Sono passati 27 anni eppure qualcuno ha ancora il coraggio di rimanere in silenzio.

Sì, il coraggio non deve averlo chi denuncia ma chi omertoso, diventa complice di un sistema gerarchico marcio.

Processi in tutte le città italiane, non solo al sud. Perché non esiste solo lì dove pensiamo che sia, ma un virus che si è andato divulgando in ogni angolo del nostro bellissimo Paese,.

Il Giudice Giovanni Falcone era lì, insieme a sua moglie, nella PQS15, scortato da due volanti della Polizia di Stato, erano diretti all’aeroporto. Quel volo fisicamente non decollò mai ma di certo ha determinato l’inizio di un percorso, che ancora ogni giorno, viene percorso da ognuno di noi, con forza rischiando la vita per non inginocchiarsi davanti al silenzio. 

Oggi più di 1500 ragazzi hanno ripercorso, insieme alla PQS15 lo svincolo autostradale di Capaci, dove 500 chili di tritolo spezzarono le vite di chi si alzava ogni mattina per rendere la Nostra Italia un luogo sicuro, dove denunciare è dovere e non una condanna a morte.

Di strada ce n’è ancora e lo dimostrano i più recenti fatti di cronaca, da “Mafia Capitale” a Mezzojuso, dove omertà e giochi di potere continuano a mettere a repentaglio la vita di chi si oppone fermamente alle ingiustizie, in luoghi ahimè dimenticati dallo Stato.

Chi rimane in silenzio muore due volte.

A Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, agli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e tutte le vittime del silenzio.