Quando neanche la fama ed i milioni, riescono a toglierti l’umiltà.

Prendete una città di circa duecentomila abitanti nel freddissimo North East statunitense. Aggiungete un’economia in crisi nonostante il monopolio dell’industria pneumatica, un tasso di criminalità cresciuto del 55% dal 2011 ad oggi, un raccapricciante calo demografico e lasciate tutto questo impasto in mano ad un’élite politica di puro stampo democratico e conservatore per venti lunghi anni.

Il risultato? Akron, in Ohio, una ridente cittadina sarcasticamente (ma neanche troppo) soprannominata “la capitale della meth”.
E’ dura la vita se vivi ad Akron, ogni giorno devi lottare contro tutto e tutti per affermarti, emergere, o più semplicemente sopravvivere alla spietata concorrenza finanziaria, fuggire dalla criminalità organizzata. 

È per questo motivo che il flusso migratorio per Akron si è bruscamente interrotto, aprendone di fatto un altro che porta via sempre più giovani verso città limitrofe come Cincinnati, Columbus, Dayton, Cleveland, in cerca di opportunità di lavoro e di un futuro meno incerto e grigio.

Piccolo miracolo: il 30 dicembre 1984 nasce nel piccolo ospedale di Akron, da mamma Gloria e padre ignoto, LeBron Raymone James, portatore di un nome destinato a segnare per sempre la storia della pallacanestro e dell’intero Ohio. Cresciuto tra mille difficoltà ma con la forte presenza di ‘ma Gloria, ragazza-madre afroamericana, LeBron dimostra sin dalla tenera età un talento impressionante per la pallacanestro, oltre a modesti risultati scolastici; il suo nome inizia ad essere associato alle migliori High School, dentro e fuori l’Ohio, ma alla fine LeBron sceglie di iscriversi alla St. Mary – St. Vincent, e di giocare per gli Irish. La sua attitudine maniacale alla prestanza fisica e all’allenamento lo rendono un vero e proprio personaggio mediatico, tant’è che la ESPN decide di trasmettere in diretta nazionale le partite di pallacanestro del suo college (immaginate SkySport a trasmettere una partita di calcio di una qualunque scuola superiore italiana).

Il 2003 segna l’ingresso di LeBron nell’NBA, scelto dai Cleveland Cavaliers (50 km da Akron), e porta la modesta squadra a sfiorare l’impresa della vittoria del campionato; si trasferisce ai Miami Heat, dove riesce a vincere il tanto agognato anello di campione NBA, salvo poi tornare a Cleveland nel 2014 e portare i Cavs sul tetto del mondo.
Durante le celebrazioni per la vittoria del primo titolo dopo 64 anni di agonia, per le strade di Cleveland è festa grande, quasi cinquecentomila persone si sono riversate a rendere omaggio al Re LeBron. Durante un’intervista, arriva una promessa, un impegno che lo stesso James prende non con una squadra, ma con la cittadinanza intera, quella di Akron:

<<Questa città mi ha fatto crescere, sono diventato un uomo tra queste strade. Lo prometto, non dimenticherò mai da dove sono partito!>>.

Poco prima di accasarsi ai Los Angeles Lakers, LeBron inaugura la IPromise School in un sobborgo di Akron, una scuola completamente gratuita destinata all’istruzione dei meno fortunati con lo scopo di far germogliare una nuova generazione nel secco e incolore giardino di Akron: la struttura è stata interamente sovvenzionata dalla LeBron James Foundation, a disposizione degli studenti ci sono materiale didattico, divise, bici ed autobus, mensa, supporto psicologico e un diploma che consente l’accesso all’Università di Akron. Attualmente ospita circa cinquecento studenti, ma il progetto punta ad ampliarsi sempre di più, estendendosi ad altre fasce d’età.

<<Io ce l’ho fatta, ora tocca a voi. Impegnatevi e lavorate sodo, vi aspetta un roseo futuro.>>

Le parole del “preside” James sono un vero e proprio monito, un invito a non trascurare questa grande opportunità.

Tutta la scuola è infatti tappezzata di citazioni di illustri personaggi della storia americana, frasi motivazionali come “lavorerò sodo”, “io avrò successo”, “non mi arrenderò mai”, affiancate a murales dello stesso LeBron, e ancora frasi e moniti di Muhammad Ali, Martin Luther King, Jesse Owens, tutti eroi della storia afroamericana.

E’ il progetto più importante e imponente della sua carriera, LeBron ha contribuito con la creazione di questo istituto a dare nuova linfa alla cittadina di Akron, ha mantenuto la promessa più bella della sua vita: l’ha fatto per i ragazzi del suo quartiere, lui li conosce, sa quanto difficile sia la loro vita, conosce appieno i loro sogni e i loro incubi. Anche se ora gioca e vince a Los Angeles, letteralmente dall’altra parte degli USA, il suo cuore è a casa, ad Akron, dove ha fatto tanto per tanti, più di qualsiasi politico.

Ha mantenuto la sua promessa.

L’ha fatto per la sua gente.

L’ha fatto per Akron.

#thepromise