È il 1797, nel suo studio Goya lavora, ma non per commissione o necessità di sostentarsi. Questa volta lo fa per suo puro piacere e desiderio, lavora al 43esimo foglio della raccolta che intitolerà “I capricci”. Egli quindi, porta alla vita in questa maniera, Il sonno della ragione genera mostri.

Un’acquaforte, dal titolo semplice tanto quanto la facilità con cui ci si perde nel guardarlo.

Un’acquaforte, i cui tratti, incisi su di uno strato sottile di cera stesa, su una lastra di metallo, lasceranno segni ben più evidenti e profondi, una volta conosciuti e ammirati dall’umanità tutta.

Osservando il lavoro di Goya, come già detto si può notare una certa semplicità nella rappresentazione. Non salta all’occhio la perfezione nei dettagli come in Botticelli, o la ricchezza di cromatismi come in Gauguin. In primo piano, un uomo, che dorme con le braccia abbandonate su un tavolino. Il suo sonno però non è sereno, genera “mostri” dalle fattezze terribili, il cui aspetto è carico di quella simbologia negativa che solo a pensarla incute timore. La sua figura, è quindi appressa da animali notturni, volti dalle fattezze malefiche, esseri legati a tutto ciò che è malvagio e nocivo.

Niente di più semplice, all’apparenza soltanto però.

All’apparenza, perché dietro a questo lavoro di Goya sta tutta la complessità del periodo storico che si trovava a vivere. Goya infatti, è interprete delle contraddizioni e delle difficoltà del ‘700 spagnolo, tuttavia il suo pensiero, tracciato sulla tela o inciso nel metallo, non si è estinto entro i confini spagnoli. E non si è estinto neanche dopo la sua morte, ciò che Goya ha tratteggiato, è estremamente valido anche oggi.

Ciò che vede Goya, e che riporta ne “Il sonno della ragione genera mostri”, è un uomo che è quasi in totale balia dell’oscurantismo e della superstizione. Due “piaghe”, che sfruttate abilmente possono rendere inermi. L’uomo che è preda di tutto ciò, non sa e non può agire. Privato del suo pensiero critico, può essere paragonato alla stregua di una larva, non ha spina dorsale e non può neanche difendersi. Ma perché ciò accade? Può l’essere umano davvero ridursi così? Nel corso della storia, in tanti casi, ci si è trovati a porsi questa domanda. In molti ritenevano e ritengono tuttora che la facilità al lasciarsi oscurare la mente, da tutto quello che è superstizione o misticismo, sia frutto di una scarsa, o completamente assente, istruzione. Penso che il discorso sia però più ampio. La storia, ci ha fornito esempio di come sia facile cadere in questo genere di errore, ma quando ciò è successo, a caderne vittima furono indifferentemente gli uomini colti e il popolino. La capacità di elaborare un pensiero critico è infatti a mio parere intrinseca del nostro buonsenso, e quello non lo sviluppiamo sui banchi di scuola. Ci nasciamo. Il più sempliciotto degli analfabeti, potrebbe benissimo dimostrarsi più critico di un grande maestro. Niente di tutto ciò è cosa che può essere insegnata. La verità però, è che seguire ciò che viene detto da qualcun altro è sempre molto più semplice, elimina l’impiccio di dover riflettere, toglie di mezzo le responsabilità, possiamo facilmente discolparci da qualunque sbaglio che verrà poi tirato fuori. Quante volte diamo la colpa al carattere di coloro che ci sono intorno, che ci sovrasta e ci schiaccia, ma nessuno può farlo, se noi non glielo permettiamo. Quando a mancare è il coraggio, qualunque scusa è buona pur di non guardare in faccia la realtà. E questa è una “malattia” di allora, e Goya lo ha lasciato inciso ne “Il sogno della ragione genera mostri”, come di oggi. Oggi come allora, il mondo corre veloce, e lascia indietro chi non sa manifestare la propria volontà, chi preferisce mettere da parte il proprio pensiero facendosi “guidare” dagli altri rimane inevitabilmente fuori da tutto. Chi invece, si trova dall’altra parte, un po’ avvantaggiato dal mancato coraggio degli altri, un po’ da come gira il mondo, porta avanti i suoi interessi, ma solo e soltanto i suoi. Sarebbe tanto bello e ancora di più importante, che riscoprissimo il nostro pensiero critico, perché è grazie a lui che siamo diventati tali. La capacità di esprimerci in questo senso, ci ha fatto costruire meraviglie che nessuno mai avrebbe immaginato, ci ha portati all’elaborazione di principi sociali e etici unici nel loro genere, ci ha permesso di sviluppare innovazioni sempre più imponenti. È altrettanto vero e noto che quando essa viene a mancare, si creano, disastri di proporzioni enormi, ogni regola di civiltà viene abolita. Persino l’umanità che dovrebbe far parte di ognuno di noi a prescindere da tutto, si estingue. Oggi come allora quindi, Goya lancia una sorta di monito a coloro che osservano questo suo lavoro. Lui che nel farlo, appoggiava in un certo senso i principi dell’Illuminismo, e guardava alla ragione e al senso critico come le armi necessarie a contrastare la violenza bestiale, si rivolge alla nostra epoca, alla stessa maniera. Perché, oggi come allora, il pensiero critico è l’anticamera della libertà.

 

In ultimo, voglio fare solo un piccolo appunto, per chi ha letto i miei scritti precedenti, e si è trovato a leggere anche questo. Sono arrivata a dare una sorta di attualità ad ognuna delle grandi opere di cui ho voluto parlarvi, non perché sono ripetitiva, ma perché è questo ciò che mi suscita ogni pennellata o ogni incisione di cui ho scritto. Infatti, è proprio da qui che nasce il mio amore per l’arte. In lei, anche se databile interi secoli prima della mia nascita, è lì che riesco sempre a trovare un pezzo di quella che è la mia esistenza.