia dalla vita, non sanno che è la vita ad aspettarsi gioia da loro”

-Alessandro D’Avenia, Ciò che inferno non è

 

Vincent Van Gogh, La stanza di Arles, 1888, olio su tela, Rijksmuseum Vincent Van Gogh, Amsterdam