Salvador Dalì, La persistenza della memoria, 1931, 24cm x 33cm, bronzo e colore ad olio, Museum of Moderm Art di New York.
Salvador Dalì, La persistenza della memoria, 1931, 24cm x 33cm, bronzo e colore ad olio, Museum of Moderm Art di New York

Il titolo originario dell’opera, conservata al MoMa di New York, era “Orologi molli”.
La situazione è ambientata in riva al mare catalano della Costa Brava, la spiaggia appare deserta, priva di presenze umane riconoscibili, se si esclude la strana forma distesa a terra al centro dell’opera, sul cui dorso è adagiato un orologio sciolto, figura che probabilmente riproduce il profilo dell’artista.


Il quadro è diviso in diversi piani: sulla sinistra, in primo piano, si apre con un parallelepipedo solido sul quale è poggiato un orologio per una metà sul piano, sopra di esso, vi è collocata una mosca che crea una lunga ombra verso le dodici, la metà inferiore, invece, pende mollemente lungo il fianco del solido. Sulla sinistra si trova un altro orologio, sul quale delle formiche di varie dimensioni creano un motivo decorativo, è l’unico orologio solido che allude all’artista e alla sua più grande fobia: gli insetti.


Continuando verso il bordo posteriore del solido, un esile tronco morto si innalza verso il cielo e un suo ramo sostiene un altro orologio che pende verso il basso.


Sullo sfondo si apre uno specchio d’acqua. A destra, un promontorio avanza verso il mare.
Il cielo è limpido e privo di nubi. Il colore dominante nell’opera è giallo ocra che entra in dialogo con l’azzurro dell’acqua, del cielo e degli orologi. Il punto di vista è più alto rispetto al piano del solido. Tre quarti dell’opera sono riservati al terreno mentre un quarto è occupato dallo specchio d’acqua e dal cielo.

La verosimiglianza del dipinto crea nell’osservatore un senso di smarrimento, tipico delle opere di Dalì, che influenzato dalle teorie sui sogni di Freud, a Parigi si avvicina al movimento Surrelista: avanguardia sviluppatasi dal Dadaismo, fondato da Andrè Breton.

Come ogni opera artistica, letteraria, poetica, questo quadro contiene dei riferimenti alla vita personale e privata del proprio creatore; l’ispirazione per la composizione arrivò una sera, durante la consumazione di un pasto con la propria moglie, osservò la consistenza del formaggio sulla tavola, egli stesso racconta:

«E il giorno in cui decisi di dipingere orologi, li dipinsi molli. Accadde una sera che mi sentivo stanco e avevo un leggero mal di testa, il che mi succede alquanto raramente. Volevamo andare al cinema con alcuni amici e invece, all’ultimo momento, io decisi di rimanere a casa. Gala, però, uscì ugualmente mentre io pensavo di andare subito a letto. A completamento della cena avevamo mangiato un camembert molto forte e, dopo che tutti se ne furono andati, io rimasi a lungo seduto a tavola, a meditare sul problema filosofico dell’ipermollezza posto da quel formaggio. Mi alzai, andai nel mio atelier, com’è mia abitudine, accesi la luce per gettare un ultimo sguardo sul dipinto cui stavo lavorando. Il quadro rappresentava una veduta di Port Lligat; gli scogli giacevano in una luce alborea, trasparente, malinconica e, in primo piano, si vedeva un ulivo dai rami tagliati e privi di foglie. Sapevo che latmosfera che mi era riuscito di creare in quel dipinto doveva servire come sfondo a unidea, ma non sapevo ancora minimamente quale sarebbe stata. Stavo già per spegnere la luce, quando dun tratto, vidi la soluzione. Vidi due orologi molli uno dei quali pendeva miserevolmente dal ramo dellulivo. Nonostante il mal di testa fosse ora tanto intenso da tormentarmi, preparai febbrilmente la tavolozza e mi misi al lavoro. Quando, due ore dopo, Gala tornò dal cinema, il quadro, che sarebbe diventato uno dei più famosi, era terminato»

Osservando il quadro lo spettatore viene rapito da una riflessione profonda, la stessa che condusse l’autore nella realizzazione della sua opera: il tempo, un costante succedersi di secondi, minuti, ore, giorni; una convenzione umana che tenta di quantificare una dimensione che sembra oggettiva, fissa, concretizzata attraverso orologi e calendari. Ma a tali strumenti tecnici sfugge un dato, quello più rilevante eppure, paradossalmente, non rilevabile, incalcolabile, inqualificabile e intangibile: l’esperienza umana, attraverso di essa l’oggettività del tempo viene messa in crisi, poiché i secondi sono differenti rispetto agli attimi.
Argomento, questo, già trattato e analizzato dalle indagini della fisica relativistica da Albert Einstein, che scrisse sul New York Times, nel 1929:


Quando un uomo siede unora in compagnia di una bella ragazza,
sembra sia passato un minuto.
Ma fatelo sedere su una stufa rovente per un minuto
e gli sembrerà più lungo di qualsiasi ora.
Questa è la relatività”.
Albert Einstein


Il concetto espresso a parole dal fisico tedesco viene tradotta da Dalì in immagini: il tempo non è uguale per tutti, o meglio non viene percepito da tutti nella stessa maniera. Questo si verifica ancora di più nello stato di sonno, infatti il quadro è un chiaro riferimento anche al sogno, il paesaggio è ricco di ricordi dell’artista catalano, in quanto prodotti dell’inconscio, appaiono deformati o dalla consistenza quasi fluida, come vengono percepiti dalla memoria.


Questa plasticità temporale riguarda sia diversi individui in diverse fasi della vita, sia uno stesso individuo in diversi contesti. Un bambino ha una percezione temporale legata al qui ed ora; un adulto vive scandendo tempi e ritmi delle giornate in base al lavoro ed agli impegni; un anziano vive una fase della vita in cui la prospettiva futura e, conseguentemente, i progetti strettamente individuali si riducono progressivamente ed il vissuto del passato e della memoria si allargano enormemente.

Gli orologi che flessibilmente si adattano, simboleggiano l’elasticità del tempo e della percezione nel ricordo. Gli orologi, che Dalì impresse sulla tela nel 1931, sono molto più vivi ora che all’ora, in questo determinato periodo storico in cui un mese può sembrare un anno oppure una settimana.

Molti stanno cercando di riempire il proprio tempo, in cui si è costretti a rimanere chiusi nelle proprie case in qualsiasi modo, non capendo il vero valore del tempo che si ha a disposizione, ogni secondo, ora e giorno è insostituibile e irripetibile, anche se si è nelle solite quattro mura della propria abitazione.


Molti sono stati destabilizzati dal doversi fermare, percepire ogni secondo del tempo che prima scorreva come un fiume in piena, rendendosi conto della sua esistenza e dovendolo riempire.

Questo è il giusto momento per poter riprendere quel libro lasciato in sospeso sul comodino, scoprire doti nascoste, come magari la scrittura o il disegno, lasciare che la cultura e il sapere guidino questi giorni che ormai sembrano essere esattamente identici, come gli orologi: non cambiano mai eppure segnano un tempo perennemente differente.

In questo modo quegli orologi che sembrano allungarsi a terra fino all’infinito possono diventare brevi, e ci si può accorgere di quanto il tempo sia prezioso. Non ci si deve limitare a “far passare” o ad “ammazzare” il tempo, ma entrarci dentro e viverlo a pieno, come se fosse l’esperienza migliore che nella vita si possa fare.


Quando questo periodo finirà, sarà troppo tardi per rendersi conto di aver buttato del tempo davvero raro.