Personaggi, a cura di Francesco De Massis, Teramo 20/02/2019

Oggi, alla rubrica “Personaggi” partecipa Dario Luciano Di Dario, già quadro direttivo della banca Tercas a Teramo, uomo di finanza recentemente impegnato per la cosa pubblica, soprattutto per la sua città: ricopre la carica di consigliere comunale; insomma, una persona conosciuta a Teramo. Andiamo al sodo: cos’altro possiamo dire su di te?

61 anni, da due anni e mezzo sono in un fondo interbancario: non lavoro più e mi è sembrato giusto spendere il mio tempo per la città dove vivo. Ero e sono amico di Gianguido D’Alberto, mi è sembrata la persona adatta per cercare di cambiare Teramo e l’ho appoggiato. Abbiamo vinto le elezioni a giugno del 2018 e ci impegniamo per la nostra città; è la mia prima esperienza politica e com’è giusto, saranno i teramani tra quattro anni a dire se abbiamo fatto bene.

Facciamo un passo indietro. Hai passato una vita sul campo lavorativo del direttore di banca. La banca è un’istituzione nei cui confronti i cittadini hanno perso progressivamente fiducia nel tempo, forse anche per problemi mediatici. Probabilmente è percepita lontana dalle persone; come spieghi questa scollatura? Come percepisci il contesto di crisi generale in cui viviamo?

Io ho vissuto momenti bellissimi in Tercas. Ho lavorato in un’unica banca per trentanove anni: sono sempre rimasto un “uomo-Tercas”, ho preferito non cambiare mai. La Tercas è la banca della città, vicino alla gente; conosciamo i nostri clienti quasi uno ad uno. Purtroppo c’è stato un momento in cui qualcosa è cambiato nella nostra realtà: siamo andati in difficoltà e non sono certo io quello che può dire il perché. Siamo stati commissariati ed è arrivata la Banca Popolare di Bari, un’altra realtà: non sono teramani e com’è giusto hanno fatto delle scelte per la salute aziendale. Ci sono stati dei cambiamenti e adesso non è più la banca dei teramani. Per me è stato un dispiacere vedere la mia banca cambiare così tanto. 

Questi problemi però non riguardano solo Teramo. In Italia abbiamo avuto anche altre crisi bancarie negli anni, come ad esempio Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica del mondo, le quattro banche interessate nel 2015, la Banca Popolare di Vicenza come la Carige poco tempo fa. Si può rintracciare un sintomo in invasioni di campo che forse andrebbero evitate?

Sicuramente sì, spesso anche i componenti dei Consigli d’Amministrazione non sono del mestiere. Le banche dovrebbero essere affidate a persone d’esperienza e di specifica competenza.

Cambiamo decisamente argomento. Com’è Teramo? Come ci si vive? Parlaci della tua città. 

Penso che Teramo sia una bella città. Purtroppo il terremoto negli ultimi due anni ci ha messo a dura prova: è stato un bruttissimo momento, abbiamo tanti sfollati e la ricostruzione è lenta; nonostante tutto penso che è una città dove si può vivere molto bene. Anche la rinascita morale è importante, come ad esempio lo svolgimento di eventi per attrarre il turismo. La ricostruzione materiale è però fondamentale: il manicomio, il Teatro Romano, il Braga, così da far ripartire la città anche economicamente; devono riaprire le attività commerciali, così da vivere al meglio la città. Teramo ripartirà, è una città a misura d’uomo: si esce, saluti tutti, ci si conosce.

Come hai fatto notare, la ricostruzione non è solo materiale ed economica ma anche morale e l’Abruzzo è terra di resilienza; uno slogan che ci contraddistingue è proprio “forte e gentile”. Hai dei suggerimenti sulle opportunità che interessano il nostro territorio?

Sulla ricostruzione ti parlo da terremotato. Ho un’ordinanza di sgombero; abbandonare la propria casa è brutto, è durissimo. Adesso sono in affitto e spero di tornare al più presto nella mia casa.

Siamo in tanti: a Teramo si contano oltre quattromila sfollati, questo riflette su tutta la comunità. È importante sul territorio che riparta l’economia: se si lavora, si sta meglio; è dura ma sono molto fiducioso. In un discorso più ampio, la crisi in questo momento è dura, purtroppo non si vedono delle politiche a livello nazionale per rilanciare l’economia. A mio avviso, provvedimenti come il Reddito di Cittadinanza non sono utili alla necessaria risoluzione; magari, io avrei dato incentivi agli imprenditori che assumono; certamente però io non ho la soluzione. Nonostante tutto però ce la possiamo fare. E poi, parlando di Teramo, ce la faremo sicuramente.