La musica è semplicemente là per parlare di ciò di cui la parola non può parlare”


-Pascal Quignard-

 

Il 7 maggio 1824 il Theater am Karntnertor dl Vienna fu protagonista del debutto della “IX Sinfonia” del musicista Ludwing van Beethoven, l’ultima opera che scrisse. I primi tre movimenti sono unicamente sinfonici, il quarto invece è una versione musicata dell’ode “Alla gioia” di Firiedrich Schiller. Questa sinfonia rappresenta una pietra miliare per la musica classica, nessuno è riuscito, pur con il più titanico degli sforzi, ad eguagliarla o superarla. In molti si sono sforzati, o almeno ci hanno provato, ad essere gli eredi di questo stupefacente compositore, ma nessuno è riuscito a scrivere più di nove sinfonie. Il cparagone con Beethoven era talmente massiccio che i compositori a lui successivi proveranno a chiamare in altri modi le proprie sinfonie, ad esempio “sonate” o “ouverture”.

 

La IX sinfonia ha un carattere patriottico ed esalta i sentimenti portati avanti durante il Romanticismo, è inoltre una delle più maestose composizioni sinfoniche con coro.

 

Nel 1972 venne scelto come Inno europeo, nel 2001 lo spartito e il testo sono stati dichiarati memoria del mondo dall’UNESCO attribuiti alla Germania.
Nel 1902 Klimt la scelse come musa per la sua opera, realizzata in occasione della XIV mostra del movimento della Secessone viennese, dopo aver assistito ad un’interpretazione dell’Inno alla gioia eseguita dal compositore austriaco Gustav Mahler.

 

L’opera è articolata in tre episodi narranti il percorso dell’uomo verso la felicità, ma prima di poterla raggiungere deve passare per un sentiero ostile e pericoloso e confrontarsi con un mondo dominato dal male e dal dolore. Nell’opera è inserito anche il pensiero della filosofia di Schopenhauer.


 

Klimt sfruttò, per realizzarlo, lo spazio chiuso della navata al fine di svolgere un rapporto simbolico unitario, seguendo una stilizzazione concisa, pregnante. Come primario elemento espressivo, Klimt, usa la linea stilizzata a bidimensionale, in rottura rispetto a quello in uso nella consuetudine a lui precedente.

 

Il ciclo è unitario, ma ogni scena ha un proprio titolo che facilita la comprensione dell’episodio allo spettatore:

1) “Anelito alla felicità”
2) “Ostilità delle forze avverse”
3) “Inno alla gioia”

 

Nella prima scena il cavaliere viene incoraggiato da due donne, la compassione e l’orgoglio, ad intraprendere l’impervio viaggio. Secondo uno studio, Klimt avrebbe inserito un ritratto di Mahler appoggiato alla sua spada intento ad ascoltare le invocazioni e le preghiere dell’umanità sofferente.

 

La seconda parte del dipinto raffigura l’ostilità delle forze avverse personificata da Tifeo, gigante bestia con sembianze di una scimmia con il manto e il pelo arruffato, le ali blu e un corpo serpentino, i suoi occhi di madreperla seguono i visitatori che passano sul suo cammino. La bestia è circondata dalla personificazione della lussuria, dell’impudicizia e dell’incontinenza e le gorgoni (le terribili) ornate con gioielli e serpenti, raffigurate come esseri vampireschi, ritraenti la malattia, la pazzia e la morte, l’angoscia che corrode, in alto vi sono le affezioni e i desideri degli uomini che volano via.

 

Nel terzo e ultimo quadro arriva “l’inno alla gioia”, vi è la contrapposizione fra bene e male, dove entra in gioco l’arte, riscatto del rapporto tra uomo e donna, viene introdotto il tema della poesia che placa il desiderio di felicità. Compaiono in coro gli angeli del paradiso, il fulcro dell’opera è la gioia: meravigliosa scintilla divina.

 

L’opera termina con un “bacio a tutto il mondo”, rappresentato dal cavaliere, che ha fronteggiato gli inferi per raggiungere la poesia, l’elemento femminile nel dipinto che simboleggia il raggiungimento del regno ideale. Nonostante il tragitto sia impervio, pieno di pericoli e tentazioni il cavaliere raggiunge il momento di liberazione rappresentato dal raggiungimento dell’estasi amorosa. 

 

Nei medaglioni sovrastanti l’albero sono raffigurati il sole e la luna, personificazione del giorno e la notte: inizio e fine.
Il motivo raffigurato sotto l’albero verrà poi ripreso dal celeberrimo quadro “il bacio” realizzato nel 1907-1908.

 

Quest’opera è molto chiara, rende attraverso una sinergia fra le varie arti l’idea di una comunione di tutti gli uomini. Come i limiti possono essere compensati, dove finisce la musica entra in gioco la poesia o l’arte.
L’inno alla gioia è un limpido invito ad intraprendere, come il cavaliere, un viaggio, se pur impervio, verso la felicità. La missione di ogni uomo è essere felice, ma non circondandosi di oggetti effimeri e fallaci, ma raggiungere la gioia nel cuore.

 

Il percorso intessuto di sofferenze dimostra come attraverso di esse poi si possa raggiungere la pace, come una donna partoriente che per dare alla luce deve necessariamente affrontare un dolore lacerante, ma appena osserva il sorriso del proprio bimbo ogni sofferenza viene dimenticata.

 

É un’opera che trasmette speranza, soprattutto in un mondo e in un momento, in cui non vi sono certezze o apparenti motivi per continuare a vivere, l’arte insegna che invece più è difficile il cammino intrapreso e più è quello giusto.

 

Il pittore dipinge su tela. I musicisti dipingono i loro quadri sul silenzio

-Leopold Stokowski-