Le luci, le lievi melodie natalizie e il vociare sparso tra i mercatini addobbati a festa, poi all’improvviso il dramma. Il titolo può sembrare alquanto strano o quantomeno eccessivamente poetico per descrivere l’accaduto. Stanotte, 11 dicembre, nella cittadina francese di Strasburgo, sede del Parlamento Europeo, si è consumato un attacco armato, dove al momento si conteggiano 4 morti. Il presunto terrorista si chiamerebbe “Cherif”, nato a Strasburgo ventinove anni fa e schedato dagli 007 francesi con la lettera “S”, sigla identificatrice di minaccia per la sicurezza nazionale. Esiste un’Europa sotterranea che ci risulta di difficile lettura. Una sorta di deep Europe in cui si tessono trame ben diverse dalle prerogative dell’Unione. Già, perché il luogo dell’assalto non è casuale, è stato colpito il cuore vitale d’Europa, laddove vengono prese le decisioni cruciali per la nostra Unione. L’Europa sotterranea e poco visibile si è quindi manifestata nell’apoteosi delle istituzioni del continente. Ovviamente è lecito chiedersi come sia possibile che un paese come la Francia, la quale negli ultimi 3 anni ha subito circa 10 attentati terroristici con più di 230 vittime, continui a subire queste azioni solitarie. Tanto più considerando gli standard di sicurezza presenti a Strasburgo per la sicurezza degli europarlamentari. E ogni volta che sentiamo al telegiornale la triste notizia di un attacco, nella mente aleggia la domanda:” Se ci fossi stato io?”;” Finirà mai tutto ciò?”. Questo tende a farci rintanare nella nostra campana di vetro, la nostra comfort zone, per cui evitiamo di lasciare il “Belpaese” il quale, complici i duri Anni di Piombo, riesce meglio a scovare gli estremisti. Ogni volta dobbiamo riforgiare l’acciaio della nostra armatura contro la paura del terrorismo, ogni volta dobbiamo toccare il fondo per poter risalire, ogni volta veniamo posti di fronte alla fragilità delle nostre vite. Consapevoli dei limiti del genere umano, viviamo senza rimpianti, e lasciandola a tempo dovuto, come Ulisse lasciò Nausicaa, con amore e riconoscenza, ma senza alcun rimorso. Fiduciosi che, un giorno, in Europa regneranno davvero quegli ideali di fratellanza e libertà, i quali convinsero, quasi sessantuno anni fa, sei paesi a porre le basi dell’odierna Unione; affinché queste innocenti vite spezzate non vengano dimenticate…