Un temporale di schock, rabbia e indignazione si è abbattuto su Roma nella giornata di sabato 6 luglio.

In zona Centro Giano, quartiere poco lontano da Ostia, due pescatori hanno notato una strana sagoma galleggiare sulle acque del Tevere, qualcosa di simile ad uno sfortunato animale con la testa riversa nell’acqua.

Avvicinato il corpo, la macabra scoperta: una neonata, con ancora il cordone ombelicale attaccato e qualche ora di vita, giaceva nell’acqua. Allertate le Forze dell’Ordine e recuperato il corpo, si è proceduto con le indagini dovute per risolvere, su tutti, due interrogativi fondamentali:

Chi sono i genitori della piccola? E perchè sono arrivati a questo gesto estremo?

I primi esami compiuti sul corpo della piccola hanno rivelato che fosse nata nella giornata di venerdi 5 luglio, viva, in salute e, dettaglio raccapricciante, che fosse ancora viva nel momento in cui è stata gettata in acqua, oltre ad aver mostrato l’assenza di qualunque segno di violenza o percosse.

La Questura della capitale ha predisposto di battere a tappeto le baraccopoli che, tristemente, da anni marcano e deturpano il panorama romano, in particolare quelle che si affacciano sul Tevere, ripari di fortuna sotto ponti che hanno visto secoli di storia, ma che diventano lievito per fomentare malavita e delinquenza. 

Analizzate le condizioni metereologiche e la portata del Tevere, le indagini si sono concentrate sui quartieri limitrofi, con il sospetto che qualche cittadino, e non per forza qualche abusivo o nullatenente, abbia partorito clandestinamente e gettato il corpicino nelle acque del fiume. Sono inoltre stati ispezionati gli ospedali e tutte le strutture sanitarie di Roma Sud, ma ad oggi dei “colpevoli” nemmeno l’ombra. Indagare per omocidio colposo, in una grande città come Roma, in un tratto particolare come il lungo-fiume, non deve essere semplice per le autorità competenti, nonostante siano in possesso dei filmati delle telecamere di sicurezza di tutti i ponti dell’area Teverina Magliana-Ostia.

Questo episodio è però solo l’ultimo di una serie di episodi, tutti concentrati a Roma, in cui a cadere sono i giovani, se non giovanissim, bambini e neonati, vittime di soprusi e violenza, di un mondo che non li vuole o troppo spesso non li merita: nel 2012 mesi di ricerche fecero riemergere dall’acqua il cadavere del piccolo Claudio, lanciato nel fiume dal padre, condannato poi a 30 anni di carcere, per pura vendetta nei confronti della compagna accusata di tradimento.

Il piccolo aveva solo sedici mesi.

Sorte simile, ma molto più sfortunata, quella delle gemelline Sara e Benedetta, di appena quattro mesi, gettate nel Tevere dalla madre Pina, poi suicidida, di cui i corpi però non sono mai stati ritrovati.

Innocenti, condannati ad essere eliminati. Perchè oltre tutte le cause, i colpevoli, i processi e le condanne (per quelle che sono realmente avvenute), si sta sempre parlando di bambini, creature innocenti alle quali andrebbe insegnato solo l’amore, e che andrebbero difese a tutti i costi. Quante volte ci tocca leggere e/o sentire notizie sui maltrattamenti che essi subiscono? Spesse in luoghi in cui i bambini dovrebbero essere protetti e rimanere al sicuro in un gigantesco ossimoro che sa tanto di grottesco quanto di assurdo.

E non è un discorso legato agli ambienti degradati di Roma, ma è molto più universale: se non inziamo a rispettarci, partendo dall’accudire le creature più fragili e importanti della nostra società.

Risale a qualche giorno fa l’intervento del Deputato Fratoianni, il quale, durante una discussione politica con il Ministro dell’Interno Salvini ha mostrato all’aula un disegno di suo figlio, di soli sei anni: ritraeva una barca di migranti, tutti bambini, con una frase che va dritta al cuore, “non avere paura, che ci sono e ti tengo”.

Costruiamolo, allora, un mondo dove i bambini non devono più avere paura.