Siamo arrivati al punto di non pensare quasi più, in nessun ambito, se non prendendo posizione ‘pro’ o ‘contro’ un’opinione e cercando argomenti che, secondo i casi, la confutino o la supportino. […]  [Questo] Significa aver perso completamente il senso del vero e del falso

 

Pubblicato nel 1950 presso il numero 26 della rivista francese “Le Table Ronde”, costi quel che costi Simone Weil con il suo “Manifesto per la soppressione dei partiti politici” scende in profondità. Proprio in questa profondità troverà la Giustizia, la Verità ed il Bene comune. 

 

Militante dell’estrema sinistra rivoluzionaria, comunista antistalinista, partecipa alle Brigate Internazionali nella guerra civile spagnola.

 

Riformista rivoluzionaria, una delle mente più brillanti della sua generazione. Ci troviamo catapultati di fronte alla presa di coscienza di come la fiducia nel sistema dei partiti, abbia iniziato ad incrinarsi sin dagli anni ’40. Nel momento più bisognoso in cui invece dovevano essere la forza trainante della vita pubblica. Simone Weil con questo suo elaborato, ha voluto dare speranza all’uomo di poter vagare libero un giorno, senza più padroni.

 

Con la sua prefazione, Breton che conosce la minaccia mortale alla libertà rappresentata dallo stalinismo che all’epoca si sta impadronendo del potere intellettuale in Francia, dimostra di comprendere immediatamente la portata della dimostrazione della Weil. L’idea di partito non rientrava nella concezione politica francese del 1789, se non come quella di un male da evitare.

 

La democrazia e il potere della maggioranza non sono un bene. Sono solo mezzi in vista del bene.

 

“Se la Repubblica di Weimar al posto di Hitler, avesse deciso per vie più legali di mettere gli ebrei nei campi di concentramento, le torture che ne sarebbero conseguite di certo non avrebbero avuto un atomo di leggittimità in più di quanto ne abbiano oggi”. 

 

Il nostro ideale repubblicano deriva dalla volontà generale inscritta da Rousseau, ma oggi dove ricerchiamo questa volontà?

 

Gli uomini convergono nel giusto e nel vero, mentre la menzogna ed il crimine li fanno definitivamente divergere. 

 

La verità è una, così come la giustizia. Simone Weil non accetta mezze misure in questo. 

 

Dicono che votare sia l’unica arma che abbiamo per cambiare le cose. Dicono che il voto sia un diritto. Noi pensiamo, invece, che le nostre armi migliori siano i nostri cervelli e le nostre azioni. Pensiamo che i nostri desideri non vadano delegati.

 

Pensiamo che un esito sbagliato sia frutto di un voto sbagliato?

 

Ebbene il vero sbaglio è stata la nostra complicità a tale meccanismo.  Il nostro consenso, estorto, risulta essere la loro arma, non la nostra. A questo punto vince la logica del partito, vince la menzogna, e ciò non può essere che definito male.  Ecco perché l’adesione ad un partito si sostituisce all’operazione del pensiero.

 

Non c’è bisogno di andare ad urlare in piazza, non c’è bisogno di tirar via gli striscioni. C’è solo il necessario bisogno di ritornare ad essere coscienti dei propri sogni. 

 

L’aderire all’ideologia di un partito in certe condizioni storiche, non vuol dire inevitabilmente prendere parte di qualcosa, bensì spesso rinunciare a pensare con il proprio intelletto. 

 

È questa la democrazia? 

 

Il punto centrale nel discorso di Simone Weil è stato proprio quello di non mettere più al centro il partito, ma cosa rimane al di fuori di esso. 

 

È possibile concepire la politica senza partiti? Senza organi di riferimento cui la gente possa affidarsi?

 

Sopprimere tutti i partiti, nessuno escluso. Poichè hanno un potere inenarrabile nel sottrarre denaro alla comunità. Rimaniamo noi singoli animali però, soli con i nostri pensieri pronti a costruire qualcosa.

 

Nessuna sofferenza attende chi abbandona giustizia e verità. Mentre il sistema dei partiti comporta le penalità più severe per l’indocilità. 

 

Siamo il popolo che esulta per la caduta di un governo, ma ciò non consente nessun avanzamento se si porta a sostituirlo con un governo equivalente.