Suona l’allarme, sono le 19:00 del 15 Aprile 2019, dal tetto della Cattedrale parigina, si intravedono dei focolari nella parte centrale del tetto. 500 uomini del corpo dei Vigili del Fuoco cercano di limitare le fiamme, ma il vento incombe e il focolare si propaga.

Scene da film, di quelli che per cui non pagheremmo neanche il ridotto per assistere in prima fila ad una catastrofe del genere. Secoli di storia, andati in fumo in sole sei ore. I dipinti, la corona di spine e la tunica di San Luigi.

Il luogo che aveva visto crollare e formarsi imperi, incoronazioni e stragi bruciava mentre il popolo francese, forse per la prima volta, impotente si radunava in preghiera.

Non è un mistero che la Francia stia attraversando un momento politico e sociale delicato in cui qualsiasi evento potrebbe essere la scintilla di una strage. In molti, sociologi e politologi, fin da subito avevano ipotizzato due scenari: il primo, il più nefasto in cui la colpa del rogo fosse stata attribuita alla scarsa attenzione di un Governo in forte difficoltà, determinando una crisi governativa con annessa rivoluzione del popolo francese, la seconda quella di una Francia più unita che mai, che stringendosi insieme al Presidente avesse dato un nuovo inizio.

Nonostante i più fossero propensi per il verificarsi della prima ipotesi, è stata la seconda a prendere piede fin dalle prime ore successive all’estinguersi del rogo.

Milioni di dollari, provenienti dagli uomini più facoltosi della Terra, per un totale che si aggira intorno agli 800 milioni. La guglia ed il tetto non hanno bruciato il valore della cultura francese né il loro spirito collaborativo che da sempre li contraddistingue.