In un’era in cui sembra difficile, per molti soggetti, pensare alla propria vita fuori dalle reti di condivisione, assistiamo alla perdita di due elementi importanti: consapevolezza e lucidità.

In bilico su un precipizio, a tanti metri di altezza, sulle rotaie di un treno; tante sono le persone che mettono a repentaglio la propria vita rischiando di perderla solo per il gusto di immortalarsi in pose estreme. Ma la fantasia dei selfisti non finisce qui: si va dalla foto con bestie feroci che, spesso, aggrediscono il soggetto del selfie, a quelle con l’arma puntata alla tempia, che potrebbe esplodere un colpo all’improvviso, o all’abitudine malsana, ma molto diffusa, di fotografarsi mentre si è alla guida dell’auto, rischiando anche di coinvolgere altre persone.                                        

Parliamo del killselfie: morire per un selfie.

Il fenomeno del selfie estremo pare sia partito dalle ‘sportività’ di un free-climber russo, Alexander Remnev che salendo in cima ai grattacieli non si limitava a fare autoscatti ma vere e proprie riprese in video che, poi, condivideva su canali social come YouTube.

Secondo uno studio della Carnegie Mellon University (USA) e dell’Indraprastha Institute of Information Technology (New Delhi, India) negli ultimi due anni 127 persone sono morte per scattarsi selfie estremi, e sono la Russia e l’India ad avere avuto il numero più alto di decessi.                                                                                                                                    

Più preoccupante è che i dati mostrano un aumento del fenomeno, che negli ultimi tempi ha coinvolto anche il nostro Paese, contando non poche vittime.

Moda, tendenza, esibizionismo, narcisismo digitale, ecco cosa c’è dietro a queste imprese folli. La ricerca ossessiva di un selfie ‘’spettacolare’’ di cui potersi vantare con gli amici, oppure dovuti al desiderio di aumentare i propri follower e ottenere più like possibili. Istanti da cogliere per guadagnare celebrità nel web, sufficienti a perdere la cosa più preziosa: la vita.

A questo stato di cose, diventa importante diffondere la consapevolezza dei pericoli a cui ci si espone semplicemente per un riconoscimento virtuale. E a tal proposito, molti stati come l’India, la Russia, gli USA stanno prendendo misure di sicurezza e stanno investendo sulla prevenzione con volantini, cartelli di pericolo sui luoghi maggiormente interessati e soprattutto formazione nelle scuole.

Può un like renderci davvero felici e migliorare la nostra autostima?                                           

Può un like avere la meglio sulla nostra vita?                                                                                         

La risposta sembrerebbe ovvia, ma forse, così ovvia non è.