Non bastano quintali di dinamite ad abbattere un ricordo.

Quest’oggi alle ore 9.37 crollano sotto la potenza esplosiva di quintali di dinamite gli ultimi due monconi del viadotto Polcevera anche denominato Ponte Morandi.

I genovesi, come gli italiani tutti rimarranno impresse le immagini di quel tratto di carreggiata che sprofondata nel vuoto, portò con sé 43 persone: donne e uomini, bambini e bambine a cui è stato privato un sogno.

Il simbolo di un’Italia che non ha retto il colpo e continua a cedere il passo all’incuria delle infrastrutture a scapito della sicurezza.

Einstein, riferendosi a ben altro scrisse:

 

Neanche i topi sarebbero stati capaci di costruirsi una trappola per topi. 

 

Eppure noi, siamo sempre lì a pregare e sperare che non succeda nulla che possa mettere a repentaglio la nostra incolumità e delle persone a cui teniamo.

Ma non basta.

La prima colata del nuovo ponte, non più Morandi, ma Renzo Piano. Un’opera tanto imponente quanto fragile che lascia spazio all’arte tecnologica moderna, con garanzia che sia l’ultima volta che verseremo lacrime e sangue.

 

Alle 43 vittime, ai loro familiari, ai loro amici