Al centro di ricerca della Johns Hopkins University, il countdown che aprirà il 2019, inizierà un quarto d’ora dopo la mezzanotte. Perché l’augurio di un 2019 spaziale arriverà da oltre sei miliardi e mezzo di chilometri, da una sonda giunta ai confini del Sistema solare. A mezzanotte e 33 minuti gli astrofisici e ingegneri della Nasa attendono l’attesa conferma che New Horizons ha raggiunto il suo secondo obiettivo: Ultima Thule, il corpo celeste più lontano mai visitato da una missione spaziale e che finora si presentava come un fioco e remoto puntino. Ma potrebbe essere un carico di scienza e informazioni preziose per comprendere l’origine di quello che ci circonda.

Un piccolo nuovo mondo da esplorare.

Ultima Thule è un grosso sasso per certi versi ancora misterioso, scoperto nel 2014 utilizzando il telescopio spaziale Hubble, ribattezzato così quando è stato scelto come destinazione di New Horizons. Il suo nome era infatti lo stesso utilizzato nel Medioevo per designare una terra lontana, oltre il mondo conosciuto. È talmente distante che ogni suo segnale impiega sei ore e mezza ad arrivare a Terra. È veramente un puntino insignificante, anche quando a guardarlo è Hubble.

Grazie ai potenti telescopi a Terra sappiamo quali sono le sue dimensioni. Circa 30 chilometri di diametro, molto scuro. Riflette circa il 10 per cento della luce del Sole, secondo gli scienziati della Nasa è bruno “come terriccio da giardino”, tendente al rosso. Una volta, guardandolo passare davanti a una stella lontana, si sono anche fatti un’idea della sua forma: irregolare, sembra una “paperella”. Probabilmente è binario, con i due corpi a contatto oppure che orbitano uno attorno all’altro, molto vicini.

Non sappiamo nemmeno se è solo, o possiede un compagno come satellite. Nulla nemmeno sulla sua composizione. Tutte incognite che New Horizons, nel breve tempo che trascorrerà in sua compagnia, potrà aiutarci a decifrare scattando foto in un ambiente davvero buio, dove la luce del Sole è un ventesimo di quella a cui siamo abituati.

New Horizons dispone di sette strumenti, tra cui fotocamere e spettrometro per analizzare la composizione. Gli stessi che ha usato per rivelare al mondo la vera faccia di Plutone. Ora si prepara a mostrarci il volto di un altro inquilino remoto del nostro vicinato cosmico: New Horizons mapperà Ultima, la sua superficie, ci dirà quante lune ha, e scoprirà se ha anelli o anche un’atmosfera, proprio come spiega Alan Stern, principale investigatore della missione che ne farà anche altri studi, come misurare la temperatura, e forse anche la sua massa. Nello spazio di 72 ore, “Ultima si trasformerà da un puntino di luce (una macchiolina nel cielo) in un mondo completamente esplorato”.

Gli scienziati, che seguono quotidianamente il nostro emissario tra le remote lande del Sistema solare, sono ansiosi di sapere cosa ci dirà questa capsula del tempo che fluttua lontano. Infatti New Horizons sta effettuando osservazioni alla frontiera della scienza planetaria e l’intero team è ansioso di svelare l’oggetto più distante e primitivo mai esplorato durante un flyby.