In settimana, il noto giornale satirico Striscia la Notizia ha pubblicato l’ennesimo servizio in cui punta il dito contro il genere Trap. In particolar modo si addita l’istigazione alluso di droghe al trapper di Cinisello Balsamo (MI) Sfera Ebbasta, nome d’arte di Gionata Boschetti. A seguito della tragica vicenda di Corinaldo, avvenuta il 7 dicembre scorso, il trapper, idolo di una generazione di giovanissimi, è stato al centro di aspre critiche e polemiche. Dapprima quelle più meschine e becere da parte di chi lo voleva responsabile per la morte di sei persone, perché nel Belpaese, secondo alcuni luminari dell’umanità, si merita la morte se si ascolta qualcosa che non risponda ai canoni musicali consueti. Sfortunatamente, a tutt’oggi che le indagini sono in corso e tentano di far chiarezza sulla vicenda, la Rete pullula di stati e affermazioni in cui l’unico accusato rimane l’artista di Cinisello. Rimane curioso constatare come non si vada esclusivamente a colpire l’artista in sé, ma tutto il filone musicale della Trap. Per chi avesse poca familiarità con il genere, vi basta sapere che negli States è nato a inizi duemila negli stati del Sud, come Georgia e Louisiana, e che il suo nome deriva da Trap House, case abbandonate, tipiche dei sobborghi di Atlanta, dove gli spacciatori smistavano la propria merce. In Italia il fenomeno è arrivato in punta di piedi nel 2014, per poi apparire definitivamente nelle classifiche musicali a partire dal 2016. Inizialmente, per molti ragazzi italiani appassionati di Rap in senso stretto, fu difficile comprendere il sound e l’attitudine del genere. Col passare dei mesi però, sempre più artisti con un glorioso passato nel “Rap game” si sono accostati al nuovo genere, su tutti il noto rapper milanese nonché membro dei Club Dogo, Gué Pequeno. Grazie alla presenza di nomi di spessore, la Trap si è presa tutta la scena musicale. Ciò che stupisce di più, è sicuramente l’età media degli ascoltatori che va dai 13 ai 24 anni. Capite già da subito quale sia il problema. Come può un ragazzino di 13 anni ascoltare testi dal dubbio valore civile? Sia chiaro, per civile s’intende il comportamento da tenere in società, perché l’uso e la vendita di droghe costituiscono reato. La risposta può apparire più semplice del previsto. Questi ragazzi devono disporre dei mezzi culturali adatti per decifrare i testi. Chi è nato a fine anni ’90, e magari a 13 anni ascoltava i TruceKlan, parlare di droghe, prostitute e microcriminalità, non usciva di casa compiendo rapine. I ragazzi sapevano che i Truceklan descrivevano uno spaccato di vita disagiata, vissuta nelle periferie di Roma, che quindi non apparteneva alle belle zone residenziali dove magari abitavano. Gli adolescenti ascoltavano rap, anche crudo e “hardcore”, perché ne apprezzavano il sound, la metrica o l’attitudine, senza però necessariamente condividere o addirittura imitare quanto raccontato dagli artisti. Questo poiché i ragazzi disponevano di mezzi culturali appropriati (studio, genitori presenti). Volendo riportare l’esempio all’età dei nostri genitori, basti pensare che sono figli della civiltà dello sballo incontrollato, della vita spericolata, i quali non possedevano le informazioni che si hanno oggi in termini di rischio dall’assunzione di droghe quali eroina e cocaina, (gli anni ’70 e ’80 costituiscono un vero e proprio cimitero per i giovani). E in questo stesso contesto si inserisce uno dei più apprezzati cantanti italiani, ovvero Vasco Rossi, il quale nella sua pluriquarantennale carriera non ha mai nascosto le sue dipendenze. 

“Coca cola si, coca cola me mi fa morire

Coca cola si, coca cola a me mi fa impazzire Con tutte quelle, tutte quelle bollicine”

Bollicine, Vasco Rossi, 1983

Saper discernere questi testi, rimane l’unica arma a disposizione dei ragazzi, per comprendere il confine tra musica e realtà, tra artista e persona. Molto spesso gli artisti recitano una parte (e quindi un personaggio) per poter rimanere in tendenza. Altri, più semplicemente, parlano delle loro vicende personali, senza cercare di mistificare un certo comportamento, ma semplicemente raccontando se stessi. Chi realmente ha vissuto situazioni difficili, venendo a contatto con l’illegalità, deve comunque essere libero di manifestare ed esprimersi come meglio crede. In questo contesto, la musica si pone come percorso per la redenzione. Censurare, non sarebbe poi un’idea allettante, perché essendo in uno stato democratico, la musica non deve necessariamente essere portatrice di complessi valori morali, anzi la musica vera ci scuote dal torpore delle nostre convenzioni sociali. Così la musica prende forma e ruggisce, squarciando le nostre tele come le opere di Fontana. Tornando al servizio sopracitato, l’inviata Chiara Squaglia, indaga su cosa sia la “Purple Drank”, un drink a base di Sprite e codeina, un oppiaceo utilizzato come analgesico negli sciroppi per la tosse. Viene evidenziato come molti trapper ne facciano uso, e lo mostrino sia per mezzo dei social sia per mezzo delle canzoni. Vengono in seguito intervistati dei ragazzini chiedendo loro se sapessero cosa fosse la purple drank. 

“Il giornalista chiede se il rap incita alla droga

I giovani capiscono e conoscono la droga

Faccio una foto al vostro mondo stronzo e c’è la droga, quindi

Prossima domanda, cazzo, questa era un po’ idiota”

King QT, Ernia, 2018

Ormai, la droga, è talmente diffusa e capillare all’interno della società, che la si trova in ogni settore, non solo in ambito musicale. Il giornalismo, la politica, lo sport, lo spettacolo e la quotidianità, pullulano di consumatori di stupefacenti, quindi i giovani conoscono la droga ben prima di ascoltare testi espliciti. Ciò che stupisce però, è la modalità con cui il telegiornale satirico tratta certi argomenti. Con servizi come quelli di Vittorio Brumotti, il recordman che filma le piazze di spaccio delle periferie, non solo l’inviato pone alla gogna mediatica chi delinque, ma offre alla collettività la possibilità di sapere come e dove si acquistano certe sostanze. L’inviato noto per conferire il “Tapiro d’Oro”, Valerio Staffelli ha offerto una chiave di lettura quantomeno ardita della canzone “Rolls Royce” del trapper romano Achille Lauro, spiegando come vi sia un riferimento alle pastiglie di LSD, in quanto il marchio della nota casa automobilistica viene inciso sulla sostanza. Striscia quindi, ha fatto scoprire al pubblico dove e come acquistare e anche come assumere gli stupefacenti. 

Per sdrammatizzare il momento, il rapper Shade ha pubblicato una foto assieme all’attore Francesco Mandelli, imitando l’atto di assumere codeina, rivelatosi poi succo di mirtillo. Ovviamente è esploso lo sdegno dei più, famosi e non.

Da sempre le generazioni adulte hanno cercato di trovare un nemico comune da cui i giovani debbono distaccarsi, oggi è la Trap. Negli anni ’60 erano i Beatles, nei ’70 il Rock, a inizi 2000 il Rap.

Anziché far fronte comune contro uno stile musicale, il genitore dovrebbe essere anche un insegnante, dando le giuste chiavi di lettura dei testi, senza privarlo di una libertà fondamentale e soggettiva, la scelta musicale.