Procede implacabile, citando il grande Lebowski, di generazione in generazione.

Ma costa sta accadendo al grosso della civiltà occidentale?

Sarebbe facile, infinitamente facile, minimizzare tacciando di fascismo questa o quella persona, ma in realtà dietro c’è ben altro.

Qualcosa di più complesso, qualcosa di più antico.

Parliamo dell’Italia, una delle Repubbliche più giovani, letteralmente spaccata in due su qualsiasi piano la si guardi.

L’Italia è fortemente divisa tra Nord e Sud, ricordiamo la sempre più ripescata “questione meridionale”, tra destra e sinistra, tra liberali e conservatori, tra il cosiddetto “Stato minimo” contrapposto allo “Stato massimo”, tra ambientalismo e sviluppo, tra occupazione ed assistenzialismo.

L’Italia è ancora fortemente divisa, triste a dirsi, tra vecchi e giovani, dove l’abisso nel mezzo non tende a favorire le prossime generazioni, tra laureati (pochi) e persone incapaci di una basilare comprensione del testo, tra criminali ed omertosi, giustizialisti ed evasori, buonisti ed odiatori, europeisti e nostalgici.

Senza neanche scomodare il recente spaccato tra fascisti e comunisti (ricordiamo per scrupolo che si tratta di due categorie estinte da un bel pezzo), ci ritroviamo con un’Italia spaccata in due su una decina di fronti opposti e polarizzati.

Non è più tempo di moderazione, confronto, dialogo, le Eho Chambers a cui i social network ci hanno abituati hanno fatto dei nostri pensieri un algoritmo semplice: “Con me o contro di me”.

Proprio in quest’ottica, gli italiani hanno smesso di credere nei partiti, negli ideali e nei programmi di partito, per seguire una persona: gli italiani cercano un leader.

Bene, si potrà pensare, gli italiani vogliono un uomo che li conduca spediti nella direzione scelta dalla volontà popolare, ma a ben vedere la situazione non è proprio questa.

Gli italiani hanno bisogno di un colpevole, inutile girarci intorno.

Lo sport nazionale sembra essere diventato lo scaricabarile italico, un’eterno gioco (talvolta di gran revisionismo) nel quale si cerca il responsabile a cui appioppare tutta una serie di fallimenti per lavarsi la coscienza.

Come potrebbe, altrimenti, un unico leader battersi davvero per la tutela degli interessi di tutte le sopracitate categorie?

Domanda retorica, ovviamente non potrebbe.

Quest’anno tra Sardegna e Basilicata, alle urne l’affluenza riscontrata è stata del 53%.

Indice chiaro e drammatico di una buona fetta di popolazione che da quel fatidico ’46 non ha ancora assimilato i meccanismi repubblicani eppure ricerca già un nuovo leader, dimenticando di aver lasciato l’ultimo a testa in giù.

Avremmo anche fatto la Nazione, ma siamo ancora lontani dall’essere Stato.