Contraddizioni ed idoli nell’era di Internet.

Identificarsi, questa dovrebbe essere la chiave di lettura.

La tecnica dell’idolo attecchisce laddove la maggior parte delle persone, per un motivo o per un altro, vorrebbero essere qualcosa di più, qualcos’altro.

Questa è la sacra ricetta del web, riversatasi sui social da quel benedetto 2004, dilagata poi in monetizzazione e sponsorizzazione di contenuti sempre meno specifici, sempre più ambigui.

Da cosa nasce quest’ambiguità?

Sembra che tutti, ma proprio tutti, abbiano un messaggio da lanciare, la domanda è semplice: vogliono davvero lanciare un messaggio?

Le persone non hanno più molto da dire, lo si nota anche e soprattutto dalla semplicità con cui determinati argomenti vengono banalizzati e successivamente polarizzati.

Lo schema è semplice, ed è a prova di insicuri: qualcosa mi piace, qualcosa no; qualcosa la amo, qualcosa la odio; questo sono io, quelli sono gli altri.

Questo accade per una miriade di fattori, non ultima la carenza sempre più sentita di pagine lette pro capite, unita immancabilmente, all’utilizzo di sempre meno vocaboli.

Con la messa a disposizione di grandi mezzi di comunicazione di massa, l’acquisto ad un prezzo irrisorio di apparecchiature tecnologiche avanzate (sì, parlo proprio degli smartphone) e la possibilità di guadagnare “da casa”, come tanto agognato da tutti a giudicare dal numero di inserzioni sul web, la necessità di lanciare un messaggio è andata a farsi benedire, soppiantata in malo modo da una necessità più perversa e decisamente più dannosa: quella di mostrare ad altri, che si sta tentando di lanciare un messaggio.

La differenza sta tutta qui, in una singola parola, semplice ma fatale.

Ora, un messaggio può essere tante cose, ma mai fine a se stesso, altrimenti sarebbe uno slogan, che è tutt’altra cosa. Una persona qualsiasi, invece, se dotata di buon senso, avrà sempre un fine egoistico, alla ricerca di un benessere superiore.

Finisce così la nostra storia, con chi vuole diventare qualcuno che cerca di aggrapparsi a chi ha costruito su di sé una fittizia immagine di notorietà, e chi dall’altro lato cerca di capire cosa diavolo stia accadendo, e perché le persone comincino a comportarsi come delle scimmie.

All’idolo di ieri, si sostituirà l’idolo dell’ultima ora, e in questo gioco perverso l’unica vittima è proprio il messaggio, masticato e sputato fuori in più salse, sempre più spoglio, sempre più banale.

Ma a chi importa? Domani è un altro giorno, porterà con sé una nuova moda, una nuova verità, un nuovo idolo.

Il Re è morto, evviva il Re.