Una piccola rivoluzione su Instagram.

Grande, anzi enorme per i “like addicted”, ovvero tutti quegli utenti che hanno sviluppato una nuova forma di dipendenza psicologica dal numero dei like su ogni foto postata. Infatti i “mi piace” sono ciò che contraddistingue ogni tipo di social network, ed Instagram non fa eccezione.

È partita in Italia, dopo il Canada, una fase- test che nasconde il numero dei like agli utenti, ovvero nessuno potrà vedere la quantità di gradimento di un post, se non l’utente che l’ha pubblicato.

Se fino ad ora, sotto ogni singolo post, appare la scritta “piace a 100 persone”, con il test l’utente vedrà solamente il nome degli amici che l’hanno gradito, ma senza sapere quante.

La notizia, è una piccola grande rivoluzione, perché se diventasse il nuovo standard dei social, potrebbe modificare non solo le abitudini degli instagrammer, ma anche di tutti quelli che hanno fatto di questo social un vero e proprio business, gli influencer.

La decisione presa qualche mese fa, e ufficializzata solo da qualche ora, nasce dalla volontà di far sì che Instagram diventi un luogo dove si possa essere liberi di esprimere se stessi, ponendo l’attenzione su ciò che si condivide, foto e video, eliminando questa nuova forma di stress da social, che porta gli instagrammer a confrontarsi con gli altri sul numero dei like. Fenomeno che tra le nuove generazioni, quando diventa controllo ossessivo del “cuoricino”, può anche trasformarsi in bullismo o in vera e propria dipendenza.

Inoltre se in futuro venissero eliminati i like quantitativi, non avrebbero più senso di esistere gli account falsi e gonfiati dai “mi piace” e followers acquistati per qualche decina di euro in rete. Pratica quest’ultima che genera un ulteriore fenomeno: quello che spinge utenti dalle vite normali ad emulare gli influencer di professione: profili da milioni di seguaci che generano profitto.

Certamente per le varie Kardashian e Ferragni, il “mi piace” nascosto, non si tradurrà in una diminuzione di valore, perché l’algoritmo del social è comunque in grado di calcolare il gradimento quantitativo dei contenuti, ma potrebbe aprirsi una fase diversa, nuova.

Magari servirà solo a “curare” questa ansia da popolarità che ha contagiato milioni di persone con un virus innocuo, ma solo all’apparenza.