Personaggi, a cura di Francesco De Massis, Pescara 18/02/2019

 

Il protagonista di questa intervista della rubrica “Personaggi” è l’architetto Nevio Morelli, tecnico del Comune di Pescara. Si presenti ai nostri lettori con un breve excursus della sua storia personale.

Ho 55 anni, sono nato a Pescara da una famiglia umile; mio padre era il portiere di un palazzo al centro di Pescara e mia madre una casalinga. Sono settimo di sette figli, ho vissuto in una situazione famigliare abbastanza complicata, ma poi alla fine sono andato avanti studiando e andando all’università, facendo dei sacrifici; avevo un doppio lavoro, mi sono prima diplomato geometra e poi laureato architetto. Successivamente ho fatto corsi di specializzazione , in particolare in Canada, dove sono rimasto per cinque anni ed ho acquisito delle conoscenze più approfondite sui sistemi informativi territoriali. Ho visto da vicino queste particolari procedure informatiche per il controllo dei dati sulla pianificazione territoriale, diffuse con un’ottica innovativa negli anni 90’ negli Stati Uniti, in Canada e nel Nord Europa ma che in Italia non ha mai avuto particolarmente successo. Da questa esperienza ho acquisito un bel curriculum che mi ha portato diversi anni a lavorare all’estero. Inizio poi la mia esperienza da professionista dove in Canada, per quindici anni mi sono occupato di consulenza per diverse aziende tra cui l’HOK, un’azienda internazionale di pianificazione e per istituzioni accademiche come il Central Skepers Recerce dell’università di Toronto. Ho iniziato la mia esperienza nella pubblica amministrazione proprio in Canada al Comune di Toronto (CDN) come consulente. Sono tornato in Italia, mi sono sposato avendo quattro figli; ho vinto un concorso al Comune di Pescara proprio con queste credenziali, investendo nelle mie esperienze. Il concorso non fu facile, perché c’erano diversi tecnici già strutturati nella PA, competitor abbastanza capaci.

Date le sue esperienze, può dirci le sue esperienze tra l’impiego pubblico ed il lavoro privato? Inoltre, quali sono le differenze nel pubblico impiego in Italia e all’estero?

Voglio partire subito tra le differenze tra l’Italia e l’estero: il mercato del lavoro all’estero è molto più flessibile rispetto al nostro, anche per il pubblico impiego. In Canada, ad esempio, accade che tecnici esperti del settore pubblico possano migrare verso aziende private per ragioni di convenienza economica.  In Italia c’è una consolidata continuità: I dipendenti pubblici si congedano tali. Il mercato privato è molto altalenante, poco costante e rischioso: non esattamente un incentivo a mettersi in gioco; il privato in Italia non riesce a garantire una serie di aspetti assicurativi, anzi, purtroppo chiede sempre di più ma allo stesso prezzo. Negli USA, in Canada, nei paesi nordeuropei la domanda è molto alta, ma è tale anche la controprestazione: tutto ciò che è supplementare al contratto di lavoro, viene retribuito. Il discorso meritocratico nel settore pubblico in Italia è molto labile: se lavori di più non vieni premiato; la struttura pubblica in Canada segue pedissequamente la dottrina meritocratica: l’importante è produrre. Per concludere, essere un architetto nella PA, significa avere una certa sicurezza, nel privato, sei come un cercatore d’oro, i clienti; è difficile che il cliente venga da te, sei tu che devi rincorrerlo e convincerlo a commissionarti un progetto. A livello economico il dipendente pubblico non è ben pagato, ma vive, come già detto, in una condizione di sicurezza: il ventisette del mese arriva lo stipendio e non una tantum. Purtroppo, tra fare l’architetto in una struttura pubblica ed esercitare la libera professione, attualmente, vi è un gradino veramente incolmabile.

Come si svolge la sua professione?

Da più di dieci anni lavoro nella pubblica amministrazione; a differenza delle mie passate esperienze, non lavoro nel campo nel campo dell’urbanistica; ho responsabilità, in team con altri colleghi di gestire l’edilizia privata a Pescara: controlliamo le pratiche edilizie che ci presentano gli architetti, gli ingegneri ed I geometri. Mi occupo anche dei frazionamenti, una procedura di controllo del territorio, utile in fase preliminare dell’accatastamento, e degli asservimenti, l’inserimento dei Permessi di Costruire (PdC) all’interno di mappe catastali per verificare la potenzialità edificatoria del territorio secondo la legge. Sono un funzionario, senza responsabilità decisionali, ma devo seguire le procedure previste dall’ente. Io controllo i professionisti che portano avanti le proprie idee, un’ottica privilegiata.

Che ruolo ha l’evoluzione normativa nell’edilizia? Qual è l’importanza della semplificazione amministrativa?

La normativa sull’edilizia è composta da diverse leggi ordinarie, dai regolamenti edilizi e di igiene dei comuni, dove ci sono specifiche tecniche che tutti devono rispettare. Il Testo Unico 380 del 2001 definiva delle regole su cui impostare la materia dell’edilizia. Ci sono stati molti cambiamenti che, probabilmente, hanno complicato ancor più la burocrazia e la difficoltà interpretativa dei regolamenti. Il legislatore con questi interventi ha derogato la responsabilità ai tecnico esterni, che si sostituiscono praticamente a noi per il rilascio delle agibilità e delle certificazioni. Nell’ultimo periodo la figura del funzionario si può paragonare  a quella di un poliziotto che controlla l’operato del professionista: interveniamo a sostegno e giudichiamo le certificazioni e le autocertificazioni dei tecnici. La verifica viene fatta sulla liceità amministrativa e documentale, sulle procedure per la comminazione delle eventuali sanzioni e dei diritti da corrispondere all’ente. Punto centrale dell’evoluzione normativa è anche la tutela della sicurezza, soprattutto per gli interventi di rimozione e bonifica dell’amianto e per la ristrutturazione degli edifici; noi abbiamo anche responsabilità su questo aspetto. Concludo con la semplificazione amministrativa che è fondamentale; nel nostro contesto c’è una grave problematica: la burocrazia significa potere, di conseguenza, per alcuni, più burocrazia c’è, meglio è. Purtroppo c’è, di fatto, la possibilità di applicare le regole in maniera discrezionale; la burocrazia può aiutare anche i favoritismi che non si rilevando oltreoceano, anche per assenza culturale di ciò; non c’è neanche l’amicizia sul luogo di lavoro, all’estero si è amici fuori, magari davanti una birra. Un’ottima semplificazione, può gettare le basi di un cambiamento culturale.